Il volume di Giulio Pavignano torna dopo quasi vent’anni
La figura di Dolcino, tra storia, eresia e mito, è tornata al centro di un incontro alla Biblioteca Civica “Farinone-Centa” di Varallo. Sabato 23 maggio è stata presentata la nuova edizione del volume “Dolcino. L’ultimo eretico” di Giulio Pavignano, pubblicata dalla casa editrice L’Alpigiana di Campertogno a quasi vent’anni dalla precedente edizione.
L’editrice Miriam Giubertoni ha espresso soddisfazione per la scelta dell’autore biellese di rivolgersi alla Valsesia per pubblicare un’opera aggiornata alla luce dei documenti e delle interpretazioni emerse negli ultimi due decenni.
Dolcino nel quadro dei movimenti religiosi medievali
Durante la presentazione, Pavignano ha collocato Dolcino nel contesto più ampio dei movimenti religiosi tra XIII e XIV secolo. Significativo, in questo senso, che il primo capitolo del volume sia dedicato a Gherardo Segarelli, l’eretico arso sul rogo di cui Dolcino fu continuatore.
A differenza di Segarelli, illetterato, Dolcino lasciò tre lettere nelle quali illustrò il proprio percorso di rinnovamento della Chiesa. Secondo l’autore, la sua predicazione si distingueva da un generico millenarismo perché annunciava un cambiamento imminente.
Pavignano ha inoltre chiarito il passaggio da movimento religioso pacifico a movimento armato: sentendosi braccato e attaccato, Dolcino decise di difendersi. Da qui una delle chiavi dell’incontro: con il rogo finisce la storia e inizia il mito.
Il passaggio in Valsesia e le tracce nel territorio
Una parte importante dell’intervento è stata dedicata al passaggio di Dolcino in Valsesia, territorio che in quegli anni aveva una particolare autonomia amministrativa, articolata in due Curie e capace di autogovernarsi.
Secondo Pavignano, Dolcino lasciò tracce ancora oggi riconoscibili e contribuì alla nascita di miti e leggende, tra cui il cosiddetto “patto dei Valsesiani”, definito dall’autore un clamoroso falso storico.
Lo studioso ha spiegato di essersi avvicinato a Dolcino per passione verso la storia medievale e, in particolare, per l’interesse verso la storia religiosa, cercando di evitare ideologie e preconcetti nella lettura del personaggio.
Il dibattito con il pubblico
Al termine della presentazione è intervenuto Arduino Vettorello, che ha ricordato lo studioso varallese Alberto Bossi, autore di una tesi di laurea dedicata a Dolcino, poi pubblicata in volume.
Anna Maria Marchetti Grasso, autrice delle “Passeggiate valsesiane”, ha chiesto chiarimenti sulla dislocazione dei dolciniani attorno alla Parete Calva. Pavignano ha richiamato a questo proposito la campagna di scavi archeologici condotta da Gabriella Pantò e la pubblicazione dei ritrovamenti.
È intervenuta anche Irit, attivista politica israeliana che vive a Varallo e partecipa alla vita sociale e culturale della città, apprezzando la necessità di non giudicare il passato con i valori del presente, ma di comprendere ogni epoca nel proprio contesto.
Una figura ancora capace di interrogare
La presentazione ha mostrato quanto la figura di Dolcino continui a suscitare domande, letture e confronti. Uomo di carisma, capace di attrarre uomini, donne, anziani e bambini tra gli Apostoli, Dolcino resta una presenza complessa della storia medievale.
Pavignano ha concluso ricordando una possibile differenza con Francesco d’Assisi: forse Dolcino non ebbe un Papa che sognava una Chiesa capace di cambiare, mentre Francesco cercò soprattutto la conciliazione tra le due Regole.















