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Valsesia Magica e Misteriosa | 10 gennaio 2021, 08:00

Valsesia magica e misteriosa: La festa del fuoco sul “Sas dan ciupamin” di Ara di Grignasco

A cura di Roberto Gremmo

Valsesia magica e misteriosa: La festa del fuoco sul “Sas dan ciupamin” di Ara di Grignasco

Il nome della più affascinante borgata montana di Grignasco é Ara e deriva senza alcun dubbio da un sito di specialissima spiritualità, dove in un lontano passato si praticavano ritualità pagane basate sul fuoco credendo grazie al calore di stimolare il sole a tornare a scaldare la terra dopo i rigori dell’inverno. Nella sua preziosa guida del 1929 don Luigi Ravelli scriveva che “l’origine di Ara è antichissima e vuolsi perfino il suo nome derivato da un’ara edificata in questi luoghi dagli antichi pagani”.

Di particolarissime ma perdute cerimonie del mondo agro-pastorale valsesiano ad Ara resta ancor oggi viva una festa propiziatoria della luce e della fecondità della terra che ogni anno viene celebrata la sera del 5 febbraio, festività di Sant’Agata, cui é dedicata la chiesa del paese. Il luogo dove si svolge il rito é particolarmente suggestivo perché la borgata é un balcone sospeso ai margini del magico Fenera, panoramico e visibile da tutta la bassa Valsesia.

E’ talmente importante che in anni non lontani vi é stato eretto un imponente “Faro della libertà” che illumina lontano ed in qualche moda eredita l’antica, mai perduta evocazione alla luce, alla prosperità ed al sereno. Il rito paganeggiante di Ara consiste nel piantare tre grandi pali in alcuni fori di coppelle d’un masso speciale, una vera e propria ‘pietra magica’ nota come “Sas dan ciupamin”; le pertiche vengono riempite con frasche ricavate da tralci di vite formando una specie di piramide naturale che viene accesa per trarre auspici guardando la direzione del fumo.

Nel 2011 ho avuto l’immenso piacere di assistere all’accensione rituale del falò, avvenuta la sera di domenica 6 febbraio col concorso dell’intera popolazione della borgata e grazie all’impegno di un gruppo di giovani che non hanno voluto interrompere la lunga tradizione. In quell’occasione, al termine del falò era seguita la messa nella chiesa ed una processione del simulacro di Sant’Agata. Tuttavia, il centro della manifestazione era l’attesa per la direzione che avrebbe preso il fumo. La festa del fuoco di Ara é con molta probabilità l’ultimo residuo d’una consuetudine scaramantica e propiziatoria che in passato era molto diffusa nell’intera Valsesia. Nella sua preziosa ricerca sulle “Maschere, il Carnevale e le feste per l’avvento della Primavera” l’autorevole antropologo canavesano Luciano Gallo Pecca ricorda che anche a Doccio, borgata di Alagna, “l’ultimo giorno di Carnevale, la popolazione si radunava davanti ad un falò, “la bura” e lanciava all’unisono un alto grido stridulo” (detto “Arsun”), così lacerante da far fuggire gli spiriti maligni e i diavoli”. Nel suo studio “Cenere di coriandoli” del 1983, il professor Enzo Barbano ricordava che anche a Varallo con un rito carnevalesco purtroppo abbandonato si bruciava la “Veggia Pasquetta dei Drughi” rappresentante l’Epifania, processata in piazza mentre il suo figliolo, il “Marcantonio”, vero re della festa, assisteva da lontano al suo sacrifico.

Secondo Gallo Pecca, più evidente residuo di riti purificatori va considerato il rogo dell’antico carnevale di Gatinèra che si accende alla fine della festa per ridurre in cenere “Re Babaciu” il popolano ubriacone catturato dal diavolaccio “Tavarzac”. Ma le feste del fuoco sulle montagne andavano ben oltre e ce lo prova Corrado Martinr Testa che nella sua preziosa guida alle “Escursioni e passeggiate in Valsesia” segnala sopra Cravagliana la “Cima dei Falò” che in passato era utilizzata per i grandi fuochi della vigilia della Madonna del Carmine e di Natale. Recuperando antiche ritualità propiziatrici.

Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo storiaribelle@gmail.com Per approfondire questi argomenti segnaliamo il libro “I segreti dei paesi biellesi” dell’Editore “Ieri e Oggi” (via Italia 22 Biella tel. 015351006 - ierieoggi@tiscalinet.it).

Roberto Gremmo

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