Dopo il saluto al pubblico presente, Valter Stragiotti, Presidente della Valsesiana, ha presentato Marco Barberis, che è stato uno dei primi giornalisti professionisti di Vercelli e ha raccontato alcune pagine storiche della seconda metà del Novecento, ma è anche uno scrittore: “Grazie a lui, sono stati riscoperti alcuni personaggi che, rischiavano di venire dimenticati. Nel 2018, presso la sede sezionale A.N.A, presentò la storia del partigiano Alfredo Baraldo: catturato e torturato, riuscì a sopravvivere alla fucilazione”.
Barberis è tornato in Valsesia per presentare una storia di integrazione ed aiuto reciproco: “…faleminderit Itali…grazie Italia” racconta la storia di Ermir Heqimi, imprenditore molto noto a Vercelli, conosciuto come Miri, simbolo di quell’integrazione che rappresenta la frontiera della Vercelli di oggi e domani, insignito del Premio di Bontà de La Sesia nel dicembre 2023. Il 20 marzo 2025 votato dai lettori del quotidiano La Stampa come “Vercellese dell’anno”, premiato al Teatro Civico dal direttore de La Stampa, Andrea Malaguti.
Nel marzo del 1991, non ancora diciannovenne, Ermir con pochi spiccioli in tasca e nemmeno un ricambio di biancheria, si imbarcò dal porto di Durazzo su un barcone, con centinaia di disperati come lui, per raggiungere l’Italia. La “Legend” (così si chiamava l’imbarcazione, che, proveniente da Panama, originariamente avrebbe dovuto trasportare solo detriti e rottami) raggiunse il porto di Brindisi. Da Brindisi fu inviato a Casale, poi destinato a Varallo, ospitato prima al Motel Agip e poi in Casa Serena, collaborò nel realizzare alcuni lavori per il Comune durante il periodo dell’Alpàa. Tornò poi a Vercelli, per lavorare come operaio a Caresanablot, ma quella della fabbrica non era la sua vita: nel 1994 fu assunto nell’impresa edile Cesarone ai Cappuccini. Dotato di spirito imprenditoriale si mise in proprio con un socio e, il 29 giugno 1999, aprì Alba Tetti, azienda di cui è proprietario con i due fratelli, che oggi ha un fatturato di sette milioni di euro e impiega quaranta persone, tra dipendenti e collaboratori.
Rispondendo alle domande poste da Barberis, Ermir ha dichiarato: «L’Italia mi ha accolto bene. Integrarsi qui è stato semplice: basta osservare le regole. Fare quello che si può fare. Oggi, chi viene in Italia non sempre lo fa: non segue la strada giusta. Io qui ho realizzato i miei sogni: mi sono costruito una famiglia, ho fondato la mia azienda e dato da lavorare a tanti miei connazionali e anche a molti italiani e vercellesi». Tra i lavori di cui è più orgoglioso ha citato il Centro Alzheimer “Le Magnolie” a Villa Bertinetti e l’essere stato richiamato dalla Fondazione CRV per costruire il Centro per l’Autismo al Villaggio Concordia. Da giovane Ermir ha giocato nel CSI, Centro Sportivo Italiano (CSI), che promuove il calcio a livello amatoriale e giovanile: “Ho girato quasi tutte le squadre, Bar Giusta, Blue Tricot, Eden Club, Stroppiana e altre ancora: era un’occasione per divertirsi, ma anche per entrare nella realtà vercellese”.
Barberis ha concluso ricordando che quella di Miri può davvero essere definita: “Un’avventura umana che, partendo da condizioni sociali misere, ma con alla base l’educazione solida fornita dal padre maestro elementare e dalla madre ragioniera, occupata in una cooperativa. Fondamentale fu il senso religioso inculcatogli dalla famiglia, custodito e trasmesso nonostante il fatto che Hoxha avesse dichiarato l’Albania stato ateo, e reprimesse duramente qualsiasi credo religioso”. Miri è cristiano ortodosso, la moglie mussulmana, eppure l’integrazione e l’accordo nel crescere le due figlie, la prima laureata in Economia Aziendale e la seconda che frequenta il Liceo Linguistico, sono stati perfetti: “In Albania minareto e campanile non si guardavano in cagnesco, ma si aiutavano e collaboravano”.
L’ex Presidente Sezionale Gianni Mora ha ricordato di aver conosciuto il sacerdote salesiano Don Piero Bo, che con Don Piero Borelli, aiutò Miri a inserirsi, ospitandolo a Vercelli presso i Salesiani del Belvedere. La serata si è conclusa con il dono a Barberis del libro di Aldo Lanfranchini: “Ciau Pais” e del gagliardetto della Valsesiana a Miri, che si è detto orgoglioso di essere stato ospitato nella sede sezionale degli Alpini: “Portatori di pace e esempi concreti di collaborazione con persone ed Istituzioni”.
Una copia del libro - che nel capitolo iniziale riassume in modo sintetico la storia novecentesca dell’Albania, occupata dai soldati italiani l’8 marzo 1939, migliaia dei quali dopo l’8 settembre 1943 aderirono all’Esercito di Liberazione del “Paese delle Aquile” - con dedica autografa di Barberis e di Miri, è stata donata alla Biblioteca Civica di Varallo.













