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CRONACA | 26 febbraio 2021, 10:04

Ricordo di Paolo Vimercati, un amministratore innamorato del suo paese

Era un ciclone di idee, entusiasmo, vitalità: ora siamo tutti un po' più soli

Ricordo di Paolo Vimercati, un amministratore innamorato del suo paese

La vitalità di certe persone sorprende al punto da farne delle “icone” di attivismo: sono forze della natura alle quali ricaricarsi quando ci si sente un po’ spenti.

Paolo Vimercati era un ciclone che travolgeva con il suo vitalismo e la “fisicità” prorompente, un gigante buono, sempre disponibile per fare, disfare, spostare. La nonna era la pittrice Irene Mazza Gilardi, figlia e allieva di Pier Celestino Gilardi, la madre Giulia Mazza, insegnante di lettere, firmò l’introduzione del volume contenente gli Atti del Convegno organizzato a Campertogno l’8 ottobre 2005, dedicato al nonno pittore Pier Celestino Gilardi, il padre era il conte Vimercati Sozzi De Capitani, appartenente alla nobiltà bergamasca, ma Paolo non citava mai questi nobili ascendenti, perché aveva uno spirito pratico, che gli proveniva dalla sua formazione di ingegnere: fortemente radicato nel presente si era occupato di funivie e da anni lavorava come tecnico al Comune di Quarona.

Fu sindaco di Campertogno per vent’anni: un impegno politico non legato ad un partito, ma come espressione di una lista civica, in questa veste ufficiale firmò l’introduzione al volume degli Atti della Giornata di Studi dedicata al pittore Camillo Verno, che si tenne a Campertogno il 17 settembre 2011, pubblicati nel 2014, che attendono ancora di essere presentati pubblicamente. Nel 2019, in occasione delle Giornate di Primavera del Fai, che la Delegazione Valsesiana aveva incentrato su Campertogno, offrì la più ampia collaborazione. A mezzogiorno di quella domenica assolata di marzo era in piazza con le associazioni (Pro loco, Gruppo Alpini e Comitato Carnevale) a preparare il rugacc, una gustosa specialità rustica locale a base di polenta, cipolle soffritte e toma, servendolo con un sorriso arrotondato su quella erre inconfondibile.

Convinto sostenitore della stagione di spettacoli in quel teatro Frà Dolcino che è davvero un piccolo gioiello di famiglia, era sempre presente agli spettacoli e generoso negli elogi. 

Il cuore di botto ha ceduto, senza dare preavviso, sul volto di Paolo si sarà stampata l’incredulità per quel forzato stop: c’erano ancora tante cose da fare per il suo paese, per la sua gente, per questa valle, ma certo troverà il modo di aggiustare qualcosa anche lassù.

Mi piace ricordarlo nella giornata in cui fu inaugurata la Biblioteca intitolata a don Pier Cesare De Vecchi, con la fascia da sindaco e quel sorriso cordiale, accanto a don Marco e a Dina Traversaro, orgoglioso delle mille potenzialità del suo piccolo paese di montagna, che ha espresso, artisti, uomini di cultura e di grande spiritualità, come don Pier Cesare, e ora potremo dire anche amministratori “innamorati”.

Dal nostro corrispondente di Vercelli - bi.me.

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