(Adnkronos) - Il dossier Ilva si congela. Tutto è fermo – licenziamenti dell'indotto e decreto con le misure per i lavoratori – fino alla sentenza della Cassazione sul ricorso dei commissari contro il decreto della Corte d'Appello di Milano che dispone la chiusura dell'area a caldo. L’udienza è fissata per il 20 ottobre, intanto i commissari di Acciaierie d’Italia si preparano a chiedere, allo stesso tribunale meneghino, una proroga del termine del 26 ottobre per la dismissione degli altiforni, in attesa della pronuncia della Suprema Corte. È il riassunto delle quattro ore di confronto che ieri mattina ha impegnato l’esecutivo e i sindacati a Palazzo Chigi in un tavolo che, infatti, si aggiornerà alla prossima settimana.
L’obiettivo con cui il sottosegretario Alfredo Mantovano e i ministri - dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, delle Imprese Adolfo Urso, per gli Affari europei Tommaso Foti, del Lavoro Marina Calderone – si erano seduti con Fim, Fiom, Uilm, Usb, Uglm e Federmanager era chiaro: delineare insieme alle sigle una serie di interventi a tutela degli occupati dell’Ilva, sia quelli dell’indotto che i diretti, raccoglierli in un decreto e portarlo al Consiglio dei ministri previsto nel pomeriggio. Lo strumento su cui stavano ragionando governo e tute blu sarebbe un ammortizzatore unico emergenziale – una cig in deroga libera dai paletti della cassa ordinaria e capace di maggiore tempestività – al posto della cassa per cessazione dell'impresa. Un provvedimento ponte rispetto alla conclusione della gara, flessibile in relazione al suo andamento. Tutto questo, in parallelo con l'avvio immediato di un processo di reindustrializzazione che coinvolga i soggetti che hanno progetti e investimenti nell'area di Taranto, compresa la Difesa: con questo stesso scopo, avrebbe spiegato Mantovano, sarà rafforzato il ruolo dei contratti istituzionali di sviluppo (i Cis) e saranno previsti incentivi per le assunzioni.
L’idea resta in piedi – ci sarà un tavolo tecnico al ministero del Lavoro questo venerdì – ma la notizia dell’udienza scombina le carte delle tempistiche. Il testo in Cdm non va più: se ne discuterà "quando il quadro generale sarà più chiaro", spiegano fonti dell'esecutivo. Nel frattempo, il governo torna a chiedere alle imprese dell’indotto di sospendere nuovamente le 2500 procedure di esubero collettivo che, sottolineano, "sarebbero l'ultima cosa da fare di fronte a questa situazione di incertezza". E anche questa volta le imprese rispondono: “Intendiamo dare corso positivo all'invito del governo alla sospensione dei licenziamenti nell'indotto almeno fino alla sentenza della Cassazione'', dice Nicola Convertino, presidente dell'Aigi. Un ''ulteriore atto di responsabilità da parte nostra, perché comprendiamo che il momento è difficile'', sottolinea il presidente di Aepi, Mino Dinoi.
Guadagnata una nuova tregua sugli esuberi, resta la questione del futuro industriale del polo siderurgico. L'intenzione del governo – avrebbe chiarito il sottosegretario – è di consentire la prosecuzione della produzione di acciaio a Taranto, proseguendo la gara per la vendita sulla base dell'offerta presentate e di quella che sarà presentata, poi, da valutare. Questo tenendo presente però che l’acciaio, in Italia, deve essere necessariamente green, dunque prodotto attraverso forni elettrici alimentati a Dri. Le risorse per il Dri ci sono, l’esecutivo intende utilizzarle e, se necessario, integrarle.
Lo stop ai licenziamenti smorza il nervosismo delle tute blu, che però non abbassano l’ascia di guerra: “Questo è un passo importante nell'emergenza, ma non è la soluzione dei problemi: per noi lo stato di mobilitazione è confermato, finché non ci saranno risposte concrete e chiare”, afferma infatti il leader Fiom, Michele De Palma. La distanza principale verte proprio sulle questioni industriali. “Non ci è stato illustrato un piano per il futuro di Ilva'', sottolinea il segretario generale della Fim, Ferdinando Uliano, ribadendo la necessità di “declinazioni precise sull'assetto proprietario che vedano lo Stato in posizione maggioritaria. Vogliamo capire - prosegue Uliano - quante tonnellate di acciaio produrrà, con quali forni elettrici, quali finanziamenti ci sono per il Dri. Sono tutti aspetti che vanno di pari passo con i prepensionamenti, che sono in fase studio, con la questione dei lavori usuranti e degli ammortizzatori''. Il decreto in stesura però è un primo step su cui lavorare. “Continueranno le discussioni provando a migliorarlo”, dice il numero uno della Uilm, Davide Sperti, che rileva comunque, in questo tavolo, elementi di ''discontinuità'' con il passato, perché centrato sul destino dei lavoratori: ''Il governo – chiosa – ha mostrato la volontà di intervenire”.











