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COSTUME E SOCIETÀ | 12 novembre 2020, 08:00

«Il motivo in maschera» di Mike Bongiorno al Teatro Sociale Villani

Il 12 novembre 1956 l' indimenticabile Mike Bongiorno condusse al Teatro Sociale Villani «Motivo mascherato», evento tratto dalla trasmissione radiofonica «Il motivo in maschera»

«Il motivo in maschera» di Mike Bongiorno al Teatro Sociale Villani

Il 3 gennaio 1954 fu una data storica per l’ Italia, in quanto dagli studi RAI di Torino cominciarono le trasmissioni televisive nazionali. In quel tempo, il Belpaese era ancora uno Stato prevalentemente rurale, con quasi il quaranta percento dei lavoratori impiegato nel settore agricolo, oltre il trenta percento in quello industriale e appena il ventotto percento nel terziario.

Nel 1950, il reddito pro-capite era tornato ai livelli prebellici, quindi la televisione, che da una parte si rivelò da subito una vera e propria finestra sul mondo e, per molti, un veicolo privilegiato con cui imparare l’italiano, dall’altra inizialmente faticò molto a diffondersi, contando all’ inizio del 1954 appena ottantamila televisori venduti e ventiquattromila teleabbonati a causa dei prezzi esorbitanti, pari a duecentocinquantamila lire per apparecchio, vale a dire il reddito annuo di una famiglia del ceto medio, cosa che portò all’ avvento delle «sale TV» in bar e taverne di città e nei paesi, ove si assisteva in compagnia alle trasmissioni.

La prima televisione italiana fu prevalentemente informazione ed educazione, e solo in piccola parte toccò l’ intrattenimento, che avveniva soprattutto il venerdì sera con il teatro. Fino al 1960, nessuna guida di partito parlò mai sul piccolo schermo.

Il successo della televisione fu immediato, e fin dalla sua alba il volto della RAI fu incarnato da Mike Bongiorno, lo storico conduttore italoamericano scelto personalmente dal direttore generale della RAI, Vittorio Veltroni, e considerato tra i padri fondatori della televisione italiana insieme a Corrado e Raimondo Vianello.

Complici la sua provenienza dall’ oltreoceano e la padronanza dell’ inglese, Mike si impose facilmente come figura ideale con cui entrare nelle case degli italiani, legando indissolubilmente il proprio nome a quello della televisione nazionale e divenendo il primo vero divo del piccolo schermo e signore del quiz. Fin dagli inizi della sua carriera, mentre la televisione raggiungeva anche i più sperduti paeselli d’ Italia installando le antenne sui campanili, soprattutto dai primi episodi di «Lascia o raddoppia?», un po’ per carattere e un po’ per mestiere, diede vita a una serie di topiche, strafalcioni, battute e persino bizze che garantirono un richiamo popolare potente quanto quello esercitato dai giochi proposti, interpretando il mestiere con molto scrupolo eppure scegliendo sempre il punto di vista dei comuni e dei semplici, unificando un Paese che ancora si esprimeva in prevalenza nei dialetti locali, contribuendo a fare gli italiani dopo che era stata fatta l’ Italia. La sua popolarità crebbe a livelli esponenziali.

Nel tardo 1956, a distanza di due anni dal debutto dello strumento televisivo, nel Biellese destò molto interesse e trepidazione la notizia che la versione teatrale di «Il motivo in maschera» la nota trasmissione radiofonica di varietà andata in onda tra il 1954 e il 1955, presentata proprio da Bongiorno, sarebbe andata in scena il 12 novembre nel capoluogo, al Teatro Sociale Villani, e da lui stesso condotta.

 

La sera del 12 novembre 1956, un lunedì, il Teatro Sociale fu inondato da una grandissima folla, così tanta che gli organizzatori dovettero interrompere la vendita degli ultimi biglietti rimasti per motivi di sicurezza. Il cast dei rinomati artisti animò il primo tempo dello spettacolo, accompagnati dall’ esibizione della cantante biellese Tina Stimolo, a seguito della quale intervenne Mike. La gara a quiz finalmente ebbe inizio, con due concorrenti biellesi, Gianni Destefanis e Livia Cerale, seguiti dal pubblicitario milanese Mario Stabile e da un militare di Terni di stanza nel Vercellese, che si aggiudicò il primo premio battendo in finale la Cerale.

La serata terminò in modo molto buono, con pubblico, attori e organizzatori ampiamente soddisfatti. Tra gli spettatori che assistettero alla rappresentazione inscenata al Teatro Sociale vi fu anche il medico Lorenzo Braschi, residente a Biella e protagonista nei precedenti mesi estivi di un’ entusiasmante partecipazione a «Lascia o raddoppia?», morto ormai novantenne nel maggio 2012. Amante dei viaggi, aveva scelto come materia l’egittologia, di cui aveva scoperto il fascino tempo addietro, durante una tappa al Cairo mentre lavorava come medico di bordo sulle navi, occasione in cui peraltro aveva conosciuto Anwar al-Sadat, allora membro del Consiglio del Comando della Rivoluzione egiziano che nel 1952 aveva detronizzato il celebre re Fārūq, esule in Italia.

L’ avventura televisiva del medico biellese, specializzato in gastroenterologia e molto stimato, era iniziata il precedente giovedì 23 agosto per poi concludersi giovedì 20 settembre, ed era stata talmente avvincente da essere particolarmente ricordata dal pubblico nazionale: il giovane concorrente aveva risposto con agilità e prontezza a cinque domande sul regno dei faraoni conquistando il primo gettone d’ oro, vincita raddoppiata risolvendo correttamente altri tre quesiti e a cui si aggiunsero nientemeno che i complimenti da parte del console d’Egitto a Milano, il quale gli fece persino omaggio di un cofanetto artistico in ebano intarsiato di avorio.

Nella puntata finale, dopo un accurato ripasso della materia tra le mura della scuola Pietro Sella di Mosso Santa Maria, aveva affrontato le tre prove che lo separavano dal montepremi finale, riuscendo ad aggiudicarsi i centotrentotto gettoni d’ oro del premio finale, passando alla storia come il primo vincitore biellese di un quiz televisivo.

Giacomo Ramella Pralungo

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