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EVENTI | 28 gennaio 2026, 09:58

Borgosesia, la mostra “Quelli che potevano parlare” di Ireneo Passera: sculture e memoria contro l’orrore dei genocidi

Borgosesia, la mostra “Quelli che potevano parlare” di Ireneo Passera: sculture e memoria contro l’orrore dei genocidi

Borgosesia, la mostra “Quelli che potevano parlare” di Ireneo Passera: sculture e memoria contro l’orrore dei genocidi

Quando l’orrore e la violenza vanno oltre il limite umano diventano irraccontabili. Prendendo spunto da una performance teatrale dell’attore Andrea Pennacchi che racconta il tormento del padre dopo il ritorno dall’esperienza atroce del concentramento a Ebensee (Austria): "...Forse questo è il problema: che chi poteva, chi aveva qualcosa da dire, non ha parlato, non voleva parlare. E così, adesso, si trovano a parlare quelli che non ne sanno niente, quelli che non dovrebbero", Ireneo Passera, bergamasco di origine, ma residente a Borgosesia, ha ideato e realizzato la mostra “Quelli che potevano parlare”, pensata per ritrovare la memoria, su massacri, stermini, genocidi, nella quale è la forma artistica che prende la parola e prova ad esprimere l'inesprimibile, l'inimmaginabile, l'orrore indicibile, sviluppa un percorso in cui l’artista prova a "parlare" con un altro linguaggio, quello delle emozioni, del sentimento, del dolore, della morte, che permette all’arte di rendere intelligibili i sentimenti più profondi dell’uomo. La trama delle parole "non dette" costituisce il "filo rosso" della mostra. Per chi non ha potuto parlare della sua esperienza estrema di violenza, abuso, annullamento, sofferenza, perché schiacciato, impedito da un immenso e inconcepibile dolore, che richiede di essere ri-vissuto e reso visibile a chi non l'ha mai provato, interviene la scultura che “parla” attraverso la forma e la materia. In mostra sono esposte dieci opere - di cui una composta da cinque sculture - realizzate in un lungo arco di anni, dal 2003 al 2026, utilizzando materiali diversi: dal marmo pario, allo statuale, al lapidale, ma anche legno: ebano, bosso, rovere, pietra pomice, ferro, ottone, gesso. L’allestimento, realizzato all’interno del cinema Lux, prevede la presentazione di una prima scultura, di grande impatto emotivo, collocata nell’atrio d’ingresso: una figura accovacciata e nuda che si autocensura: “L’angoscia di raccontarsi”, per poi proseguire al piano superiore, nella galleria, dove è stato creato un percorso obbligato, delimitato da grigliati metallici, che permette di osservare le opere da tutti i punti di vista. Dopo il “Rimpianto di Adamo”, una mano che schiaccia la mela, causa della cacciata dall’Eden, si passa a “La banalità del male” che riprende il titolo del volume della filosofa Hannah Arendt, riferito a persone comuni, senza particolari inclinazioni malvagie, che commettono atrocità in un sistema totalitario, semplicemente rinunciando alla propria capacità di pensare criticamente e di distinguere il bene dal male, obbedendo ciecamente agli ordini e diventando meri ingranaggi della macchina burocratica. Questa fu la prima opera scolpita da Ireneo Passera nel 2003. E’ facile infierire sul nemico ucciso, accanendosi senza pietà contro chi ormai non fa più paura, ma l’artista invita a: “Non infierire su Golia” arrestando la mano che impugna una pietra con la quale schiaccia la testa di Golia. Nella “Pentalogia” sono presentati i vari gradini dell’annullamento dell’essere umano, con le successive trasformazioni e la perdita dei capelli, dei denti, di ogni fattezza umana. L’ultima figura, realizzata espressamente per questa mostra, al posto dei denti e delle pupille ha delle pallottole, premessa per la successiva: “Avidità infinita”, in cui un un bruco umano defeca fili spinati che sono il suo nutrimento, mentre in “Essere o non essere” , una minuscola figurina di uomo scheletrico, realizzato in legno d’ebano, è l’emblema di tutte le povertà e imperfezioni del mondo: razzismo, discriminazione, intolleranza, segregazione, menefreghismo, qualunquismo, fragilità, viltà, superficialità, banalità. “Tra odio e amore” fu ispirata dal genocidio del Ruanda nel 1994: una donna Tutsi cerca di trattenere la creatura che porta nel grembo, lacerato da una profonda fenditura verticale. Il 14 giugno 2023, a 47 miglia dalla costa greca, il peschereccio Adriana affonda portando con sé oltre seicento persone: fu il naufragio più grave nella storia recente del Mediterraneo: Passera lo racconta in “Mare nero”, con teste disarticolate ributtate dal mare sulla spiaggia. L’ultima opera, un uomo con un mattone in bocca che gli impedisce di parlare, racchiude un interrogativo reale e metaforico rivolto a tutti i visitatori: “Rimani senza parola?”: terribile monito rivolto alla cancellazione della memoria, che potrebbe portare alla tragica ripetizione di quanto era già accaduto. Gianna Poletti, Assessore alla Cultura del Comune di Borgosesia, ha ringraziato tutti coloro che tengono viva la Memoria. Al termine della mostra Simona Carini ha presentato la Scuola di Politica, progetto ideato, organizzato e finanziato dal Collettivo Impegno Attivo Valsesia, curato dal Professor Raffaele Mantegazza dell’Università di Milano-Bicocca, percorso formativo che nel precedente anno scolastico era stato articolato in tre incontri cui avevano partecipato numerosi studenti provenienti dalle scuole superiori di Borgosesia: “L’impatto formativo è andato ben oltre il semplice successo in termini di partecipazione, smentendo lo stereotipo dell’apatia giovanile rivelandosi come una efficace integrazione al progetto formativo scolastico: i giovani si sono sentiti finalmente liberi di poter esprimere le loro opinioni”. La seconda edizione della Scuola di Politica prevede quattro incontri distribuiti lungo l’anno scolastico, sempre condotti dal Professor Mantegazza, incentrati su un tema scelto dai ragazzi stessi: la violenza e la non violenza. Il secondo incontro si svolgerà il 29 gennaio e avrà come titolo: “La violenza come mortificazione: Auschwitz e poi…”, che riflette proprio i concetti espressi in questa mostra dura e sofferta, che certo non offre una visione rassicurante di questo nostro mondo. Il Collettivo Impegno Attivo Valsesia con l’Anpi Sezione di Borgosesia e Istorbive, martedì 27 gennaio, presso la Torre campanaria, dalle 10 alle 19 ha organizzato la Staffetta della Memoria, in cui settanta persone si sono alternate senza interruzione nella lettura dei nomi dei deportati vercellesi, biellesi e valsesiani nei lager nazisti e di testimonianze e brani sui temi della Shoà e della deportazione. La mostra “Quelli che potevano parlare”, sarà visitabile fino al 31 gennaio, ogni giorno dalle 18 alle 20, con la presenza dello scultore Ireneo Passera: un’occasione da non perdere.

Piera Mazzone

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