In Italia quasi 27 euro ogni 100 spesi per la salute provengono da fonti private, circa sette in più rispetto alla media dell’Unione europea. Nel ramo malattia, inoltre, la raccolta premi è salita del 12,1% nel 2024 e di un ulteriore 12,7% nei primi nove mesi del 2025.
I dati sono contenuti in un’indagine dell’Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti (AISI), elaborata sulla base delle rilevazioni più recenti e comparabili di OECD, Commissione europea, European Observatory on Health Systems and Policies e IVASS, oltre che delle ultime evidenze scientifiche internazionali.
Le risorse private coprono quasi il 27% della spesa sanitaria italiana, contro circa il 20% della media Ue. Nel dettaglio, il 24% è costituito dai pagamenti diretti delle famiglie, mentre un ulteriore 3% passa attraverso le assicurazioni sanitarie volontarie. Quasi nove euro su dieci di questa componente sono quindi sostenuti direttamente dai cittadini. Le compartecipazioni obbligatorie rappresentano il 7,4% della spesa out-of-pocket.
Il divario con l’Europa è particolarmente evidente nell’assistenza ambulatoriale: in Italia la copertura pubblica raggiunge il 58% dei costi, rispetto al 77% della media Ue. OECD ed European Observatory collegano parte della differenza anche ai tempi di attesa per le visite specialistiche, che portano alcuni pazienti a cercare un accesso più rapido attraverso prestazioni private.
Secondo IVASS, nel 2024 la raccolta premi del ramo malattia ha raggiunto 4,403 miliardi di euro, il 12,1% in più rispetto al 2023. Nei primi nove mesi del 2025 il rialzo è proseguito con un ulteriore 12,7%. Il 49,5% dei premi proviene da polizze collettive collegate a fondi sanitari, il 12,8% da altre forme collettive e il 37,8% da polizze individuali.
AISI distingue tra privato accreditato, inserito nella programmazione sanitaria pubblica e negli accordi con i sistemi regionali, e pura solvenza, finanziata direttamente dai cittadini o attraverso fondi e assicurazioni.
Il confronto, precisa l’associazione, riguarda la provenienza delle risorse: i sistemi sanitari europei non sono sovrapponibili e differiscono per modelli assicurativi, accreditamento e rapporti tra erogatori pubblici e privati.
«Non vogliamo costruire una contrapposizione tra pubblico e privato, perché sarebbe una lettura vecchia e inutile», afferma la presidente AISI Karin Saccomanno. Per l’associazione, la capacità sanitaria già disponibile può contribuire ad alleggerire la pressione e ad ampliare le possibilità di cura, senza sostituire il Servizio sanitario nazionale né metterne in discussione il carattere universalistico.












