La solidarietà valsesiana prende spesso la forma di gesti concreti e silenziosi. A Borgosesia, nelle ore che precedono una partenza importante, il Municipio ha voluto stringersi attorno agli studenti dell’Istituto Lancia, pronti a volare in Kenya per un’esperienza di missione e progetti di aiuto che li terrà sul posto fino all’8 marzo.
Questa mattina il dirigente scolastico Carmelo Profetto, insieme a una delegazione di studenti e docenti, è stato ricevuto dal sindaco Fabrizio Bonaccio e dall’assessore all’Istruzione Gianna Poletti: un incontro di conoscenza e di incoraggiamento, ma anche un’occasione per consegnare piccoli doni utili al lavoro che il gruppo svolgerà sul territorio africano.
“Un esempio di umanità”: le parole del sindaco
Nel suo saluto, il sindaco Bonaccio ha sottolineato l’orgoglio della città per un progetto che porta i ragazzi fuori dai confini della Valsesia: una scuola che sceglie di accompagnare i propri allievi in Africa «per sostenere chi ha più bisogno» viene indicata come un esempio da riconoscere e valorizzare.
Bonaccio ha poi legato questa iniziativa a un tratto identitario del territorio: «il nostro è un territorio dove la sensibilità è molto elevata, così come la capacità di esprimere concretamente solidarietà, molto spesso in modo riservato». E ai giovani in partenza ha rivolto un augurio netto: tornare «cresciuti sia come persone che come cittadini», ringraziando insegnanti, famiglie e associazioni che stanno sostenendo il percorso.
Il progetto “Lancia un’idea: vieni, vedi, fai”
Il preside Profetto ha illustrato i contorni del progetto, intitolato “Lancia un’idea: vieni, vedi, fai”, realizzato in collaborazione con due realtà associative: “Un villaggio per amico” di Borgosesia e “Monsignor Oscar Romero” di Magenta.
Il gruppo dell’Istituto Lancia sarà composto da 7 studenti delle classi III, IV e V, 8 docenti (tra cui lo stesso preside) e due volontari. Le attività si svilupperanno su tre siti:
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la Scuola Primaria della missione di Archer’s Post;
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l’ospedale pediatrico di Tuuru;
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la comunità di “Un villaggio per Amico” a Isiolo.
Le torce per la scuola nella savana: il gesto del Comune
Durante il racconto del preside, un passaggio ha colpito in modo particolare: uno degli obiettivi del viaggio sarà portare torce ricaricabili ai bambini della comunità Samburu, che di giorno fanno i pastori e la sera raggiungono la scuola, «in una radura in mezzo alla savana», dove sono accampate le loro famiglie.
A quel punto il sindaco ha aperto un armadio e ha estratto una scatola di torce a ricarica manuale: basta premere una maniglia per generare energia e ottenere luce, fondamentale per rendere più sicuro il cammino notturno nella savana. «Sono torce da escursionismo, che sarebbero servite per un progetto sul territorio – ha spiegato Bonaccio – ne prenderemo altre, queste saranno senz’altro più utili a quei bambini che, per imparare a leggere e scrivere, si avventurano di notte nella savana».
Libri sulla Valsesia e kit di matite: il contributo dell’assessorato
Anche l’assessore Gianna Poletti ha voluto aggiungere un segno di vicinanza: tre libri illustrati sulla Valsesia e alcuni kit di matite, destinati ai tre luoghi che gli studenti visiteranno. Nel suo messaggio ai ragazzi, Poletti ha richiamato un aspetto che spesso torna nelle esperienze di missione: l’incontro con persone capaci di essere felici nella semplicità, con una gioia che nasce dalla condivisione. «Cogliete la loro gioia semplice… e portatela a casa», ha detto agli studenti.
“Loro vi daranno una carica di affetto”: la voce dell’associazione
All’incontro era presente anche Marina Filippa, presidente di “Un villaggio per amico”, che ha sintetizzato il senso dello scambio umano che queste esperienze possono generare: «Noi abbiamo tutto ciò che è materiale, che loro non hanno. Ma loro possono darvi una carica di sentimenti, affetto, amicizia e disponibilità d’animo… preziosa».
Per Borgosesia, la partenza degli studenti del Lancia non è solo un viaggio: è un messaggio che parla anche alla Valsesia. Un’idea che diventa azione, e che prova a trasformare la solidarietà in qualcosa di tangibile — come una torcia, accesa a mano, per illuminare la strada di chi va a scuola nella notte della savana.












