L’incontro dell’8 maggio
Pubblico numeroso, eterogeneo e partecipe venerdì 8 maggio per il convegno “Medicina di genere: il genere in salute e malattia”, promosso da Soroptimist Valsesia.
L’incontro ha proposto una riflessione su un tema sempre più centrale nel dibattito sanitario: la necessità di riconoscere le differenze tra le persone per garantire cure più appropriate, efficaci e rispettose dell’individualità di ciascuno.
Il valore della medicina di genere
Il filo conduttore degli interventi è stato il bisogno di sostenere una vera cultura della medicina di genere. Non si tratta soltanto di distinguere tra uomini e donne, ma di considerare l’essere umano nella sua complessità, tenendo conto delle differenze biologiche, genetiche, ambientali, sociali e culturali che possono influenzare salute, malattia, diagnosi e terapie.
Al centro del convegno è emerso quindi un principio chiaro: ogni persona ha diritto a essere curata nel modo più adeguato, non come parte indistinta di una categoria, ma come individuo con caratteristiche specifiche.
L’intervento di Maria Cristina Patrosso
Particolarmente significativo l’intervento di Maria Cristina Patrosso, che ha ripercorso la nascita e l’evoluzione della medicina di genere attraverso un excursus storico.
Patrosso ha evidenziato come questo approccio si ponga in dialogo critico con una medicina sempre più orientata all’alta specializzazione, che rischia però di perdere di vista la persona nella sua interezza. «All’interno della categoria “uomo-donna” esiste una variabilità estrema, legata in primis alla genetica, poi alle abitudini, condizioni fisiche, ambientali, etniche. Solo considerando tutti questi fattori si può garantire una medicina davvero efficace», ha sottolineato.
L’impegno della Commissione Regionale Pari Opportunità
Al convegno è intervenuta anche Maria Rosa Porta, presidente della Commissione Regionale Pari Opportunità, che ha illustrato l’impegno dell’organismo nel sostenere e diffondere il tema della medicina di genere.
La Commissione ha organizzato incontri mensili al Circolo dei Lettori di Torino, dai quali è nata una pubblicazione dedicata all’argomento. Il lavoro è stato presentato nel 2024 al Salone del Libro ed è ora diventato anche dispensa universitaria sulla medicina di genere.
Il tema, ha ricordato Porta, è oggi all’attenzione anche della Conferenza Nazionale delle Commissioni Regionali Pari Opportunità.
Medicina di genere e sanità penitenziaria
Un altro contributo importante è arrivato dall’avvocato Monica Formaiano, garante regionale delle persone detenute. Formaiano ha ricordato che la Regione Piemonte è tra le poche in Italia ad avere nel proprio Piano socio-sanitario un capitolo dedicato alle linee guida per la sanità penitenziaria, con l’obiettivo di garantire cure appropriate a ogni persona detenuta.
La garante ha inoltre evidenziato come la sanità penitenziaria sia oggi ancora fortemente codificata al maschile: su circa 63mila detenuti uomini, le donne detenute sono circa 3mila. Da qui la necessità, condivisa con la Commissione Regionale Pari Opportunità, di arrivare a un Protocollo d’Intesa per una medicina di genere dedicata alle persone detenute e alle loro diversità.
Il dibattito finale
La serata si è conclusa con un confronto acceso e partecipato. Al centro del dibattito una domanda concreta: la sanità attuale è davvero in grado di applicare i principi della medicina di genere?
Il convegno ha lasciato aperta una riflessione importante, confermando quanto il tema non riguardi soltanto la ricerca o la formazione medica, ma il modo stesso in cui il sistema sanitario riconosce, ascolta e cura le persone.






















