Nelle montagne della Valsesia prosegue il lavoro di osservazione e monitoraggio dedicato ad alcune delle specie più rappresentative dell’ambiente alpino. La nuova relazione tecnica 2025 dell’Ente di gestione delle aree protette della Valsesia fa il punto sulle attività svolte durante l’anno e restituisce un quadro aggiornato sullo stato di coturnice, fagiano di monte e, più in generale, della fauna tipica delle quote alte.
Il documento, curato da Lucia Pompilio, raccoglie i risultati dei censimenti effettuati nel Parco naturale dell’Alta Valsesia e dell’Alta Val Strona e in alcuni siti della rete Natura 2000 gestiti dall’ente. Al centro del report ci sono i numeri raccolti sul campo, ma anche l’andamento delle popolazioni osservate nel tempo, un elemento importante per capire come stanno cambiando questi equilibri delicati in quota.
Coturnice, nel 2025 un leggero miglioramento
Tra i dati più interessanti emerge quello legato alla coturnice, specie simbolo dell’ambiente alpino. Nei censimenti primaverili del 2025 sono stati rilevati 7 maschi complessivi nelle due aree campione considerate, tra Monte Tracciora di Fobello e Campello Monti, con 2 coppie censite. La relazione evidenzia che, rispetto al 2024, si osserva un aumento della densità dei maschi territoriali, un segnale che potrebbe indicare un lieve miglioramento della popolazione monitorata.
È un dato che non autorizza facili entusiasmi, ma che racconta comunque una dinamica positiva in un contesto dove l’osservazione costante è essenziale. Le densità rilevate rientrano inoltre nell’intervallo dei valori registrati nelle aree protette piemontesi, segno che il quadro valsesiano si inserisce dentro parametri considerati coerenti su scala regionale.
Fagiano di monte, qualche flessione in primavera ma estate migliore
Più articolato il quadro del fagiano di monte, altra specie molto legata agli ambienti alpini e subalpini della Valsesia. Nella primavera 2025, all’Alpe Sorbella, nel Comune di Rassa, sono stati contati 13 maschi e 3 femmine su una superficie di 200 ettari. La relazione parla di una lieve flessione rispetto ai valori più alti registrati nel 2023, dopo alcuni anni di crescita, pur sottolineando che la popolazione si colloca ancora su livelli medio-alti nel confronto con altri contesti piemontesi.
Anche nell’area della Piana dell’Orso, nel territorio di Carcoforo, il numero dei maschi osservati mostra una lieve flessione rispetto alla media dei tre anni precedenti, ma risulta comunque leggermente migliore rispetto al 2024. Un andamento che conferma quanto queste popolazioni vadano seguite con attenzione e continuità, senza fermarsi alla lettura di un solo anno.
Il dato estivo, però, offre un quadro più incoraggiante. Nell’agosto 2025, sempre all’Alpe Sorbella, sono stati contati 24 fagiani di monte su 1,51 chilometri quadrati: 2 maschi adulti, 6 femmine adulte e 16 giovani. Il report segnala un successo riproduttivo migliore rispetto al 2024, con un aumento della grandezza media delle covate e una densità complessiva di uccelli superiore nelle tre categorie considerate.
Tradotto in modo semplice: in estate il fagiano di monte, nell’area osservata, ha mostrato segnali più positivi rispetto all’anno precedente, soprattutto sul fronte della riproduzione. La relazione invita comunque alla prudenza, perché il campione analizzato resta contenuto e i risultati mantengono una natura preliminare.
Prosegue anche il monitoraggio della pernice bianca
Nel report trova spazio anche la pernice bianca, altra presenza preziosa delle alte quote. In questo caso viene segnalata la prosecuzione del monitoraggio nell’area di studio dell’altopiano di Cimalegna, a conferma di un’attività che non si limita a una sola specie ma punta a seguire nel tempo l’insieme della fauna alpina più sensibile.
Un lavoro che aiuta a leggere la salute della montagna valsesiana
Più che un semplice documento specialistico, la relazione 2025 racconta in controluce anche lo stato di salute di una parte importante della montagna valsesiana. Coturnice e fagiano di monte non sono infatti solo specie da censire: sono indicatori preziosi dell’equilibrio degli habitat, della qualità ambientale e della capacità del territorio di conservare biodiversità.
Il report ricorda inoltre che queste attività hanno coinvolto Guardiaparco, tecnici, personale di supporto, operatori del servizio civile e cacciatori conduttori di cani da piuma, oltre alla collaborazione del Comprensorio Alpino VC1 e di realtà del territorio. Un lavoro collettivo che restituisce valore concreto alla ricerca sul campo e alla tutela della fauna alpina in Valsesia.











