Guardabosone racconta le sue spose con una mostra dedicata agli abiti nuziali dagli anni Trenta agli anni Settanta del Novecento. L’esposizione, intitolata “Nero, bianco, avorio e rock’n roll”, è stata inaugurata giovedì 6 agosto e raccoglie abiti, fotografie e ricordi legati alla storia familiare e comunitaria del paese.
L’idea nata da un armadio
L’iniziativa è partita da una scoperta personale della restauratrice Tiziana Carbonati, che ha ritrovato in un armadio l’abito da sposa e l’album di nozze della suocera, perfettamente conservati.
Da lì è nata l’idea di coinvolgere Guardabosone nella ricerca di abiti e fotografie, per raccontare un periodo di circa quarant’anni, dalla fondazione dell’Impero fino agli anni dei figli dei fiori. Al progetto si sono unite Barbara Zanello, Lorella Di Rienzo, Cinzia Negro e Maria Carla Lunardi, mentre Veronica Di Rienzo e Raja Garino hanno curato la comunicazione dell’evento.
Sedici abiti e tre sale piene di ricordi
La ricerca ha portato a risultati importanti: sono stati raccolti sedici abiti e le tre sale della ex casa parrocchiale si sono riempite di ricordi, emozioni e testimonianze.
Tiziana Carbonati ha sottolineato come, guardando quelle immagini, emerga un modo diverso di vivere il matrimonio nel secolo scorso, fatto di ritmi, valori e tradizioni. Modelli, tessuti e colori raccontano infatti anche le trasformazioni della società. Nella mostra si nota però anche un’assenza: mancano foto e abiti degli anni Quaranta, un vuoto che richiama le difficoltà della guerra e della ricostruzione.
L’omaggio a Carlo Locca
Accanto agli abiti da sposa è stato esposto anche un unico abito maschile, appartenuto a Carlo Locca, ufficiale della Repubblica Italiana.
La scelta vuole essere un omaggio al suo operato per Guardabosone: con l’allestimento dei suoi musei contribuì a far conoscere il paese, un impegno che continua ancora oggi attraverso la memoria e il patrimonio lasciato alla comunità.
Il valore della collaborazione
Le organizzatrici hanno evidenziato la generosità di chi ha prestato abiti, accessori, suppellettili o fotografie, permettendo ai visitatori di entrare in una memoria intima e familiare.
Non si tratta soltanto di oggetti esposti, ma di ricordi personali: momenti gioiosi, speciali, a volte segnati anche dalle assenze.
Le tradizioni del matrimonio
Tra gli elementi esposti c’è anche il cestino dei “banis”, con cui un tempo i futuri sposi andavano di casa in casa offrendo i confetti con un cucchiaio particolare.
Dopo il matrimonio, nel cortile della casa della sposa, si teneva la “suarè”, con brindisi agli sposi, salumi, formaggi e frutta secca. Alla fine veniva servita la “fugaccia”, una torta rettangolare cosparsa di zucchero a velo e cotta nel forno comunitario. Poi iniziavano le danze al suono della fisarmonica, mentre gli amici più intimi offrivano allo sposo uno zabaione, in tono ironico e conviviale.
La mostra aperta ad agosto
I ringraziamenti sono stati rivolti a tutti i collaboratori, a chi ha prestato i manichini, a Flavio de “Il fiore” di Crevacuore, autore della corbeille di fiori in stile anni Settanta, e all’Amministrazione comunale, che ha messo a disposizione i locali e offerto un rinfresco ispirato alle feste nuziali di un tempo.
La mostra sarà aperta tutte le domeniche di agosto e durante le manifestazioni.
Un racconto di paese
“Nero, bianco, avorio e rock’n roll” è una mostra che va oltre la moda nuziale.
Attraverso abiti, fotografie e tradizioni, Guardabosone ricostruisce un pezzo della propria storia collettiva, trasformando i ricordi familiari in patrimonio condiviso.

















