(Adnkronos) - All'indomani della sentenza della Prima Corte di Assise di Roma, che ha condannato tre 007 egiziani per il sequestro di Giulio Regeni, si infiamma il dibattito politico sui rapporti tra l'Italia e l'Egitto e le opposizioni criticano le dichiarazioni del ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani.
“Ora anche il nostro governo dovrà prenderne atto, reclamare il risarcimento del danno come richiesto dall'Avvocatura di Stato e rompere i rapporti con un Paese che, lungi dall'essere sicuro, tortura, uccide anche i cittadini degli stati cosiddetti amici”, ha detto ieri l’avvocata Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni.
A una domanda sulla sentenza, Tajani ha risposto che "c'è la separazione dei poteri, la sentenza è di primo grado: c'è stata una condanna, non è stato condannato l'Egitto, sono state condannate tre persone". "E' stato deciso che sono colpevoli, vedremo quello che succederà in secondo e in terzo grado, però c'è stato un omicidio, quindi è stata una cosa non accettabile", ha aggiunto. Poi, a chi chiedeva se c'è stata collaborazione da parte del governo egiziano per l'individuazione dei colpevoli, Tajani ha replicato: "Noi abbiamo sempre chiesto collaborazione, sono stati condannati e la giustizia farà il suo corso".
Oggi, in un'intervista a 'La Stampa', alla domanda se il governo lavorerà affinché la richiesta di estradizione dall'Egitto vada a buon fine o, almeno, per un risarcimento, il vicepremier ha risposto di non avere ancora parlato "con nessuno, perché sono stato occupato tra un vertice internazionale a Roma e diversi collegamenti. Comunque non è il ministro degli Esteri che si occupa dell'estradizione ma quello della Giustizia. Più avanti valuteremo le carte, ma su Regeni abbiamo sempre fatto quello che serviva".
Critiche arrivano dalle opposizioni. "Tajani ha perso un’altra occasione per tacere ed evitare imbarazzo al Paese. Dimostra di non aver capito niente della sentenza di ieri, che condanna per il sequestro e la tortura di Giulio Regeni tre componenti dell’apparato di sicurezza del regime egiziano. Nessuno può più negare la responsabilità del regime di Al Sisi. Le parole di Tajani sono molto gravi perché arrivano proprio quando la giustizia ha compiuto un importante passo avanti dopo dieci anni di tenace battaglia per la verità da parte della famiglia Regeni e uno sforzo encomiabile della Procura", dice tra gli altri Elly Schlein. "Tajani si risparmi i toni da assoluzione di ufficio, anche perché adesso è compito del governo far rispettare ed eseguire la sentenza emessa, con un’iniziativa politica e diplomatica forte e determinata, per pretendere dal governo egiziano di consegnare i responsabili alla giustizia e che paghi all’Italia il risarcimento che la sentenza ha stabilito", aggiunge la segretaria del Pd. Critiche sono arrivate anche da Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, oltre che dal segretario di Più Europa, Riccardo Magi.
Tajani interveniene nuovamente e risponde alle critiche, a margine del Forum Euromediterraneo dell'Acqua che si svolge a La Nuvola di Roma. "Io sono stupito dalle polemiche - dice il vicepremier - mi sono limitato a fotografare la sentenza di ieri" che è "una sentenza limitata che non dice chi sono gli assassini di Regeni" mentre noi "vogliamo che si faccia piena luce su questo, noi non abbiamo mai rinunciato a insistere con le autorità egiziane in ogni incontro su quello che per noi è fondamentale, scoprire la verità, scoprire chi sono gli assassini di Regeni", aggiunge, sottolineando che "agire con diplomazia, con discrezione, non significa non agire".
Il titolare della Farnesina rimarca che "l'attività diplomatica non ha nulla a che vedere con copertura, noi non copriamo nulla, vogliamo soltanto scoprire la verità". E parla dei successi che l'Italia ha ottenuto tramite il lavoro diplomatico, ricordando il caso di Patrick Zaki, e auspicando una soluzione del caso di Nancy Guerra.











