Tutto esaurito in teatro per “Il medico dei maiali”, lo spettacolo scritto e diretto da Davide Sacco e portato in scena da un cast che ha tenuto alta l’attenzione del pubblico dall’inizio alla fine. In scena Luca Bizzarri, affiancato da Francesco Montanari, David Sebasti, Mauro Marino e Luigi Cosimelli.
Bizzarri – volto noto anche per la “Copertina” satirica curata con Paolo Kessisoglu nel programma DiMartedì (La7) – interpreta qui un ruolo centrale e spigoloso: un veterinario incaricato di eseguire l’autopsia sul re, dichiarato morto d’infarto ma, in realtà, avvelenato. Da lì prende avvio un racconto serrato, capace di alternare ironia e crudeltà, e di trasformare una vicenda “da apologo” in una riflessione più ampia.
Un’ora di teatro per parlare di potere e fragilità
“Il medico dei maiali” è il terzo capitolo della trilogia “La ballata degli uomini bestia”, che comprende anche L’uomo più crudele del mondo e Sesto potere. In circa un’ora lo spettacolo concentra il focus su potere, derive e fragilità di chi lo esercita, con un testo che procede per immagini e ritorni, senza concedere tregua.
Al centro c’è una metafora che attraversa la storia come un filo sottile: l’apologo del maiale maltrattato e vessato che, quando si presenta l’occasione, si vendica nel modo più feroce. Un racconto riproposto più volte a interlocutori diversi, in un gioco di specchi che mette in discussione responsabilità, ipocrisie e convenienze.
Il simbolo del maiale e il rovescio della satira
Nel testo emerge con forza anche il richiamo al maiale come animale-simbolo: inevitabile l’eco de La fattoria degli animali di George Orwell (1945), grande satira sulla corruzione del potere e sulla trasformazione di un’élite che, tradendo gli ideali iniziali, finisce per diventare indistinguibile dagli oppressori.
Una suggestione che trova un riflesso nella scena finale descritta dal pubblico: umiliazioni, grugniti, scherni che montano collettivamente fino all’epilogo violento, quando il potere – anche nella sua forma più cinica – torna a imporsi, giustificandosi con l’alibi del “bene comune”. È qui che la satira si fa più nera e lascia addosso una domanda scomoda: quanto è facile, quando cambia il vento, sentirsi autorizzati a colpire chi è diventato bersaglio?
Varallo, una serata che conferma la risposta del pubblico
Il teatro esaurito a Varallo Sesia conferma la capacità dello spettacolo di coinvolgere: non solo per la notorietà degli interpreti, ma per un impianto narrativo che, tra dialoghi e simboli, mette in scena la banalità del sopruso, la seduzione dell’obbedienza e la fragilità morale che spesso accompagna chi comanda — e chi, senza comandare, partecipa.
Una serata valsesiana di teatro che non si è limitata all’applauso: ha portato in sala un racconto duro, lucidissimo, e ancora attuale.












