(Adnkronos) - In Italia il morso di vipera "è un evento piuttosto raro, ma può rappresentare un rischio significativo, soprattutto nei bambini. A parità di quantità di veleno inoculato, infatti, il peso corporeo inferiore dei più piccoli può rendere gli effetti più gravi rispetto agli adulti. Per questo, in ambito pediatrico, la prevenzione è fondamentale". Così all’Adnkronos Salute Marco Marano, responsabile del Centro Antiveleni dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e membro della Società Italiana di Tossicologia (Sitox) in occasione del 23esimo congresso nazionale della società scientifica a Bologna.
Durante la bella stagione, in particolare in primavera e in estate, "i bambini trascorrono più tempo all’aria aperta e aumentano quindi le occasioni di esposizioni all’aperto. È importante – spiega Marano - che le attività all’esterno si svolgano sotto la supervisione di un adulto e che vengano adottate alcune semplici precauzioni, come indossare pantaloni lunghi e scarpe chiuse, soprattutto durante escursioni, passeggiate nei boschi, nei prati o anche nei giardini. I bambini, per loro natura, tendono infatti a esplorare l’ambiente circostante e possono esporsi più facilmente a situazioni di rischio".
Nel caso di un morso di vipera, "è essenziale mantenere la calma – raccomanda Marano -. Va ricordato che non sempre il serpente inietta il veleno: in alcuni casi si verifica un cosiddetto “morso secco”, cioè senza inoculazione di veleno". In attesa dei soccorsi, "l’obiettivo è limitare la diffusione dell’eventuale veleno nell’organismo attraverso il sistema linfatico e circolatorio. Per questo è consigliabile immobilizzare l’arto colpito e ridurre al minimo i movimenti del bambino o dell’adulto, rimuovendo anche anelli, bracciali e orologi che potrebbero rappresentare un pericolo per la presenza di edema e processi infiammatori. È poi necessario raggiungere il prima possibile un ospedale, dove il paziente potrà essere valutato dai medici e, se necessario, sottoposto alle cure più appropriate dal punto di vista clinico e terapeutico" conclude.











