(Adnkronos) - ''Il tema centrale delle elezioni è l'operato e la leadership del primo ministro Netanyahu. Prevedo un'affluenza alle urne piuttosto elevata'' e ''direi che tra la popolazione israeliana c'è un forte desiderio di cambiamento''. Ma ''il vero dilemma'' è ''votare per qualcuno di cui si è sentito parlare, ma che è privo di un trascorso politico, oppure scegliere chi ha già fatto parte del governo per molti anni?''. Così l'ambasciatore israeliano a Roma Jonathan Peled ha parlato con i giornalisti delle prossime elezioni che si terranno il 27 ottobre in Israele. ''Sarei davvero sorpreso se una delle due parti ottenesse una vittoria schiacciante. Mi stupirebbe sia un trionfo netto per il governo di Netanyahu, sia un successo travolgente per l'opposizione'', ha dichiarato.
''Molti ritengono che, dopo quattro anni di questo governo e soprattutto dopo il 7 ottobre, sia giunto un momento cruciale in cui gli israeliani devono decidere se confermare l'attuale esecutivo per un secondo mandato o se, invece, desiderino un cambiamento'', ha notato Peled. ''Sarebbe davvero imprudente da parte mia fare previsioni. Da un lato, direi che tra la popolazione israeliana esiste un forte desiderio di cambiamento. La domanda è: fino a che punto? Che portata avrà questo cambiamento? Uno dei problemi che riscontriamo è che molti giovani elettori, al voto per la prima volta, non conoscono i vari candidati o le diverse compagini di governo'', ha aggiunto.
''Per certi versi, è più facile votare per qualcuno che si conosce già, piuttosto che per una figura sconosciuta. Si prenda, ad esempio, l'ex Capo di Stato Maggiore, il generale Eisenkot. E' una figura molto stimata e rispettata in Israele, ma la sua esperienza politica è praticamente nulla. Di conseguenza, un giovane di 18 o 19 anni, che si reca alle urne per la prima volta, si trova di fronte a un dilemma'', prosegue Peled. ''Votare per qualcuno di cui si è sentito parlare, ma che è privo di un trascorso politico, oppure scegliere chi ha già fatto parte del governo per molti anni?'', si è chiesto l'ambasciatore, ritenendo che ''sarà una sfida molto combattuta''.
L'ambasciatore israeliano in Italia ha votato oggi presso la sede diplomatica a Roma nel giorno dell'apertura dei seggi all'estero in vista delle elezioni parlamentari che si terranno in Israele il 27 ottobre. ''Oggi per noi è una giornata speciale: nelle 130 missioni diplomatiche che Israele ha in tutto il mondo si sta votando'', ha detto Peled incontrando i giornalisti. ''Ci sono circa 4.950 persone, tra diplomatici, personale delle missioni commerciali e i coniugi dei nostri diplomatici, che hanno diritto al voto. In totale, nel mondo, abbiamo poco meno di 5.000 aventi diritto che possono votare oggi. Dato che ci troviamo fuori dai confini israeliani, le operazioni di voto si svolgono con 12 giorni di anticipo rispetto alle elezioni in Israele, previste per il 27 ottobre'', ha spiegato l'ambasciatore.
Entrando nel dettaglio, Peled ha spiegato che ''il voto viene inserito in una doppia busta, poiché dovrà essere spedito in Israele tramite corrieri come Dhl o FedEx''. Successivamente ''il 27 ottobre, al momento dello scrutinio, queste circa cinquemila buste verranno aggiunte al conteggio finale''. In totale ''gli aventi diritto al voto saranno 7.000.331'', ''su una popolazione di circa 10 milioni di abitanti'', ha ricordato Peled, spiegando ''verranno allestiti 12mila seggi elettorali'' in Israele.
''Tutti i partiti, forse fatta eccezione per quelli arabi – concordano pienamente sulle esigenze di sicurezza di Israele. Dunque, non ci saranno grandi differenze, a prescindere da chi verrà eletto, per quanto riguarda la politica di sicurezza e difesa'' ha detto. ''Hamas rimarrà Hamas, Hezbollah rimarrà Hezbollah e le minacce iraniane resteranno tali. Noi dovremo continuare a difenderci nel miglior modo possibile. Di conseguenza, si può dire che queste elezioni riguardino, per molti aspetti, il futuro interno dello Stato di Israele, piuttosto che la sua politica di difesa'', ha spiegato.
Tra i temi in agenda, ad esempio, ''questioni come il livello di partecipazione della popolazione ultra-ortodossa al servizio militare. O ancora, come gestire la cooperazione con l'Autorità Palestinese'', ha spieato Peled.
''In Israele si fanno sempre più insistenti le voci, provenienti anche dall'ufficio del presidente, che auspicano una coalizione ampia, magari un governo di unità nazionale'' aggiunge. ''Credo che la maggior parte degli israeliani preferirebbe evitare un'ulteriore campagna elettorale o un vincitore che ottenga solo un margine risicato'', ha detto Peled. ''Forse dovremmo adottare il sistema elettorale 'alla Meloni', che prevede un premio di maggioranza se si supera il 42% dei voti", ha aggiunto l'ambasciatore spiegando che il sistema elettorale israeliano non prevede un premio di maggioranza.
''Al momento siamo una società piuttosto polarizzata, perché stiamo ancora vivendo il trauma delle conseguenze del 7 ottobre. Siamo ancora in un processo di guarigione. Ma uno dei modi per guarire è cercare di ridurre la polarizzazione e unire le forze'', ha spiegato Peled. ''Per fare un esempio: se Eisenkot emergesse come una figura molto popolare e forte, e lui e Netanyahu riuscissero a trovare un accordo per formare un governo ampio, allora non avrebbero più bisogno di molti dei partiti minori. Il che significa che, meno partiti ci sono, meno concessioni bisogna fare alle varie formazioni minori. Quando invece hai bisogno dei partiti piccoli per raggiungere la maggioranza, sei inevitabilmente esposto a pressioni'', ha notato l'ambasciatore.
''Ritengo che tutti i nostri amici e i Paesi occidentali si aspettino un governo stabile, che mantenga buone relazioni con loro e che, in sostanza, rispecchi il desiderio, condiviso da tutti noi, di raggiungere la sicurezza e la pace nella regione''.
''Ogni Stato ha il diritto di negare l'ingresso a determinati cittadini per svariati motivi. Non posso dirvi quali siano le ragioni specifiche, ma posso confermare che ci è stato chiesto di esaminare il caso'' ha detto l'ambasciatore israeliano in Italia Jonathan Peled commentando la revoca del visto alla giornalista italiana di Radio Popolare Martina Stefanoni che stava per recarsi in Israele per seguire il voto per la sua testata.
''Ne siamo venuti a conoscenza e stiamo approfondendo la questione. In ultima analisi, si tratta di una decisione del ministero dell'Interno; ogni cittadino straniero che entra in Israele deve passare attraverso i controlli di immigrazione e dogana, esattamente come avviene in qualsiasi altro Paese'', ha detto Peled. ''Come ministero degli Esteri, abbiamo chiesto al ministero dell'Interno di chiarire le motivazioni alla base della decisione di non concedere il visto'', ha proseguito l'ambasciatore spiegando di ''non conoscere ancora i dettagli''.
Tuttavia, conclude, ''è un diritto di ogni Paese negare o meno l'ingresso a un cittadino straniero per diverse ragioni: ad esempio, per precedenti penali o perché la persona desta sospetti. Non so quale sia il caso specifico, ma spero che a breve avremo maggiori informazioni".










