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Varallo-Civiasco | 14 maggio 2026, 11:35

Massimo Paracchini espone alla Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea di Varallo

Massimo Paracchini espone alla Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea di Varallo

Massimo Paracchini espone alla Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea di Varallo

L’opera a Palazzo d’Adda

L’artista Massimo Paracchini parteciperà alla terza Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea Città di Varallo 2026, dopo le recenti esposizioni in Canada, in Svizzera e a Milano.

Paracchini sarà presente con l’opera “Magmatic Kromoexplosion Vortex in Psychotrance”, che verrà esposta a Palazzo d’Adda, in piazza Generale Antonini 2. L’inaugurazione della Biennale è in programma domenica 24 maggio alle 10, mentre la cerimonia di chiusura si terrà sabato 6 giugno.

La Biennale e il ruolo di Varallo

La manifestazione è organizzata dall’associazione culturale SoffidArte, nata con l’obiettivo di promuovere la cultura e l’arte in tutte le sue forme, offrendo agli artisti occasioni per esporre e raccontarsi attraverso le proprie opere.

Anche l’edizione 2026 coinvolgerà numerosi artisti nazionali e internazionali, con opere di pittura, scultura e fotografia. La Biennale si conferma così come un appuntamento dedicato all’arte contemporanea a 360 gradi, inserito in un contesto di particolare valore storico e culturale come Varallo, città d’arte, capoluogo della Valsesia e considerata tra i borghi più belli d’Italia.

Un’opera già esposta a New York

“Magmatic Kromoexplosion Vortex in Psychotrance” era già stata scelta ed esposta all’Art Expo di New York nel 2025, dove ha riscosso un importante apprezzamento di critica e pubblico.

L’opera, realizzata nel 2024, misura 80 x 90 x 11 centimetri ed è una tecnica mista su tela applicata su tela. Al centro della composizione c’è il tema del vortice, elemento strutturale che rompe la staticità della superficie e diventa punto di origine di una deflagrazione cromatica, una “kromoexplosion” di colori magmatici.

La tecnica di Paracchini

Il lavoro di Massimo Paracchini si fonda sulla tecnica da lui ideata del Free Sprinkling Overflowing e Sparkling, un’aspersione libera di colore che genera spessori materici e vibrazioni profonde.

Il colore, nelle sue opere, non ha una funzione soltanto decorativa, ma viene inteso come materia in espansione. Le superfici diventano così finestre cosmiche, in cui il gesto artistico, il movimento e la tridimensionalità creano composizioni che l’artista definisce spesso pittosculture.

Vetrine per la pace

Dal 15 maggio al 15 giugno, sempre a Varallo, sarà esposta anche un’altra opera di Paracchini, “Peace Rainbow Vortex in Kromotrance”, nell’ambito dell’iniziativa “Vetrine per la pace”. L’opera sarà visibile in una delle vetrine della città.

Il lavoro, una tecnica mista su tela applicata su tela di 50 x 44 x 8 centimetri, unisce il simbolismo del vortice e dell’arcobaleno. Il movimento del “Rainbow Vortex” richiama la genesi dell’universo e l’espansione della coscienza, mentre i colori dell’arcobaleno rappresentano la pluralità delle vibrazioni cosmiche. Il riferimento alla pace suggerisce una rinascita armoniosa, un equilibrio nato dal caos attraverso l’arte e l’amore.

Un linguaggio tra materia e visione

Nella ricerca teorica dell’artista, raccolta anche nei suoi scritti di “Eidetica Trascendentale dell’arte”, il vortice diventa un elemento simbolico centrale: un movimento che può portare verso il “punto zero”, l’origine, ma anche spingere verso l’infinito e una dimensione oltre il tempo e lo spazio.

Le opere di Paracchini si configurano quindi come trascrizioni visive di flussi di energia, dove il caos del gesto trova equilibrio nella forma astratta del vortice. Un linguaggio che mette insieme materia, colore, movimento e riflessione cosmica.

Referenze artistiche

Le referenze dell’artista sono presso la Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli, la Galleria Noli Arte di Noli, la Galleria d’Arte Dozzi di Castelletto Ticino e Rosso Smeraldo Arte di Vercelli.

La presenza di Massimo Paracchini alla Biennale Internazionale di Varallo aggiunge così un nuovo tassello a un percorso espositivo già sviluppato in Italia e all’estero, portando nel contesto storico di Palazzo d’Adda una ricerca artistica fortemente personale, materica e visionaria.

Redazione J.B.

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