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Ultim'ora | 05 novembre 2026, 12:45

De Gregori incanta Roma sotto lo sguardo discreto del fratello Luigi

De Gregori incanta Roma sotto lo sguardo discreto del fratello Luigi

(Adnkronos) -

Chi è che non vorrebbe un fratello che da lontano ti guarda in silenzio? Ti osserva. Forse ti apprezza. Sospira e ti accarezza con gli occhi. Proprio come è successo mercoledì sera, 4 novembre, a Francesco De Gregori con il fratello Luigi Grechi. Il Principe era a Roma, la sua Roma, sul palco del teatro Sala Umberto dove ha portato in un concerto intimo un po’ del suo ultimo disco 'Nevergreen (perfette sconosciute)'. Una carrellata di brani "che non sono mai state hits" ma che De Gregori ha voluto dargli il giusto riconoscimento. Canzoni, che chi è lo segue da sempre, conosce a memoria ma che il grande pubblico forse non ha mai ascoltato o dimenticato. Come 'I muscoli del capitano', 'Penthatlon', 'due Zingari' e 'il’56'. 

Proprio presentando questo pezzo che ha quasi cinquant’anni De Gregori si sofferma in un piccolo ricordo: "Sono nato a Roma, ma da piccolo ho vissuto alcuni anni a Pescara. E io me la ricordo bellissima – dice al microfono, dietro i suoi occhiali scuri ondeggiando in un paio di blue jeans che lo fanno più magro di sempre – Non eravamo una famiglia agiata. Mio padre era un bibliotecario. Vivevamo in una casa senza riscaldamento. E a Pescara l’inverno fa freddo davvero. Ho dei ricordi nitidi, c’era a casa una rivista, credo Epoca, e io ritagliavo le fotografia dei carri armati e ci giocavo. Mio fratello era più grande. Faceva già le scuole medie. E studiava in ginocchio sulla sedia accovacciato sul tavolo". Alza lo sguardo. Forse lo cerca tra la platea esaurita in ogni ordine di posti. "Mio fratello oggi è in sala – rivela con una confidenza che non t’aspetti - E lo devo ringraziare perché è lui che ha portato la musica a casa".

 

Si abbassano le luci. Parte la musica. "A guardare nei ricordi sembra ancora ieri. Che salivo su una sedia per guardare i treni. Da dietro alla finestra su un cortile grande. Un bambino, un bambino. – canta De Gregori illuminato da un faro blu, e circondato da buio - Mio fratello che studiava lingue misteriose. In ginocchio su una sedia coi capelli corti. Eravamo forse solo nel '56. Un bambino, un bambino".  

Ed è in questo momento che dalle pesanti tende amaranto che circondano la platea fa capolino il fratello Luigi Grechi. Anche lui cantante (folk il suo repertorio, il cognome è quello della madre). Barba lunga, jeans, un giaccone a quadri e una camicia chiusa da una piccola cravatta di cuoio, un piccolo lazzetto rigido, come un vero cowboy. Si appoggia al muro quasi senza farsi vedere. E forse nessuno lo nota. E’ lì, impassibile con i suoi 82 anni. Non batte ciglio e non batte il tempo. Fissa il fratello sul palco. Il tempo di una canzone. E scompare dietro le tende prima che le luci tornino a illuminare la platea, prima che qualcuno possa notarlo.  

Si intravede un altro paio di volte. Mentre Francesco intona 'Chiamatemi Mimì', la canzone ispirata da una donna che passeggiava su ponte Garibaldi e che De Gregori pensava fosse Mia Martini ma che solo in seguito scoprì che non era lei, mentre intona 'A ‘Pa' brano dedicato a Pier Paolo Pasolini e si percepisce una certa emozione in sala proprio in questi giorni che la Procura ha aperto il caso sulla sua uccisione. Arriva il bis. E il principe intona la canzone del 'menestrello di Duluth' che proprio stasera canterà a Roma. Parte 'Blowin in the wind' e la domanda soffia nel vento: chi è che non vorrebbe un fratello che da lontano ti guarda in silenzio?

 

 

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