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EVENTI | 17 giugno 2026, 12:05

Lions Club Valsesia, Camillo Paffoni racconta il laboratorio di restauro dell’isola di San Giulio

Lions Club Valsesia, Camillo Paffoni racconta il laboratorio di restauro dell’isola di San Giulio

Lions Club Valsesia, Camillo Paffoni racconta il laboratorio di restauro dell’isola di San Giulio

L’incontro dedicato al monastero benedettino e a una realtà conosciuta nel mondo per il restauro dei tessuti

Una serata dedicata alla storia, alla spiritualità e all’arte del restauro. Martedì 9 giugno 2026, il Lions Club Valsesia ha ospitato Camillo Paffoni, Past President del Lions Club Borgomanero-Cusio, per un intervento sul Laboratorio di restauro del Monastero Benedettino dell’isola di San Giulio.

Paffoni, accompagnato da Patrizio Crolla, presidente del Lions Club Borgomanero Host, ha ripercorso la storia del monastero e la nascita di un laboratorio artigianale che nel tempo è diventato un punto di riferimento internazionale per il restauro di tessuti, stoffe e paramenti.

Dalla leggenda di San Giulio alle monache benedettine

L’intervento ha preso avvio dalla storia dell’isola di San Giulio e dalla figura del santo che, insieme a San Giuliano, partì da Egina per evangelizzare il territorio, arrivando secondo la tradizione su un’isola infestata dai serpenti.

Le prime sette monache benedettine giunsero sull’isola nel 1972 dal monastero di Viboldone, ottenendo dal vescovo di Novara Aldo Del Monte l’autorizzazione a vivere nel monastero. I primi anni furono particolarmente difficili: l’edificio era fatiscente e richiese un impegno costante per essere recuperato.

Fedeli al principio dell’Ora et Labora, le monache trasformarono progressivamente il monastero e, grazie al contributo di alcuni insegnanti dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, avviarono nel 1984 un piccolo laboratorio di restauro artigianale.

Il ruolo di Camillo Paffoni

Un passaggio importante nella crescita del laboratorio arrivò anche grazie alla collaborazione di Camillo Paffoni, perito chimico diplomato a Biella e amministratore dell’omonima azienda di trattamenti galvanici.

Con il suo supporto fu organizzato un laboratorio tecnico-chimico e venne acquistata una lavatrice semi-industriale Miele dotata di un centinaio di programmi. Da quel nucleo iniziale l’attività si sviluppò progressivamente, fino a ottenere una fama sempre più ampia.

Oggi il laboratorio dispone di una banca campionature di circa settemila pezzi, può intervenire su diversi tipi di fibre, effettuare analisi dei coloranti, utilizzare macchine speciali per la campionatura e strumenti per le tinture.

Il restauro dei manufatti tessili

Durante la serata Paffoni ha proiettato un filmato di circa trenta minuti dedicato all’attività sull’isola, svolta sempre in collegamento con le competenti Soprintendenze.

Il percorso di restauro inizia dall’arrivo del manufatto ammalorato, che viene esaminato, fotografato, studiato e osservato al microscopio digitale. Seguono le fasi di pulitura, tintura, eventuale rimozione di materiale difettoso, consolidamento ad ago con cuciture “a pennello” e, quando necessario, restauro delle frange. Una volta concluso il lavoro, il manufatto viene confezionato e imballato prima della restituzione ai committenti.

Nel monastero è presente anche una camera anossica, utilizzata come soluzione contro tarli, tarme e altri insetti. Il laboratorio, ha ricordato Paffoni, è inoltre dotato di un raffinato impianto di depurazione, così da non recare danno all’ambiente.

Restauro, ricamo e icone

Attualmente al monastero benedettino dell’isola di San Giulio si sviluppano tre filoni di attività: restauro, ricamo e icone.

Tra i lavori più importanti eseguiti dalle monache tra il 1984 e il 2023, Paffoni ha ricordato il paramentale della venerabile Clotilde di Savoia di Biella, il parato di Papa Pio V a Casale e diversi restauri realizzati per il Sacro Monte di Varallo, tra cui gli abiti della Madonna dormiente, antichi cuscini e gli abiti della Madonna Annunziata della Cappella numero due.

Tra le opere più significative figura anche il Manto della Misericordia, realizzato per la V Centenaria Incoronazione della Madonna di Oropa nell’agosto 2021. Il manto, con sopramanto e strascico di venticinque metri, è un’opera corale formata da circa 15mila piccoli pezzi di stoffa donati dai fedeli, simbolo di unione e protezione della comunità in un periodo segnato dalla pandemia.

Un patrimonio di competenze e cura

L’incontro promosso dal Lions Club Valsesia ha permesso di conoscere una realtà poco visibile ma di altissimo valore, dove competenza tecnica, vita monastica e tutela del patrimonio si intrecciano ogni giorno.

La storia del laboratorio dell’isola di San Giulio racconta come un luogo nato dalla fatica e dalla dedizione sia diventato nel tempo un punto di riferimento internazionale, capace di restituire vita a manufatti preziosi e di custodire un sapere artigianale raro.

c.s. Piera Mazzone - J.B.

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