(Adnkronos) -
"Sono stato il primo a essere sequestrato a Teheran". Al Bano, nella sua lunga carriera, si è esibito più volte in Iran. Nel paese oggi al centro delle cronache per la guerra contro Stati Uniti e Israele, il cantante pugliese ha vissuto un'esperienza drammatica in passato. Oggi, a Un giorno da pecora, Al Bano ha raccontato il suo rapporto con l'Iran.
Il primo viaggio a Teheran risale a giugno del 1969: "Portai anche Romina. C’erano 50mila persone ad aspettarmi all’aeroporto di Teheran, la polizia ci venne a prendere sotto l’aereo e ci porto’ direttamente in hotel. Nel tragitto, la follia: macchine che ci seguivano, suonavano il clacson e cantavano a squarciagola le mie canzoni". Al Bano lo ha definito "un successo pazzesco, un trionfo".
Poi, la seconda volta nel 1971, quando il cantante di Cellino San Marco venne chiamato dalla sorella dello Scià. Anche quella volta fu un successo.
La terza e ultima volta fu nel 1973: "In questo caso vi posso assicurare che fui il primo sequestrato a Teheran. Il motivo? Stava iniziando il trionfo dei pasdaran".
"Appena arrivato in aeroporto notai subito che qualcosa non andava e, morale della favola, fui sequestrato un mese in hotel". Il motivo? "Mi rifiutai di cantare, non volevano pagare né restituirmi gli impianti luci e audio, che una volta portavano con loro gli artisti".
E alla domanda se fosse intervenuta la Farnesina, Al Bano ha risposto senza esitazione: “No, neanche l’ambasciatore. Chiamarono un colonnello dello Scià di Persia che si rese conto della situazione e alla fine fui liberato”.
A distanza di tempo, Al Bano è riuscito a darsi una spiegazione: “Non è stato per motivi economici. Era una questione religiosa - ha spiegato a Un Giorno da Pecora -, i tempi stavano cambiando e io penso di esser stata la prima vittima”.











