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ATTUALITÀ | 01 febbraio 2026, 06:50

La sottile linea rossa tra difesa e offesa nell'era dell'IA

Linux e l'integrazione Gemini-CLI

La sottile linea rossa tra difesa e offesa nell'era dell'IA

La sottile linea rossa tra difesa e offesa nell'era dell'IA

Nella vastità del mondo digitale esiste una “sottile linea rossa” che separa l'ethical hacker (colui che ci protegge) dal cybercriminale. Non è un muro fisico, ma una soglia legata alle intenzioni.

Entrambe le figure impugnano le stesse armi e conoscono le medesime tecniche, vulnerabilità e metodologie di attacco. Tuttavia, mentre uno cerca le crepe nei sistemi per ripararle, l’altro le sfrutta per abbattere il sistema.

Il loro ecosistema è il kernel Linux, una piattaforma potente e flessibile. Oggi, quella linea rossa si è fatta ancora più sottile grazie all'integrazione dell'intelligenza artificiale in alcune distribuzioni Linux celebri negli ambienti del VAPT (Vulnerability Assessment e Penetration Testing).

L'IA arriva sulla riga di comando

Per gli addetti ai lavori, distribuzioni come Kali Linux o Parrot OS sono lo standard, poiché dotate di innumerevoli strumenti dedicati alla sicurezza. Recentemente, è stata diffusa un'integrazione tanto interessante quanto inquietante: Gemini-CLI, installabile direttamente su questi sistemi.

L’esplosione dell’IA ha generato un nuovo fenomeno socio-comportamentale: l'illusione che "siamo diventati tutti esperti". Basta sottoporre un quesito a un sistema IA di tipo NLP (Natural Language Processing) per sentirsi autorizzati a parlare di qualunque argomento, salvo poi essere smentiti dagli esperti reali.

Se ribaltiamo questa situazione nel campo dell’hacking, notiamo un pericoloso allargamento della platea di presunti hacker. Pur non essendo strumenti alla portata di chiunque, un utente "smanettone" ha ora tra le mani un nuovo, pericoloso giocattolo.

Cosa cambia concretamente?

Questo strumento porta sulla riga di comando un aiuto fondamentale per scrivere complessi script di ricerca vulnerabilità ed exploit. Chiunque abbia una minima esperienza può cimentarsi in attività finora riservate a chi gli script li creava da zero studiando i sistemi.

Ecco cosa permette di fare:

  • Analizzare log in tempo reale: identificare pattern di attacco tra milioni di righe di testo in pochi secondi.
  • Automatizzare lo scripting: creare script in Python o Bash semplicemente descrivendo l'operazione in linguaggio naturale.
  • Decompilazione assistita: comprendere porzioni di codice offuscato durante l'analisi di un malware.

Il vantaggio per i "buoni": l'hacking etico

Chi sta al di qua della barricata ha ora uno strumento potentissimo per individuare le falle e porvi rimedio rapidamente. Sfruttando la capacità computazionale dell’IA, si ottiene un vantaggio strategico fondamentale: la velocità di risposta. L'IA funge da "co-pilot", riducendo lo sforzo mnemonico e permettendo al professionista di concentrarsi sulla strategia di alto livello, delegando all'algoritmo la sintassi e la ricerca documentale.

Il pericolo della democratizzazione del male

Il rovescio della medaglia è il drastico abbassamento della barriera d'ingresso per i malintenzionati. Se prima per orchestrare un attacco complesso servivano anni di studio, ora un utente poco esperto può farsi guidare dall'IA passo dopo passo.

Se lo conosci lo eviti: la cultura della difesa

Come diceva una famosa pubblicità progresso: "Se lo conosci, lo eviti". La sicurezza informatica non si compra al supermercato; è un processo vivo, fatto di persone e conoscenza profonda dei sistemi. È fondamentale passare a una mentalità proattiva.

Ecco i principi cardine che ogni tecnico deve rafforzare:

  • Principio del Minimo Privilegio: limitare gli accessi allo stretto indispensabile.
  • Patching Continuo e IA Difensiva: aggiornare costantemente i sistemi.
  • Hardening (Conoscenza Tecnica): irrobustire le configurazioni di sistema.
  • Gestione della sicurezza: implementare sistemi certificati per il controllo delle informazioni.
  • Cultura aziendale: formare i dipendenti affinché siano consapevoli dei rischi.

Ricordate sempre: "Il miglior antivirus del mondo siamo noi stessi".

Per maggiori informazioni:

Sito web: www.seccomarco.com

LinkedIn: https://www.linkedin.com/in/marco-secco-pqc/

Marco Secco, consulente informatico e di cybersecurity

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