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Ultim'ora | 17 giugno 2026, 13:41

I Mondiali dei figli d'arte, gli eredi in campo: Haaland show e Zidane incubo

(Adnkronos) -

I Mondiali 2026 passeranno alla storia come i Mondiali dei figli d'arte, tra fuoriclasse e protagonisti improbabili. La World Cup in corso negli Stati Uniti, in Messico e in Canada archivia una giornata caratterizzata dalla presenza di una pattuglia di calciatori che hanno ereditato passione, carriera e, almeno in alcuni casi, successi dei padri. Il caso più speciale è rappresentato dalla Norvegia, che ha debuttato battendo 4-1 l'Iraq con la doppietta di Erling Braut Haaland. 

Il centravanti del Manchester City ha lasciato subito il segno, raccogliendo il testimone mondiale del papà Alf-Inge. Haaland senior, oggi 54enne, da difensore ha vestito la maglia della Nazionale in 34 match senza mai andare in gol. Nel 1994 ha fatto parte della spedizione ai Mondiali, anche quelli giocati negli Stati Uniti. A New York giocò, e perse 1-0 contro l'Italia di Arrigo Sacchi. 

 

Haaland e Haaland non sono l'unica coppia padre-figlio che la Norvegia vanta nella storia dei Mondiali americani. Ieri, sono scesi in campo anche Alexander Sørloth, attaccante dell'Atletico Madrid accostato alla Juventus, e Kristian Thorstvedt, centrocampista del Sassuolo. 

Ebbene, anche i loro padri nell'estate del '94 erano impegnati nella World Cup. Erik Thorstvedt, padre di Kristian, è considerato ancora oggi il miglior portiere della storia del calcio norvegese. Il padre di Sørloth, Goran, è stato un attaccante come il figliolo. Se Alexander è titolare della selezione attuale, il padre nei Mondiali 1994 ha fatto la comparsa: 36 minuti totali in campo, nello 0-0 con l'Irlanda. Gli eredi norvegesi hanno festeggiato l'inizio dell'avventura con una vittoria netta, per la gioia di tifosi e famglie.  

 

C'è un figlio d'arte, però, che ha vissuto un debutto da incubo proprio sotto gli occhi dell'illustre padre. Luca Zidane, 28 anni, ha difeso la porta dell'Algeria con risultati rivedibili. Il figlio di Zinedine Zidane, icona del calcio francese e campione del mondo nel 1998, ha scelto la cittadinanza algerina e si è guadagnato la convocazione come titolare. Contro l'Argentina e contro Leo Messi, però, ha giocato una partita mediocre, per non dire pessima. La tripletta di Messi è, per metà, 'merito' del portiere algerino, che gioca con una speciale maschera protettiva dopo la frattura alla mascella riportata in primavera con il Granada: mano 'moscia' sul sinistro che ha prodotto l'1-0, goffa respinta centrale prima del tap-in del 2-0. Un paio di parate apprezzabili, a gara ampiamente compromessa, non sono state sufficienti a cancellare la domanda inevitabile: con un cognome diverso sarebbe stato convocato? 

 

 

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