(Adnkronos) - L'Intelligenza Artificiale è già entrata nel lavoro quotidiano dei manager italiani, ma non ancora con la stessa intensità nelle strategie, nella governance e nelle competenze delle organizzazioni.
È questa la principale evidenza che emerge dall'AI management index (Aimi), il primo indice italiano dedicato alla misurazione della maturità manageriale nell'adozione e nella governance dell'Intelligenza Artificiale, realizzato da Cida- Confederazione italiana dei dirigenti e delle alte professionalità – e AI4I, l'Istituto italiano per l'Intelligenza Artificiale. Presentato oggi alla Camera dei Deputati nell'ambito di ‘Leadership e governo dell'Intelligenza Artificiale’ - primo appuntamento nazionale delle celebrazioni per gli 80 anni di Cida - l'indice ha coinvolto circa 1.800 dirigenti e manager pubblici e privati con l'obiettivo di comprendere il livello di preparazione reale delle organizzazioni italiane di fronte alla più importante trasformazione tecnologica degli ultimi decenni. All'iniziativa hanno preso parte, tra gli altri, il sottosegretario di Stato ai Rapporti con il Parlamento Paolo Barelli, il Segretario dell'Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati Francesco Battistoni, il Ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo, l'eurodeputato Brando Benifei e il deputato Antonio Baldelli, presidente dell'Intergruppo parlamentare ‘AI Empowerment e Mercati Emergenti’, insieme a rappresentanti del mondo delle istituzioni, delle imprese, dell'università e della ricerca.
"L'AI Management Index ci dice che il management italiano è già entrato nell'era dell'Intelligenza Artificiale. La vera sfida, oggi, non è adottare la tecnologia ma governarla. L’'AI non riduce il bisogno di leadership: lo aumenta, lo concentra. Più cresce la capacità delle macchine, più diventano importanti il giudizio umano, la responsabilità delle decisioni e la capacità di dare una direzione al cambiamento. È su questo terreno che si giocherà una parte importante della competitività del Paese nei prossimi anni. Il vero banco di prova non sarà la capacità di costruire macchine sempre più intelligenti, ma un'Italia capace di utilizzare quell'intelligenza per generare crescita, lavoro di qualità e sviluppo. In altre parole, una società all'altezza dell'intelligenza che stiamo creando", afferma Stefano Cuzzilla, presidente di Cida.
Secondo Fabio Pammolli, presidente di AI4I: "La missione di AI4I consiste nel creare le condizioni affinché l’Intelligenza Artificiale contribuisca alla competitività del sistema produttivo italiano attraverso ricerca, infrastrutture avanzate, trasferimento tecnologico e sviluppo delle competenze. I risultati dell’AI Management Index confermano che il management italiano sta affrontando questa trasformazione con attenzione, curiosità e crescente consapevolezza. Certo è che le competenze rappresentano uno dei principali fattori di sviluppo per questa nuova fase. Formazione continua, discipline STEM, collaborazione tra università, ricerca e imprese e valorizzazione dei talenti sono elementi essenziali per accompagnare l’evoluzione delle organizzazioni e tradurre il progresso tecnologico in produttività, innovazione e impatto industriale. In questo quadro, il lavoro svolto da Cida assume un valore strategico. Accompagnare manager e alte professionalità nella comprensione e nel governo dell’Intelligenza Artificiale significa rafforzare la capacità del Paese di utilizzare le nuove tecnologie in modo efficace, responsabile e orientato allo sviluppo economico e sociale".
Per Cida, i risultati dell’AI management index indicano e confermano alcune priorità strategiche per accompagnare la trasformazione dell’Intelligenza Artificiale in Italia. 1) Investire sulle competenze, rafforzando la formazione continua dei manager e dei lavoratori e promuovendo modelli di apprendimento integrati nei processi organizzativi. 2) Sostenere ricerca e innovazione, favorendo la crescita di un ecosistema nazionale ed europeo dell’AI capace di competere a livello globale.3) Costruire una governance dell’innovazione, con regole chiare, responsabilità definite e un quadro normativo che favorisca lo sviluppo senza frenare la competitività.4) Accelerare la modernizzazione della Pubblica Amministrazione, valorizzando l’AI come leva per aumentare efficienza, qualità dei servizi e capacità amministrativa.
5) Rafforzare la sovranità tecnologica europea, riducendo le dipendenze strategiche e promuovendo un modello di sviluppo fondato su autonomia, sicurezza e valorizzazione del capitale umano. 6) Adeguare politiche fiscali e welfare alla transizione tecnologica, affinché una parte dei guadagni di produttività generati dall’AI torni al lavoro, attraverso strumenti fiscali e contrattuali capaci di sostenere competenze, redditi e qualità dell’occupazione.
"L'Intelligenza Artificiale sarà davvero un'opportunità se sapremo utilizzarla per valorizzare il capitale umano e non per sostituirlo. Dobbiamo fare in modo che una parte della produttività generata dall'innovazione venga reinvestita nelle persone, nella formazione continua, nell'aggiornamento delle competenze e nell'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. La sfida non riguarda soltanto la tecnologia, ma il modello di sviluppo che vogliamo costruire. L'Italia dispone di un patrimonio unico di creatività, competenze e saper fare che rappresenta la vera forza del Made in Italy. L'AI può aiutarci a rafforzarlo e renderlo ancora più competitivo, a condizione che resti uno strumento al servizio della persona, del lavoro e della crescita del Paese". conclude Cuzzilla.











