Alberto Antonello descrive il perdono come una parola facile da pronunciare, ma molto più complessa da vivere. Non coincide con il negare l’offesa o con il minimizzare il male ricevuto: al contrario, è una decisione interiore che permette di non restare imprigionati nella ferita. Il passato, in questa prospettiva, non viene cancellato, ma riletto in modo diverso.
La riflessione tocca anche un altro aspetto centrale, quello del perdono verso sé stessi. Guardare alla propria storia senza condanna, riconoscere errori e limiti, può diventare il primo passo per ricominciare davvero. È qui che il perdono smette di essere un tema morale e assume il valore di un gesto profondo di libertà.
Nel richiamo evangelico proposto da Antonello, il perdono non appare come debolezza né come rinuncia alla giustizia, ma come una forza capace di generare pace interiore. Non sempre ricuce i rapporti, ma cambia il cuore di chi sceglie di praticarlo. Perdonare significa decidere che non sarà il male ad avere l’ultima parola.











