Dopo gli incontri dedicati al Sacro Monte di Varallo, a quello di Orta, e ai Sacri Monti Mariani di Crea ed Oropa, venerdì 10 aprile, nell’elegante salone del castello di Rovasenda, Elena De Filippis ha presentato: “I Sacri Monti di Domodossola, Ghiffa e Belmonte”, ultima tappa del progetto articolato in quattro tappe, ideato per “raccontare i Sacri Monti alla pianura”, nato da un’idea di Anna Garavoglia, che fa parte del Consiglio di Biblioteca della Biblioteca di Rovasenda, e di Elena De Filippis, che coinvolge il Comune di Rovasenda, l’Associazione Culturale di Gattinara e l’Associazione di Lenta Il Castello, in un percorso di conoscenza e di visita, realizzato in collaborazione con l’Ente di Gestione dei Sacri Monti.
Il Consigliere con delega alla Cultura e alla Biblioteca, Valeria Manachino Martelli, ha presentato la relatrice e ringraziato il pubblico presente, dando la parola al Sindaco Federico Carola per un saluto istituzionale. Elena De Filippis ha portato il saluto della Presidente dell’Ente di gestione dei Scari Monti, Francesca Giordano, e del Direttore, Marina Feroggio. <s></s>
Elena De Filippis, storica dell’arte, già direttrice dell’Ente di gestione dei Sacri Monti, ha fatto un breve riassunto dei tre incontri precedenti, ricordando il modello di origine francescana realizzato da Frate Bernardino Caimi a Varallo, che progettò le prime cappelle a imitazione della Terra Santa: spazi identici a quelli della Palestina in cui erano raccontate con figure a grandezza naturale le tappe della via di Gesù avvenute in quei luoghi. Successivamente, grazie all’intervento di Gaudenzio Ferrari, il più importante artista del rinascimento in Piemonte, d’intesa con i frati francescani, la scena narrata acquisì maggiore importanza, le figure diventarono più realistiche, attente anche a raccontare le emozioni che avevano animato quei momenti, per rafforzare la trasmissione di sentimenti al visitatore. Dopo il Concilio di Trento il vescovo Bascapè (1593-1615) riorganizzò il Sacro Monte facendone un grande catechismo illustrato, ordinato secondo la cronologia dei Vangeli, riprendendo il modello comunicativo messo a punto da Gaudenzio Ferrari, ma indicando personalmente il contenuto delle raffigurazioni. A questo modello si rifanno il Sacro Monte di Orta e quelli mariani di Crea ed Oropa, ha osservato la relatrice: “Tutti e tre accostati a luoghi sacri preesistenti”. Il modello del Sacro Monte era “attrattivo” perché raccontava in modo realistico e coinvolgente una storia sacra.
Il Sacro Monte di Ghiffa è un piccolo Sacro Monte sorto su un balcone panoramico sul lago Maggiore, accanto ad un luogo di culto preesistente. Nella visita pastorale del vescovo Speciano, compiuta nel 1591, a fronte della grande affluenza di pellegrini, si ordinò di ingrandire la chiesa, che nel 1617, data della visita del vescovo Taverna, era già quasi completata, mentre: “Risale al 1647 la posa della prima pietra della Cappella dell’Incoronata, finanziata da una famiglia notabile del luogo”. Questo Sacro Monte, sorto accanto alla Chiesa della Trinità, si articola in tre cappelle dedicate all’Incoronata, a San Giovanni Battista e ad Abramo, completato dal portico della Via Crucis realizzato nel 1752, affrescato nel 1824 e arricchito da formelle in rilievo negli anni Trenta del Novecento. L’ampio piazzale già nei secoli scorsi divenne un luogo di ritrovo per la Comunità, ospitando fiere, feste, mercati.<s></s>
Il Sacro Monte di Domodossola, nato per iniziativa di un predicatore cappuccino, è l’unico che parte dall’insediamento urbano della città, salendo al colle Mattarella, riconsacrato come Monte Calvario. Le fortificazioni preesistenti servirono per fornire il materiale di costruzione delle cappelle. Nel 1660 uno scultore barocco importante, reclutato al cantiere del Duomo: Dionigi Bussola, fornì le prime statue, inviate da Milano, poi si costruirà una fornace in loco. Nella seconda fase settecentesca, opereranno artisti del Comasco e anche l’artista valsesiano Luca Raineri. Questo Sacro Monte subirà abbandono e devastazione a seguito delle soppressioni napoleoniche degli ordini religiosi del 1810. Ma il luogo tornò a nuova vita a partire dal 1828 quando Antonio Rosmini lo scelse per insediarvi la sua nuova congregazione e ne avviò il recupero. <s></s>
Belmonte è il più tardo dei Sacri Monti piemontesi: “Offre uno splendido panorama sulle valli del Canavese”. Anch’esso fu costruito in prossimità di un luogo di culto preesistente le cui origini risalgono, secondo la leggenda, ad Arduino, marchese di Ivrea, re d’Italia. Lì sono documentate dal XII secolo delle suore che furono costrette a trasferirsi perché dopo il Concilio di Trento la Chiesa vietava agli ordini religiosi femminili di risiedere in luoghi isolati. Nel 1602 vi si insediarono i francescani Minori osservanti. Fu uno di loro, Michelangelo da Montiglio, di ritorno dalla Palestina, che propose nel 1712 la realizzazione di un itinerario ad imitazione della via Dolorosa di Gerusalemme. Il percorso in ascesa racconta la passione di Cristo articolata in tredici cappelle, tutte porticate, e in un santuario. Le cappelle inizialmente sono solo affrescate, le statue in terracotta di Castellamonte sono inserite nel corso dell’Ottocento, vandalizzate dopo le Leggi Siccardi, che impongono la soppressione degli ordini religiosi e l’incameramento dei beni. Le cappelle vengono in parte riallestite nei primi decenni del Novecento, integrando con statue in gesso quelle danneggiate. La Riserva regionale del Sacro Monte di Belmonte nel 2002 ha restaurato la scena interna di tre cappelle, recuperando anche i dipinti settecenteschi che erano stati in parte ricoperti dal pittore Aruffi nel primo Novecento. A fine Ottocento il santuario venne fortemente rimaneggiato e ampliato. I lavori si conclusero con la facciata dall’ingegner Carlo Ceppi.
La relatrice ha concluso quest’ultimo, apprezzato intervento, citando la declaratoria UNESCO sui i Sacri Monti, definiti: “Complessi devozionali che includono cappelle, santuari e sculture, disposti lungo un percorso che simula un cammino di pellegrinaggio. Si trovano in luoghi naturali, di straordinaria bellezza…testimoni di una concezione in cui l’arte, la natura e la religione si fondono per formare uno spazio sacro unico nel suo genere, simbolo della spiritualità e della devozione popolare dell’epoca”.
Sabato 18 aprile è stata organizzata una visita guidata ai Sacri Monti di Ghiffa e Domodossola, in collaborazione con l’Ente di Gestione dei Sacri Monti, cui si può aderire telefonando a: Uffici Comunali di Rovasenda: 0161-856115, Tabaccheria Zoppi: 333 – 1358758, Antonello dell’Associazione Culturale di Gattinara: 331-4536539.
La serata si è conclusa con un apericena, completato da un’appetitosa “panissa”, servito nell’ampia corte interna del castello.














