L’Università di Ferrara prosegue le ricerche nella grotta legata all’Uomo di Neanderthal
È arrivata a metà del suo percorso la 17ª campagna di scavo condotta dall’Università di Ferrara nella Grotta Ciota Ciara, sul Monte Fenera. Un appuntamento scientifico ormai consolidato, che continua a confermare il valore di questo sito come uno dei luoghi più interessanti del Geoparco per lo studio della preistoria, non solo italiana.
La Ciota Ciara è infatti legata ai resti dell’Uomo di Neanderthal, risalenti a circa 300mila anni fa, e rappresenta un punto di riferimento importante per comprendere le fasi più antiche della presenza umana nel territorio.
Una ricerca guidata da Marta Arzarello
Gli scavi, condotti sotto la guida della professoressa Marta Arzarello, continuano a offrire risultati di grande interesse. La campagna vede impegnati ricercatori e studiosi dell’Università di Ferrara, affiancati da volontari e sostenuta dal territorio.
Il lavoro alla Ciota Ciara si distingue anche per l’attenzione alla divulgazione. Nel corso degli anni, infatti, i valsesiani hanno potuto accedere all’area degli scavi e ascoltare i risultati raggiunti anche attraverso momenti di approfondimento ospitati al Museo “Carlo Conti” di Borgosesia.
Visite possibili fino al 23 giugno
Fino al 23 giugno sarà possibile visitare l’area dello scavo, prima della chiusura della campagna prevista per sabato 27 giugno.
Per partecipare alle visite è necessario contattare gli operatori attraverso la pagina Facebook Ciota Ciara, punto di riferimento per informazioni e aggiornamenti sulle attività in corso.
Il Monte Fenera come luogo speciale della Valsesia
La campagna di scavo conferma ancora una volta il ruolo del Monte Fenera come luogo speciale della Valsesia: non solo area naturale di grande valore, ma anche spazio di ricerca, memoria e conoscenza.
Un ringraziamento è rivolto ai ricercatori e agli studiosi dell’Università di Ferrara, ai volontari, a chi da sempre ama e sostiene il Monte Fenera, al Comune di Borgosesia e all’Ente di Gestione delle Aree Protette della Valsesia, che contribuiscono a rendere possibile la prosecuzione delle ricerche.
La Ciota Ciara continua così a raccontare una storia antichissima, capace di unire scienza, territorio e partecipazione della comunità.













