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Ultim'ora | 28 luglio 2026, 15:52

Legge elettorale, pendono sulla riforma le decisioni 'sospese' di Cedu e Cassazione

Legge elettorale, pendono sulla riforma le decisioni 'sospese' di Cedu e Cassazione

(Adnkronos) - Due bombe a orologeria incombono sulla prossima legge elettorale, cosiddetto Melonellum, ufficialmente approdato in Senato. La prima, incalzante sul fronte tempo, è il ricorso tuttora pendente alla Cedu (promosso dal radicale Mario Staderini contro il sistema elettorale Rosatellum attualmente in vigore) che potrebbe indurre la Corte a recepire ufficialmente il principio di stabilità della legislazione elettorale elaborato dalla Commissione di Venezia (organo consultivo del Consiglio d'Europa), secondo cui gli elementi fondamentali della legislazione elettorale non possono essere modificati nell’anno che precede le elezioni, quindi dopo il 13 ottobre 2026. La seconda è il ricorso in Cassazione dell'avvocato di Messina Enzo Palumbo contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri, su sette possibili profili di illegittimità costituzionale contenuti nel Rosatellum. Tra questi, spicca il divieto agli elettori di voto disgiunto che è tra l'altro ancor più problematico nel Melonellum, a causa della parte premiale blindata e della proposta emendativa sulle preferenze fortemente voluta dalla Premier nonostante il no di Forza Italia. 

"Nessunissima novità purtroppo", giunge da Strasburgo dove "inspiegabilmente" la Cedu tace sul ricorso depositato nel gennaio 2023, poco dopo le elezioni politiche del 25 settembre 2022, riferiscono all'Adnkronos dal fronte Staderini. Ma il silenzio è tombale anche fra gli Ermellini della prima sezione civile della Corte di cassazione dopo la richiesta con ordinanza, lo scorso 11 settembre, di una relazione illustrativa della attuale legge elettorale all'Ufficio del Massimario, vista "la complessità ed ampiezza della questione" ed il fatto che non si tratti di redigere una analisi "dei profili di incostituzionalità di una singola norma, ma del complessivo meccanismo che emerge dalla legge elettorale", si legge.  

Secondo quanto apprende l'Adnkronos, il parere del Massimario dopo quasi un anno ancora non risulta pervenuto e il processo è stato rinviato a nuovo ruolo il 29 ottobre 2026, ammesso che la Cassazione, dal momento che è in discussione una nuova legge elettorale, non recepisca la sollecitazione a velocizzare i tempi depositata proprio qualche giorno fa da Palumbo, front man veterano sul fronte ricorsi di questioni elettorali da sollevare in Consulta. "E' incredibile che né la Cedu, né la Corte di Cassazione si siano ancora espresse. Il rischio è che a questo punto le sentenze siano connotate politicamente. Gli Ermellini ormai sono in un 'cul de sac'", commenta all'Adnkronos la costituzionalista Lara Trucco, che aggiunge: "Se la Cassazione ricorrerà in Corte costituzionale, avrà infatti valutato la non manifesta infondatezza delle questioni eccepite. Ciò potrebbe aprire la strada all'incostituzionalità del Rosatellum spingendo ulteriormente Meloni a cambiare la legge elettorale; in caso contrario è come se la Corte dicesse 'teniamoci il Rosatellum', chiudendo di fatto le porte alle ambizioni di riforma della Premier".  

Quale sarà delle due non è dato sapere, ma è evidente un punto: "La Corte prende tempo, sembra non volersi esprimere". Al di là della singola vicenda, vista la complessità e ampiezza della giurisprudenza costituzionale in materia di principi di ragionevolezza e proporzionalità da applicare sulla discrezionalità che il legislatore ha nella definizione del sistema di voto, come sancito dall'articolo 66 della Costituzione che attribuisce alle Camere il potere di verificare la regolarità e legittimità delle procedure elettorali, "oggi il sistema andrebbe aggiornato. La scelta di rendere ciascuna Camera giudice dell'elezione dei propri membri ormai è anacronistica. Storicamente fu infatti adottata per garantire l'autonomia e l'indipendenza del Parlamento da altri poteri", spiega Trucco che è professore ordinario di Diritto costituzionale all'università di Genova.  

"Oggi in Italia invece di giocare al rimpallo di responsabilità su queste questioni, lasciando la Consulta con il cerino in mano, sarebbe opportuno individuare un 'arbitro' terzo e specializzato, competente non soltanto sulle controversie relative allo svolgimento delle consultazioni e alla proclamazione degli eletti, ma anche a vagliare la conformità a Costituzione dei sistemi elettorali, possibilmente prima ancora della loro applicazione, come la vicenda dimostra. Non è infatti più democraticamente accettabile - conclude -che nel nostro Paese manchi per le elezioni politiche un organo di garanzia in materia elettorale". (di Roberta Lanzara)

 

 

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