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ATTUALITÀ | 12 settembre 2026, 06:50

La vernice che raffredda senza consumare energia

Una tecnologia sviluppata dal centro di ricerca americano SRI abbassa la temperatura delle superfici fino a 15 gradi, semplicemente riflettendo il calore verso il cielo, senza usare un solo watt di elettricità. Una buona notizia per chi deve raffreddare grandi capannoni industriali.

La vernice che raffredda senza consumare energia

La vernice che raffredda senza consumare energia

Mezzogiorno d’agosto, il tetto di un capannone che sotto il sole diretto può facilmente superare i 60 gradi, trasformando l’intero edificio in un forno che poi bisogna raffreddare a suon di condizionatori, con bollette che nei mesi estivi lievitano a dismisura. È uno degli scenari più comuni, e più costosi, per chi gestisce uno stabilimento industriale. Più caldo prende l’edificio durante il giorno, più energia serve per raffreddarlo, in un circolo che negli ultimi anni si è fatto ancora più oneroso, complice l’aumento delle temperature medie estive e il costo dell’energia elettrica. Il centro di ricerca americano SRI International, lo stesso che decenni fa contribuì a inventare il mouse del computer e altre tecnologie oggi date per scontate, ha sviluppato una vernice, chiamata Self-Cooling Paint, che affronta il problema in un modo controintuitivo, non raffredda consumando energia, come farebbe un climatizzatore, ma evitando di scaldarsi fin dall’inizio.

Come si può raffreddare senza un impianto

Il principio si chiama raffreddamento radiativo passivo, e vale la pena spiegarlo con un’immagine semplice, che chiunque abbia passato una notte all’aperto conosce bene. Pensate a come una notte serena, senza nuvole, faccia sempre più freddo di una notte nuvolosa, anche a parità di temperatura durante il giorno precedente. È perché il calore, quando non ci sono nuvole a fare da coperta, si disperde liberamente verso lo spazio aperto, che è freddissimo, invece di restare intrappolato vicino al suolo. La vernice di SRI sfrutta lo stesso identico principio anche di giorno, con pieno sole, da un lato riflette la maggior parte della luce solare che la colpisce (un po’ come fa una superficie bianca rispetto a una nera, ma in modo molto più efficace), dall’altro è progettata per emettere il calore residuo in una specifica banda di frequenza infrarossa che attraversa l’atmosfera terrestre senza essere trattenuta dai gas presenti nell’aria, disperdendosi quindi verso il cielo e, in ultima analisi, verso lo spazio, invece di scaldare l’edificio sottostante.

È una tecnologia che non nasce dal nulla, i ricercatori studiano il raffreddamento radiativo passivo da diversi anni, ma finora le versioni sperimentali si scontravano con limiti pratici importanti, come una durata limitata nel tempo, un costo di produzione elevato, o prestazioni che calavano rapidamente se la superficie si sporcava. Il risultato annunciato da SRI sembra aver superato diversi di questi ostacoli, tanto da essere pronto per una vera commercializzazione, non solo per una dimostrazione da laboratorio.

I risultati misurati

Nei test interni, le superfici trattate con la vernice sono risultate più fredde di 10-15 gradi centigradi rispetto a superfici identiche non trattate, esposte esattamente alle stesse condizioni di sole e temperatura ambientale. Una differenza enorme, se si pensa che bastano pochi gradi in meno sulla superficie di un tetto per ridurre in modo significativo il calore che si trasmette agli ambienti sottostanti. Il prodotto ha raggiunto, secondo l’azienda, l’indice di riflettanza solare iniziale più alto tra tutti i prodotti commerciali certificati dal Cool Roof Rating Council, l’ente di riferimento del settore per la valutazione dei materiali da copertura, un dato che colloca questa vernice al vertice della categoria rispetto a tutte le alternative oggi disponibili sul mercato.

SRI ha già siglato un accordo di licenza con un partner industriale per portare il prodotto sul mercato, un passaggio che nel mondo della ricerca applicata segna il confine tra una scoperta interessante ma confinata al laboratorio e una tecnologia realmente destinata a diventare un prodotto acquistabile. L’azienda è inoltre alla ricerca di ulteriori collaborazioni per applicazioni specifiche, segno che il potenziale di questa tecnologia viene considerato applicabile a contesti diversi, dalle abitazioni private ai grandi impianti industriali.

Il costo nascosto del raffreddamento

Conviene soffermarsi un momento su un dato spesso sottovalutato, a livello globale, la climatizzazione degli edifici, residenziali e industriali insieme, è responsabile di una quota crescente e significativa dei consumi elettrici complessivi, una quota destinata ad aumentare ulteriormente mano a mano che le temperature medie salgono e che sempre più paesi, anche quelli storicamente temperati come l’Italia settentrionale, si trovano ad affrontare estati sempre più lunghe e calde. Ogni tecnologia capace di ridurre questo fabbisogno senza aggiungere ulteriore domanda di energia elettrica, come fa invece un condizionatore tradizionale, ha quindi un valore che va oltre il risparmio del singolo edificio: contribuisce a scaricare la pressione sulle reti elettriche proprio nei momenti di maggiore stress, le ore più calde delle giornate estive, quando la domanda di energia tocca i suoi picchi stagionali.

COSA PUÒ SIGNIFICARE IN PRATICA

• Fino a 15°C di differenza di temperatura rispetto a una superficie non trattata

• Nessun consumo elettrico: funziona 24 ore su 24 senza impianti né manutenzione attiva

• Il miglior indice di riflettanza solare tra i prodotti oggi certificati nel settore

• Applicabile a tetti e superfici di edifici residenziali e capannoni industriali

• Già in fase di commercializzazione tramite un accordo di licenza siglato

• Si aggiunge, non sostituisce necessariamente, gli impianti di climatizzazione tradizionali, riducendone però il carico di lavoro

Un tassello di un puzzle più grande

Questa vernice si inserisce in un filone di innovazione più ampio, quello dei materiali passivi per il risparmio energetico, che negli ultimi anni ha guadagnato attenzione crescente proprio perché non richiede di cambiare comportamenti o installare nuovi impianti, ma semplicemente di sostituire un materiale con un altro dalle prestazioni superiori. È lo stesso principio, su scala diversa, dei vetri a bassa emissività usati nelle finestre moderne, o degli isolanti termici di nuova generazione. Piccoli cambiamenti nei materiali da costruzione che, sommati su larga scala, possono avere un impatto significativo sui consumi energetici complessivi di un territorio.

Cosa significa per Biella

Chi gestisce un capannone tessile lo sa bene, il caldo non è solo un fastidio per chi ci lavora, è un costo diretto in bolletta, soprattutto nei mesi in cui i processi di finissaggio e tintoria richiedono un controllo attento della temperatura e dell’umidità degli ambienti, e in cui gli impianti di climatizzazione lavorano a pieno regime per garantire le condizioni ottimali di lavorazione. Una tecnologia che riduce il carico termico di un edificio senza bisogno di installare un impianto aggiuntivo, semplicemente cambiando il tipo di vernice sul tetto o sulle pareti esposte al sole, è il genere di innovazione a basso attrito che un’impresa manifatturiera può valutare con un investimento contenuto e un ritorno diretto e misurabile sui costi energetici, senza dover affrontare i tempi e i costi, spesso proibitivi per una PMI, di una ristrutturazione energetica completa dell’edificio.

In un distretto dove l’energia pesa in modo significativo sui bilanci aziendali, soprattutto per le lavorazioni più energivore come la tintoria, e dove il tema della sostenibilità è ormai imprescindibile per mantenere i rapporti con i grandi marchi della moda internazionale, conviene tenere d’occhio quando, e se, questa tecnologia arriverà anche sul mercato europeo, magari attraverso uno dei partner commerciali che SRI sta cercando proprio in queste settimane. Per le aziende del territorio con capannoni di grandi dimensioni, spesso costruiti decenni fa e con isolamento termico non sempre all’altezza degli standard odierni, potrebbe rappresentare una delle vie più semplici ed economiche per abbattere i costi energetici estivi, senza stravolgere l’attività produttiva.

C’è infine un ultimo aspetto, meno tecnico ma non meno rilevante, che riguarda la reputazione delle imprese. Sempre più clienti, soprattutto nel mondo della moda di fascia alta a cui il tessile biellese fornisce da decenni, chiedono conto non solo della qualità del prodotto finito ma anche dell’impronta ambientale dell’intero processo produttivo, energia compresa. Un’azienda in grado di raccontare, con dati concreti, di aver ridotto in modo misurabile i propri consumi energetici estivi grazie a un intervento semplice come una nuova vernice sul tetto, ha oggi un argomento in più da portare al tavolo con i propri clienti, in un mercato dove la sostenibilità non è più solo una scelta etica ma un requisito commerciale sempre più esplicito nei capitolati di fornitura.

Non tutte le innovazioni hanno bisogno di consumare di più per funzionare meglio, a volte basta smettere di scaldarsi.

Per maggiori informazioni:

Sito web: www.seccomarco.com

LinkedIn: https://www.linkedin.com/in/marco-secco-pqc/

Marco Secco, consulente informatico e di cybersecurity

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