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Sostegno-Crevacuore-Guardabosone | 12 agosto 2026, 10:18

Guardabosone, abiti da sposa in mostra tra memoria, tradizioni e rock’n roll

Guardabosone, abiti da sposa in mostra tra memoria, tradizioni e rock’n roll

Guardabosone, abiti da sposa in mostra tra memoria, tradizioni e rock’n roll

Guardabosone racconta le sue spose con una mostra dedicata agli abiti nuziali dagli anni Trenta agli anni Settanta del Novecento. L’esposizione, intitolata “Nero, bianco, avorio e rock’n roll”, è stata inaugurata giovedì 6 agosto e raccoglie abiti, fotografie e ricordi legati alla storia familiare e comunitaria del paese.

L’idea nata da un armadio

L’iniziativa è partita da una scoperta personale della restauratrice Tiziana Carbonati, che ha ritrovato in un armadio l’abito da sposa e l’album di nozze della suocera, perfettamente conservati.

Da lì è nata l’idea di coinvolgere Guardabosone nella ricerca di abiti e fotografie, per raccontare un periodo di circa quarant’anni, dalla fondazione dell’Impero fino agli anni dei figli dei fiori. Al progetto si sono unite Barbara Zanello, Lorella Di Rienzo, Cinzia Negro e Maria Carla Lunardi, mentre Veronica Di Rienzo e Raja Garino hanno curato la comunicazione dell’evento.

Sedici abiti e tre sale piene di ricordi

La ricerca ha portato a risultati importanti: sono stati raccolti sedici abiti e le tre sale della ex casa parrocchiale si sono riempite di ricordi, emozioni e testimonianze.

Tiziana Carbonati ha sottolineato come, guardando quelle immagini, emerga un modo diverso di vivere il matrimonio nel secolo scorso, fatto di ritmi, valori e tradizioni. Modelli, tessuti e colori raccontano infatti anche le trasformazioni della società. Nella mostra si nota però anche un’assenza: mancano foto e abiti degli anni Quaranta, un vuoto che richiama le difficoltà della guerra e della ricostruzione.

L’omaggio a Carlo Locca

Accanto agli abiti da sposa è stato esposto anche un unico abito maschile, appartenuto a Carlo Locca, ufficiale della Repubblica Italiana.

La scelta vuole essere un omaggio al suo operato per Guardabosone: con l’allestimento dei suoi musei contribuì a far conoscere il paese, un impegno che continua ancora oggi attraverso la memoria e il patrimonio lasciato alla comunità.

Il valore della collaborazione

Le organizzatrici hanno evidenziato la generosità di chi ha prestato abiti, accessori, suppellettili o fotografie, permettendo ai visitatori di entrare in una memoria intima e familiare.

Non si tratta soltanto di oggetti esposti, ma di ricordi personali: momenti gioiosi, speciali, a volte segnati anche dalle assenze.

Le tradizioni del matrimonio

Tra gli elementi esposti c’è anche il cestino dei “banis”, con cui un tempo i futuri sposi andavano di casa in casa offrendo i confetti con un cucchiaio particolare.

Dopo il matrimonio, nel cortile della casa della sposa, si teneva la “suarè”, con brindisi agli sposi, salumi, formaggi e frutta secca. Alla fine veniva servita la “fugaccia”, una torta rettangolare cosparsa di zucchero a velo e cotta nel forno comunitario. Poi iniziavano le danze al suono della fisarmonica, mentre gli amici più intimi offrivano allo sposo uno zabaione, in tono ironico e conviviale.

La mostra aperta ad agosto

I ringraziamenti sono stati rivolti a tutti i collaboratori, a chi ha prestato i manichini, a Flavio de “Il fiore” di Crevacuore, autore della corbeille di fiori in stile anni Settanta, e all’Amministrazione comunale, che ha messo a disposizione i locali e offerto un rinfresco ispirato alle feste nuziali di un tempo.

La mostra sarà aperta tutte le domeniche di agosto e durante le manifestazioni.

Un racconto di paese

“Nero, bianco, avorio e rock’n roll” è una mostra che va oltre la moda nuziale.

Attraverso abiti, fotografie e tradizioni, Guardabosone ricostruisce un pezzo della propria storia collettiva, trasformando i ricordi familiari in patrimonio condiviso.

Redazione J.B.

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