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ATTUALITÀ | 27 agosto 2026, 09:09

Gilardino: "Irrinunciabile la realizzazione di progetti per accumulare l’acqua"

“Dire che la risicoltura consuma acqua è quindi del tutto sbagliato”, ha dichiarato il Presidente della Provincia di Vercelli

Gilardino: "Irrinunciabile la realizzazione di progetti per accumulare l’acqua"

"Rimango basito e stupito nel leggere certe affermazioni da parte di esponenti politici o di associazioni che non conoscono la realtà delle cose. Invito volentieri gli stessi referenti a una chiaccherata per fugare ogni dubbio”. Lo dichiara Davide Gilardino, presidente della Provincia di Vercelli, a fronte di alcuni articoli di stampa di questi giorni che attestano l’agricoltura, e in particolare la risicoltura, come maggiore responsabile del consumo di acqua in Piemonte, proprio in un momento in cui la risorsa idrica scarseggia. Una tesi ribaltata, dati alla mano, dal presidente Gilardino, che ricorda come l’agricoltura e la risicoltura stessa non consumano, bensì restituiscono l’acqua al territorio. Il comprensorio irriguo gestito dall’Associazione Irrigazione Ovest Sesia, che si estende sulla provincia di Vercelli e parte di Biella e Alessandria, è caratterizzato dalla presenza di fontanili e risorgive e dalla specificità della coltivazione del riso; le particolari caratteristiche geomorfologiche consentono un utilizzo ciclico e ripetuto della risorsa idrica.

Durante la stagione irrigua, il volume complessivamente prelevato dai fiumi Po, Dora Baltea e Sesia nel comprensorio irriguo di Ovest Sesia raggiunge circa 1 miliardo e 500 milioni di m³ d’acqua. La rete AIOS restituisce al sistema naturale, principalmente al Po e al Sesia, sia attraverso la rete superficiale, sia il sistema delle acque sotterranee, circa 1 miliardo e 200 milioni di m³ d’acqua. La quota restante di 300 milioni di metri cubi contribuisce in parte alla ricarica delle falde acquifere, a partire dalla falda freatica; un’altra parte viene restituita all’atmosfera attraverso i processi di evaporazione ed evapotraspirazione, e soltanto una quota molto limitata viene trattenuta dalle colture. “Dire che la risicoltura consuma acqua è quindi del tutto sbagliato”, precisa Gilardino.
Oltre a questo, la Provincia di Vercelli, lo scorso 2 febbraio, ha sottoscritto il Contratto di Zona Umida della pianura risicola vercellese, proprio a dimostrazione di quanto l’attenzione alla salvaguardia dell’ecosistema sia una delle basi dell’azione amministrativa. Un Accordo di Programmazione Negoziata ad adesione volontaria che ha unito allo stesso tavolo i firmatari principali: la Regione Piemonte, la Provincia di Verce

lli, l'Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po, gli Enti Parco e 30 Comuni del vercellese. L'obiettivo primario è gestire in modo condiviso l'acqua e il territorio, recuperando anche finanziamenti, integrando in un unico strumento le politiche di tutela ambientale e quelle di sviluppo locale, coinvolgendo in modo strutturale non solo le istituzioni, ma anche i cittadini, i portatori di interesse e il mondo agricolo.
Gli interventi sono concreti e superiori a 2 milioni di euro, e prevedono il recupero ecologico dei fontanili storici, la creazione di fasce tampone ed ecosistemi filtro, la gestione ecologica degli argini di risaia per favorire gli insetti impollinatori e la condivisione di strategie per combattere specie esotiche invasive. "È giusto che tutti sappiano che in questa stagione siccitosa - prosegue Gilardino - gli acquedotti collinari e montani del territorio vercellese e biellese, che prelevano acqua da risorgive, hanno avuto gravi difficoltà tali da non poter garantire l’acqua alle comunità. E così oltre 620 autobotti, per circa 10.000 metri cubi d’acqua potabile, sono andate in soccorso dalla pianura, con un costo che si aggira sui 200.000€, mentre il basso vercellese evita questi problemi grazie a pozzi profondi alimentati dalla falda creata dalla zona umida delle risaie. Alla luce di quello che stiamo vivendo, diventa irrinunciabile quindi la previsione e realizzazione di progetti per accumulare l’acqua quando scende e restituirla quando serve".
Dal presidente, infine, un monito: "È ora che i territori tornino alla visione cavuriana, e si uniscano a chi sta cambiando e ridando un futuro all’italia, senza se e senza ma, per progetti condivisi. Ad esempio quello della diga del Sessera, che con i suoi 12 milioni di mc soddisferebbe e garantirebbe senza dubbio sia le esigenze idropotabili sia quelle irrigue. Se non sono mai state realizzate prima queste opere, dobbiamo ricercare la colpa in casa, e non scaricarla su Regione o Governo, perché è sempre più facile dire “no” a scelte strategiche di interesse sovraterritoriale, ma impopolari nell’immediato a livello locale".


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