Undicesimo appuntamento con la rubrica musicale, “Riascoltati per voi”. Dopo il blues vissuto e sudato dei Rolling Stones, facciamo un bel salto indietro e torniamo al 1976, con un disco che profuma di pub affollati, amplificatori al massimo e rock’n’roll suonato senza chiedere permesso. Gli AC/DC sono ancora all’inizio della loro carriera, ma hanno già le idee chiarissime: pochi fronzoli, tanta energia e canzoni che ti entrano in testa e non ti mollano più. Tutto questo è “Dirty Deeds Done Dirt Cheap”, uno di quei dischi che non cercano di sembrare importanti. Lo diventano e basta!
“Dirty Deeds Done Dirt Cheap” è rock allo stato puro, è sporco ed irresistibile, in questo disco gli AC/DC non sono ancora la macchina da stadio che diventeranno negli anni successivi, bensì sono una band affamata, ruvida, che suona come se ogni pezzo fosse una sfida. Il tutto condito da riff semplicissimi ma al tempo stesso micidiali. E poi, scusate se è poco, ma c’è Bon Scott, voce carismatica e irriverente, che canta come se stesse raccontando storie davanti ad una birra media. Lui è l’anima del disco: non era solo un cantante ma era un vero e proprio personaggio. In questo album gioca con la voce, provoca, ride, ringhia, rende ogni brano riconoscibile e vivo. I testi sono semplici, spesso maliziosi, ma sempre efficaci, qui non si cerca di certo la filosofia, ma rock’n’roll puro, quello che ti prende alla pancia.
Credo che il segreto di questo disco stia tutto nella chitarra di Angus Young: riff grezzi e potenti che ti entrano in testa fin dal primo ascolto. La ritmica è compatta, dritta come un treno che non si vuole fermare. Nessun assolo infinito, nessuna complicazione inutile. Così come gli arrangiamenti sono essenziali: voce, chitarre, basso e batteria. Tutto al posto giusto, tutto molto ma molto potente. È un disco che dimostra come, con poche idee ma chiarissime, si possa fare della grande musica.
“Dirty Deeds Done Dirt Cheap” è il classico album da ascoltare ad volume esageratamente alto, magari in macchina o mentre fai qualcosa che ti richiede una scarica di adrenalina pura. Funziona benissimo anche come colonna sonora di una giornata no: ti rimette in moto senza troppe parole. Non serve concentrarsi troppo: basta lasciarsi trascinare dai riff e dal ritmo e tutto il resto vien da sé, perché gli AC/DC non inventano il rock, ma lo suonano meglio di tanti altri.
I miei brani preferiti sono: "Dirty Deeds Done Dirt Cheap", "Love at First Feel", "Problem Child", "There's Gonna Be Some Rockin'", "Ain't No Fun (Waiting Round to Be a Millionaire)", "Ride On" e "Squealer".
Voto: 9
Tracce:
1) Dirty Deeds Done Dirt Cheap – 3:46
2) Love at First Feel – 3:05
3) Big Balls – 2:39
4) Rocker – 2:46
5) Problem Child – 5:43
6) There's Gonna Be Some Rockin' – 3:14
7) Ain't No Fun (Waiting Round to Be a Millionaire) – 6:57
8) Ride On – 5:47
9) Squealer – 5:12
Durata: 42 minuti.
Formazione:
- Bon Scott - voce
- Angus Young - chitarra
- Malcolm Young - chitarra
- Mark Evans - basso
- Phil Rudd - batteria
Dopo aver ascoltato le ultime note, ci congediamo da “Dirty Deeds Done Dirt Cheap” degli AC/DC, il disco che per questa settimana è stato la nostra macchina del tempo. Questo nostro viaggio non è mai statico; ogni riascolto svela una nuova strada, un nuovo dettaglio nascosto che merita di essere visitato. Fatemi sapere le vostre impressioni, i vostri ricordi e le vostre riflessioni.
Grazie per aver condiviso la rotta anche questa settimana, il prossimo vinile è già sul piatto. A presto!











