(Adnkronos) -
Rispetto al caso di Loreto "ci troviamo in una fase iniziale del procedimento e le indagini in corso servono anche e proprio per raccogliere elementi che potrebbero portare a una modifica dell'imputazione in femminicidio". Dopo le polemiche sull'omicidio di Luigia Fortunato, italiana di 33 anni uccisa a Loreto, e sul fatto che al momento al marito fermato non è stato contestato il reato di femminicidio, il professore ordinario di Diritto penale nell'Università degli Studi di Milano e presidente dell'Associazione italiana dei professori di Diritto penale Gian Luigi Gatta interpellato dall'Adnkronos spiega che ogni vicenda "è un caso unico" e va valutata con "equilibrio e attenzione". Ma cosa cambia tra un'accusa di omicidio aggravato e quella di femminicidio e quando ricorre uno o l'altro reato?
"Le reazioni alla notizia, da parte della stampa in particolare, mi sembra che evidenzino un possibile equivoco - premette l'esperto - L'introduzione del reato di femminicidio non ha trasformato l'omicidio comune in maschicidio. In altre parole, non ogni uccisione di una donna integra il reato di femminicidio: in alcuni casi sarà configurabile un omicidio comune, in altri casi un femminicidio. Quest'ultimo e più grave reato ricorre, secondo la legge, quando il fatto è commesso come atto di odio o di discriminazione di di prevaricazione, o come atto di controllo o possesso o dominio della vittima in quanto donna, o in relazione del rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo ovvero, infine, come atto di limitazione delle sue libertà individuali".
Il professore Gatta spiega che "il pubblico ministero, ricevuta la notizia del reato, avvia il procedimento con una imputazione, che può essere modificata sulla base di ciò che emerge durante le indagini e che sarà poi vagliata da un giudice. Non bisogna stupirsi se l'uccisione di una donna, da parte di persona a lei già legata sentimentalmente, viene inizialmente o anche definitivamente qualificata come omicidio. Ciò avviene quando non si hanno (o non si hanno ancora) elementi per ritenere integrati gli estremi di legge che fanno del femminicidio una figura speciale di omicidio. In particolare, quando non vi sono (o non vi sono ancora) elementi per affermare che l'uccisione è stata realizzata per uno dei motivi indicati dalla legge, che trasformano l'uccisione di una donna da omicidio in femminicidio". "La legge è ben consapevole di questo, cioè della possibilità che alcune uccisioni di donne siano omicidi e non femminicidi, al punto che ha previsto una relazione annuale del ministro al parlamento, entro il 30 giugno di ogni anno, con indicazione dei dati delle condanne e delle assoluzioni per femminicidio e per omicidio, disaggregati in base al sesso delle vittime", prosegue.
"Lasciamo allora fare ai magistrati e agli avvocati il loro lavoro, compiendo le valutazioni del caso - osserva il giurista - Tanto più che, in relazione al caso di Loreto, ci troviamo in una fase iniziale del procedimento e le indagini in corso servono anche e proprio per raccogliere elementi che potrebbero portare a una modifica dell'imputazione in femminicidio".
Quanto al risultato finale e alla possibile condanna inflitta, Gatta spiega che "in entrambi i casi la pena può essere quella dell'ergastolo. Il femminicidio è punito con l'ergastolo, l'omicidio solo se risulta aggravato, ad esempio perché commesso contro persona convivente col colpevole o per motivi abietti o futili. Attenzione però: l'ergastolo può non essere applicato, in caso di femminicidio, se risultano presenti circostanze attenuanti, cosa che la legge prevede". "Ogni vicenda è insomma un caso unico, che richiede attenta valutazione ed equilibrio - mette in guardia Gatta - I femminicidi e le uccisioni delle donne sono reati odiosi e allarmanti. Ma occorrono equilibrio e attenzione nel valutare ogni caso e ci sono professionisti deputati a farlo, che devono poter lavorare serenamente, senza pressioni mediatiche che possono alla lunga risultare pericolose per i diritti e le garanzie individuali, riconosciute dalla nostra Costituzione".











