Venerdì 16 gennaio a Grignasco, in chiesa parrocchiale, un pubblico numeroso ed attento, tra il quale anche il Sindaco Roberto Beatrice, ha accolto il ritorno della tavola cinquecentesca “Genealogia della Vergine” del pittore astigiano Gandolfino da Roreto, opera di grande raffinatezza, dalla storia misteriosa, che ha sempre incuriosito i visitatori per l’affollamento dei personaggi e la presenza dei numerosi bambini. L’incontro, presentato da Paolo Cavagliano, Presidente dell’Associazione Punto Arte Onlus, è stato dedicato a Paolo e Pinuccio Sitzia che con don Gianfranco Regalli, nel 2008 fondarono l’Associazione e promossero gli studi ed il successivo restauro della preziosa tavola, realizzato tra il 2022 e il 2024 presso il Centro Conservazione Restauro “La Venaria Reale”, che ha restituito piena leggibilità ai dettagli cromatici e alla raffinatezza della pittura di Gandolfino. Dal 17 ottobre 2025 all’11 gennaio 2026 la tavola era stata esposta a Varallo, a Palazzo dei Musei in una mostra dossier La Sacra Parentela di Gandolfino da Roreto. Restauro e Confronti, promossa dalla Parrocchia di Grignasco, dalla Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per le province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli, dal Centro Conservazione Restauro “La Venaria Reale” e dal museo. La mostra proponeva, per la prima volta affiancate, due preziose tavole con la Sacra Parentela o Genealogia della Vergine dipinte, nel primo Cinquecento, da Gandolfino da Roreto, tra i protagonisti del Rinascimento in Piemonte, provenienti dalla chiesa di Santa Maria Assunta di Grignasco e dalle raccolte torinesi di Palazzo Madama. Cavagliano ha ricordato come nel febbraio 2020 Punto Arte Onlus avesse dedicato il quinto dei Quaderni dedicati alla Chiesa di Maria Vergine Assunta, curato da Anna Maria Marchetti Grasso, con fotografie di Roberto Sagliaschi, proprio a questa tavola: “La sacra parentela. Gandolfino da Roreto. (XVI secolo)”. L’iscrizione apocrifa, leggibile nella parte alta del dipinto, che lo attribuisce a Gaudenzio Ferrari, venne presto messa in dubbio dagli studiosi più competenti, mentre la corretta attribuzione a Gandolfino fu fatta dal pittore Franco Fizzotti nel 1954. Il restauro è stato preceduto dallo studio preliminare della grignaschese Francesca Erbetta e da indagini di tipo scientifico su questo “quadro misterioso”, del quale non c’era traccia nella storia, fino alla donazione del Conte Viotti nel 1830. Gli interventi sono stati aperti dai saluti istituzionali del Parroco Don Marco Borghi, che ha osservato come l’opera donata dal Conte Viotti con il vincolo che non fosse mai alienata, sia pienamente inserita nel contesto storico artistico della Chiesa dell’Assunta, valorizzata dal riposizionamento nel 1907 su un pilastro a lato della balaustra dell’altare, con l’aggiunta della fastosa cornice dorata realizzata appositamente da valenti scultori grignaschesi, lasciando la coeva cornice cinquecentesca nella primitiva collocazione. Paolo Mira, responsabile dell’Ufficio Provinciale Beni Culturali, ha ricordato la passione e l’impegno dei fratelli Sitzia, esprimendo la sua grande gioia nel vedere restituita alla Comunità un’opera importante, che testimonia una storia di amore, conservazione e valorizzazione, unendo il valore artistico a quello devozionale. Anna Maria Marchetti Grasso ha saputo intrecciare il racconto storico con l’aspetto più umano e simbolico dell’opera, restituendo al pubblico una lettura viva e accessibile: “Quest’opera ci può ancora dire molte cose, se le concediamo il tempo per farlo, inoltrandoci per i sentieri interpretativi intriganti e inaspettati, illustrati nello studio pubblicato nel 2020”. Simone Baiocco, Conservatore di Palazzo Madama, trent’anni fa aveva incentrato la sua tesi di laurea, guidata dal Professor Giovanni Romano, sull’opera di Gandolfino: venne a Grignasco e fu accolto dai fratelli Sitzia. Nel suo intervento ha approfondito la forte relazione del pittore astigiano con la cultura artistica internazionale contemporanea. Il tema della Sacra Parentela, descritto nei Vangeli Apocrifi, incentrato sulla discendenza di Sant’Anna attraverso i suoi tre matrimoni, dai quali nacquero tre figlie, tutte e tre di nome Maria, da cui si generò una vasta discendenza dei “cugini” di Gesù - tradizione iconografica che dopo il Concilio di Trento non ebbe più nessuno spazio - fu di rara diffusione in Italia, ma molto popolare in area transalpina, in particolare fiamminga e renana, con l’insolita presenza del soggetto nel Piemonte Meridionale e nel Ponente Ligure, territori in cui all'inizio del XVI secolo Gandolfino da Roreto e Lorenzo Fasolo dipinsero le uniche testimonianze della Genealogia della Vergine in Italia: “In quell’Europa dei commerci gli scambi culturali avvenivano ad una velocità cui non siamo abituati a ragionare. Osservando questa storia matrilineare pensiamo anche all’importanza delle donne in quel secolo. Gandolfino fu un attento lettore delle novità culturali e si lasciò influenzare da tutte le provocazioni stilistiche delle quali venne a conoscenza, diventando collaboratore di un maestro più moderno come Pietro Grammorseo, pittore fiammingo morto a Casale giovanissimo, prima del 1531. Siate dunque orgogliosi di conservare a Grignasco un dipinto di richiamo ad una cultura così ricca di stimoli da non temere il confronto con il grande Gaudenzio Ferrari”. L’ultimo intervento è stato fatto dal Professor Don Damiano Pomi, che fu Parroco a Grignasco, e ha ricordato l’opera e il valore dei fratelli Sitzia, prematuramente scomparsi. Il suo intervento è stato incentrato sull’iconografia di questa tavola. Sant’Anna è la protagonista, ma la centralità del dipinto è riservata alla Vergine e al Bambino: “Questo quadro non è nato per questa chiesa, quindi è decontestualizzato, e non conosciamo la finalità per la quale fu realizzato, forse era legato all’Ordine Francescano o a Confraternite legate al culto di Sant’Anna”. Pomi ha ricordato come in Valsesia siano visibili storie dei Vangeli canonici, collegate al culto di Sant’Anna, nella Cappella di Loreto, alle porte di Varallo, nella chiesa di Doccio, in quella di Verzimo, nella cappella della nascita della Vergine al Sacro Monte. Al Sacro Monte esisteva anche una cappella dedicata a Sant’Anna, ma fu distrutta negli anni Trenta per far posto alla funivia. Sant’Anna Metterza - termine derivato dal volgare medievale “Mi è terza”, riferendosi a Sant'Anna, madre di Maria, che si mette per terza nella gerarchia della famiglia divina, accanto a Maria e Gesù - è raffigurata in San Giovanni al Monte di Quarona, all’oratorio di San Lorenzo al Seccio, nella chiesa di San Marco a Varallo. Concludendo Pomi ha invitato a meditare anche sulla raffigurazione di: “Una vita familiare non così lontana dalle storie delle nostre famiglie”. La serata, intervallava sapientemente parole, immagini e musiche di Josquin Desprez, uno dei più importanti compositori rinascimentali che hanno rappresentato la cosiddetta “Scuola fiamminga”, coeva alla produzione artistica di Gandolfino da Roreto. Nell’Ave Maria, proposta nella versione dei Cantores Mundi, diretti da Mino Bordignon, si sono riascoltate con commozione le voci di Paolo e Pinuccio Sitzia. L’eredità d’affetti si coniuga con quella degli studi, sempre caratterizzata da una grande generosità umana e intellettuale.
In Breve
martedì 20 gennaio
lunedì 19 gennaio















