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COSTUME E SOCIETÀ | 10 gennaio 2021, 15:11

Voglia di fare una ciaspolata? Ecco le istruzioni per l’uso

La neve è caduta in abbondanza e fare escursioni con le racchette da neve è un modo per trascorrere una bella giornata tra attività motoria, relax e paesaggi innevati fiabeschi, senza dimenticare le regole di sicurezza che la montagna richiede.

Foto Pixa Bay

Foto Pixa Bay

Le attuali restrizioni anti Covid favoriscono, tra le attività invernali, lo sci di fondo e le ciaspolate, e rispetto a queste ultime, chiediamo qualche suggerimento per chi vuole iniziare a Luca Giraudo, esperta guida escursionistica con brevetto internazionale.

Fare un’escursione con le ciaspole richiede una particolare abilità sportiva o allenamento?

Di per sé le ciaspole, o ciastre in piemontese, sono uno degli strumenti più “democratici” che esistano, non per nulla erano state inventate dai nostri antenati ben prima degli sci e sono sempre rimaste attrezzi utili per lavorare e spostarsi d’inverno.

Ricordo ancora le mie ciastre “a fagiolo”, in legno e corda, che usavo negli anni ‘80, quando il fenomeno di massa attuale era al di là da venire. Andavano bene solo su neve crostosa e in piano, cioè quasi mai, ma erano le uniche sul mercato.

Le racchette da neve sono adatte in particolare per spostarsi su falsopiano e su terreni non troppo ripidi, mentre non sono per nulla pratiche nei traversi a mezza costa.

Oggi ci sono moltissimi modelli, alcuni molto tecnici, che permettono di raggiungere mete anche impegnative, su neve soffice ma anche dura, ghiacciata.

E’ ovvio che ognuno dovrebbe conoscere prima i propri limiti, perché superati questi, e quelli dell’attrezzo, il rischio di farsi male c’è, eccome, anche sulle ciastre. Questo al di là del rischio valanghe, di cui parleremo fra poco.

Come scegliere un itinerario?

Innanzitutto bisogna avere coscienza delle proprie condizioni fisiche. Si è abituati a fare camminate “a secco” di qualche chilometro in pianura e non si sono mai calzate le ciastre? L’itinerario da scegliere dovrà avere allora bassa pendenza, sviluppo non superiore a qualche chilometro, magari con un punto di appoggio per risposarsi a metà cammino. Se infatti nei primi chilometri le energie ci sono ancora, occorre essere consapevoli che con le ciastre si fatica anche in discesa, soprattutto in neve fresca e quindi il ritorno potrebbe essere poco piacevole.

Si è abituati a fare escursioni estive di alcune centinaia di metri di dislivello occorre ridurre di un terzo le nostre velleità, ovviamente se ci si vuole divertire e non tornare troppo affaticati. Ma a ognuno la propria ambizione, naturalmente.

È necessario controllare le condizioni meteo e il rischio valanghe prima di partire?

Come tutte le attività outdoor invernali, anche l’escursionismo con le ciastre deve essere praticato con precauzione e consapevolezza. Una strada di fondovalle, tranquilla e assolata, potrebbe avere al di sopra alti pendii valanghivi, cosa che la rende ben più pericolosa di una schiena ripida e senza alberi. Cosa c’è di più pericoloso che transitare allo sbocco di valloni, che scaricano neve sopra la strada e che accumulano metri e metri in fondovalle?

Quindi oltre alla consultazione delle previsioni meteorologiche, ci sono a mio parere almeno tre cose da fare: selezionare l’itinerario in base alle proprie capacità, verificare la carta delle valanghe edita da Arpa Piemonte, consultare il bollettino meteo dell’AINEVA. Questi sono tre passaggi fondamentali, consigliati anche dal Soccorso Alpino, fanno parte della “prevenzione del rischio” e sono molto importanti. 

Teniamo presente che se con gli sci, in discesa, c’è qualche possibilità di sfuggire al distacco di una valanga, con le ciastre… ahimè, si è destinati ad essere coinvolti. Quindi, meglio prevenire in modo categorico.

Sebbene una buona parte degli itinerari adatti alle ciastre siano a bassissimo rischio valanghe, nella maggior parte dei casi arva, pala e sonda sono altamente consigliati. Questo trittico è fondamentale per la “riduzione del danno”, poiché, nel caso di incidente da valanga, riduce il rischio di morte per ipotermia. Devono essere utilizzati nel modo corretto e necessitano di un certo apprendimento per garantire un minimo di sicurezza. Per questo consiglio a tutti di partecipare a corsi di uso dell’arva organizzati dalle guide alpine o dal CAI.

In questi giorni fra l’altro è in consultazione una legge nazionale che prevederebbe l’obbligo di utilizzo per chiunque si avvicini alla montagna invernale. Non credo, come meglio espresso da tecnici ben più autorevoli di me, che l’obbligo sia la soluzione, perché senza un apprendimento sul campo che innanzitutto approfondisca la sfera della prevenzione, l’arva non ci salverà automaticamente la vita. Meglio imparare a evitare o a ridurre i rischi, e poi premunirsi con tecnologie varie. Se infatti ci mettiamo inconsapevolmente in pericolo, non sarà l’arva che ci eviterà l’incidente.

Come vestirsi?

Consiglio sempre, quando si parte, di togliersi da subito un capo di abbigliamento. Si è arrivati con il piumino addosso? Bene, via nello zaino, si parte con la sensazione di freddo ma dopo pochi minuti ci si è già riscaldati e si riduce il rischio di sudare, cosa che in inverno non è mai piacevole e nemmeno salutare.

Oggi l’abbigliamento intimo tecnico ha raggiunto altissimi livelli ed è fondamentale indossare capi che anche bagnati non trasmettano la sensazione di freddo. Sopra si può indossare un micropile con cerniera davanti, almeno fino al petto, un gilet per i più freddolosi, guanti leggeri ma caldi (i guanti da fondo vanno benissimo), pantaloni invernali, un abbigliamento cosiddetto “a cipolla”, insomma. Scarponi impermeabili (anche quelli estivi vanno bene se in buono stato) e calze spesse a gambaletto. Se si hanno solo doposci sarebbe meglio fossero semi rigidi, la caviglia va sorretta in questo sport, soprattutto in discesa.

Cosa mettere nello zaino?

Innanzitutto gli occhiali da sole e la crema solare, un berretto caldo, uno scalda collo, poi un ricambio intimo, molto importante se si pensa di fare una sosta una volta raggiunta la meta, dei copri pantaloni impermeabili, se la neve dovesse essere pesante e bagnata e per mantenersi caldi, un thermos con una bevanda calda, frutta secca o barrette da consumare dopo un’ora, un’ora e mezza di cammino. Con il freddo non sono consigliate bevande ghiacciate o ad esempio panini con la maionese, che potremmo tranquillamente consumare al nostro arrivo a valle, in un locale caldo.

Sono necessari i bastoncini?

Certamente, sono fondamentali, aiutano a mantenere l’equilibrio in discesa e a spingere in salita, scaricando anche schiena e gambe dal peso dello zaino. Naturalmente quelli telescopici sono i più pratici: vanno regolati come nel Nordic Walking: con il gomito a 90° si impugna la manopola e si regola l’altezza. Un suggerimento pratico: il lacciolo va impugnato come nello sci di fondo, da sotto verso l’alto, non come nello sci alpino. In questo modo la mano spinge sul lacciolo e ciò aiuta nella progressione in salita.

Fare un’escursione con le ciaspole richiede la stessa energia rispetto ad un’escursione estiva o autunnale?

Consideriamo che in un’escursione media di dieci chilometri, compieremmo circa duemila, duemilacinquecento passi a chilometro. Siccome le ciastre pesano circa un chilo un chilo e mezzo l’una, significa che alzeremmo qualcosa come venti tonnellate in più del solito. Infatti chi è poco allenato e alle prime armi accusa sovente dolore agli adduttori o al muscolo iliaco, coinvolti nel sollevamento della gamba.

Quindi, se non si è allenati bisogna programmare un’uscita più breve di quella che faremmo “a secco”, cioè su terreno senza neve.

Quali i tuoi suggerimenti per fare escursioni con le ciaspole in sicurezza, oltre alle regole relative alla pandemia?

Il distanziamento non è solo utile per ridurre i rischi di contagio, ma lo è anche per avere lo spazio di manovra necessario per non farsi male se qualcun’altro scivola.

Affidarsi ad un amico esperto è una buona regola, perché ci solleva dai dubbi basilari che avremmo come principianti, ma bisogna sempre essere consapevoli che il più esperto è anche il più responsabile in caso di incidente. Esistono poi molti siti che descrivono itinerari sulle racchette, ma teniamo presente che le condizioni della neve sono molto variabili e occorre valutare sempre il contesto attuale. Un itinerario semplice una settimana fa potrebbe essere molto pericoloso oggi.

Scarponi alti alla caviglia, le ciastre ben allacciate (non è una banalità ricordarlo, purtroppo), i bastoncini ben serrati, in modo che non si accorcino improvvisamente.

E poi seguire percorsi tracciati, non avventurarsi, se alle prime armi, in fuori pista ripidi.

Ormai basta attendere una mattinata per trovare tutti i percorsi immaginabili già battuti da qualche mattiniero escursionista, che ci ha tolto l’ebrezza della “sindrome dell'esploratore” ma ci ha anche sollevato da una fatica immane, come in questi giorni di neve fresca soffice e abbondante.

Grazie Luca per i tuoi suggerimenti. In merito alle misure previste dal Decreto Legge 5 gennaio 2021 che stabiliscono le regole per le zone arancioni e gialle consultare il sito del Ministero nella sezione delle Faq: www.governo.it/it/faq-natale

http://www.governo.it/it/faq-natale

Dal nostro corrispondente a Cuneo - f.f.

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