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Valsesia Magica e Misteriosa | 01 marzo 2020, 08:00

La Valsesia Magica e Misteriosa: Il ‘battesimo’ paganeggiante nella “Scarpa du lavèl” sotto l’Alpe Albarei di Postua

A cura di Roberto Gremmo

La Valsesia Magica e Misteriosa: Il ‘battesimo’ paganeggiante nella “Scarpa du lavèl” sotto l’Alpe Albarei di Postua

Nella cappella di San Sebastiano a Postua la pietra magica cristianizzata raccoglie l’acqua piovana ma questa vallata straordinaria conserva gelosamente altri preziosi residui d’un lontano e non del tutto perduto paganesimo.

Al centro della vallata si scorgono i resti d’un alta e possente muraglia pietrosa che farebbe pensare ad un antico stanziamento poi abbandonato. 

Questa imponente costruzione potrebbe essere stata eretta in tempi molto lontani da una civiltà autoctona ricca e potente ?

Difficile dirlo, anche se autorevoli studiosi sostengono che la valle Strona di Postua fosse già abitata dall’antichità e che vi si trovassero diverse cave estrattive di metalli preziosi.

E’ comunque documentato che nel 1786 erano praticati con tecniche moderne scavi sui monti di Postua ed Ailoche e che nel 1865 don Luigi Zandotti chiedeva ed otteneva una concessione per la ricerca d’oro, argento ed altri minerali preziosi in località “Pennino Montù” e “Balme” della vallata sotto il Barone.

Con quali esiti non sappiamo.

Non é azzardato supporre che la cappella eretta alla frazione Roncole sia posta all’inizio d’un antico percorso devozionale vero e proprio perché quando si sale per lo sterrato che affianca lo Strona s’incontra la cappella dedicata a San Martino eretta, come l’altra, incombente sul torrente.

Sul retro troneggia un vero e propro ‘menhir’ su cui la cappella sembra addossata e di fronte si vede una piccola pietra con una coppella naturale che raccoglie l’acque piovana.

Quando poi la strada s’impenna si trova la cappella detta della “Marculëggia” definita “Madonna degli alpeggi” e collocata sotto un grande sperone roccioso a forma di torre.  

Secondo quanto ci é stato detto da persone del luogo, a poca distanza dalla chiesetta, sotto la fanghiglia d’un grande masso incombente sulla vallata si troverebbe il “Pè dla Madòna”, come sarebbe chiamato l’incavo nella pietra che richiamerebbe le forme degli arti inferiori.

Stando ad una tradizione ancora viva questi avvallamenti litici sarebbero stati lasciati dalla madre di Cristo spiccando il volo nel cielo dopo aver distrutto un pentolone diabolico utilizzato dal signore del male per preparare i suoi intrugli malefici.

Non é improbabile che il leggendario popolare abbia memorizzato simbolicamente la cristianizzazione di antichi siti di cultuarità pagana, delle ‘pietre magiche’ trasformate in strumenti del demonio per negare o sminuire il potere salvifico che gli veniva attribuito in precedenza.

Anche nella non lontana Valsesia, a Vanzone, accanto alla chiesetta della Madonna del Pontetto all’inizio dei prati del “Lagon” si crede che un impronta a forma di zoccolo che si scorge su una pietra sia stata lasciata dal diavolo costretto ad involarsi perché cacciato dall’intervento salvifico della Vergine.

Nella vallata postuense, salendo ancora verso gli alpeggi di Cravoso e dell’Aigra dove sono le sorgenti dello Strona, sempre a picco sul torrente, si trova un altro grande masso erratico dalla superficie uniformemente piatta e regolare, come un altare litico dimenticato.

In questa regione suggestiva ancora largamente incontaminata si susseguono perciò diversi luoghi devozionali, alcuni anche cristianizzati, che si caratterizzano per sacralizzare insieme pietre ed acqua.

Ma v’é di più.

Superando lo Strona all’altezza della cappelletta di San Martino, con una passerella pensile si sale con la mulattiera verso l’Alpe Albarei Sotto. Giunti all’incirca a metà dell’impervio sentiero ci si imbatte in un grande affioramento roccioso dalla cui cima si può ammirare in tutta la sua imponenza il monte Cornabecco.

Proprio sotto quest’imponente monumento litico, accanto al sentiero c’é una pietra scavata in forma di culla, chiamata “scarpa du lavèl”, l’incavo del lavello.

E’ una specie di vaschetta litica lunga un metro e larga la metà che sarebbe utilizzata per purificare (“batzé”) i neonati con l’acqua piovana che vi viene depositata.

La singolare cerimonia paganeggiante si svolgerebbe nell’atmosfera fatata del grande bosco ombroso e sotto il masso imponente ed é ancora viva, pur se circondata da un riserbo difensivo.

Molti abitanti del luogo ci hanno confermato sia pure con un certo imbarazzo che la tradizione non é mai venuta meno.

Difficile capire se il rito é legato alla sacralità del masso adiacente e se questo fosse ritenuto fecondatore. Forse non per caso l’alpeggio dove termina il sentiero ha il nome evocatore di Albarei, quasi a segnare un territorio dove ha inizio la giornata della vita del discendente, purificato nel sacro lavacro.

Non si sa di preciso se il rito paganeggiante fosse praticato da un parente stretto del neonato, se era maschio o femmina, in  presenza della comunità, a quanti giorni dalla nascita, in quale ora e perché.

C’é ancora, e tanto basta.

Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.

Questo articolo é un capitolo del nuovo libro “Biellese segreto” di Roberto Gremmo che uscirà subito dopo l’estate pubblicato da Storia Ribelle casella postale 292 - 13900 Biella.

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Roberto Gremmo

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