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CRONACA | 14 aprile 2021, 09:07

Le voci di commercianti e partite Iva: «Lavorare è un nostro diritto: è il momento di riaprire»

Ascom: ristorazione, benessere, sport, turismo, eventi, abbigliamento. Tutti in piazza per chiedere il diritto di riaprire in sicurezza

Le voci di commercianti e partite Iva: «Lavorare è un nostro diritto: è il momento di riaprire»

Programmazione, riaperture, garanzie economiche e fiscali. Ma soprattutto la fine dell'incertezza e delle misure comunicate all'ultimo minuto e un piano che consenta di guardare al futuro con minore angoscia.

Chiedono di poter lavorare i titolari e i dipendenti di tutto quel vasto mondo che va dalla ristorazione alle palestre, dal settore benessere al turismo, dal mondo degli eventi all'abbigliamento. A Vercelli, in contemporanea con la manifestazione promossa a Roma da Fipe Ascom, scendono in piazza i rappresentanti di tutte le categorie: qualcuno, da lunedì, ha potuto rialzare le serrande ma l'ansia di non sapere se, e per quanto tempo, questa situazione andrà avanti si fa sentire. In città sono arrivati rappresentanti da tutto il territorio: Borgosesia, Gattinara, Crescentino, Livorno Ferraris, Roasio, ma anche Biella.

Da mesi tutti vivono alla giornata e, dopo un anno, chiedono di passare a una diversa gestione dell'emergenza sanitaria.

Sul palco allestito da Ascom, accompagnati dalla musica e dalla voce di Giuseppe Garavana e introdotti da Alvise Racioppi, sfilano i rappresentati di tantissimi settori.

«Non possiamo essere trattati come cittadini di serie B - dice Alfonso Buonocore -. Servono date certe, misure di sostegno bancario e fiscale, casse integrazioni dignitose per i nostri dipendenti. A Vercelli ci sono 120 ristoranti e 245 bar: complessivamente parliamo di oltre 2000 persone che lavorano nel settore della somministrazione e che sono stati lasciati soli. I nostri dipendenti hanno famiglie, mutui, figli, vite: dobbiamo poter ripartire avendo chiaro che il sistema avrà bisogno di anni per riprendersi».

Simone Musazzo racconta il «dramma delle strutture a conduzione familiare: coppie che lavorano insieme e che si trovano senza più entrate e con doppie bollette da pagare».

A manifestare anche il personale, rimasto a casa, spesso con pochissimi euro di cassa integrazione che arrivano a singhiozzo. «Lavoravamo come cameriere - raccontano due ragazze - ma ora siamo a casa. Del resto il nostro locale è chiuso da tantissimo tempo e non ci sono margini per capire quando le cose miglioreranno». 

Valeria Facelli dà voce allo sconforto del settore intrattenimento: «Da un anno siamo senza lavoro, senza indicazioni, senza strumenti per pensare a come ripartire e senza speranza e senza futuro - dice dal palco -. Non esiste un protocollo né una prospettiva per noi. E nemmeno una forma di ristoro».

Un dramma condiviso da tutto il settore che ruota intorno alle cerimonie: «Non ci sono più feste: matrimoni e ricorrenze cambieranno per sempre - racconta Simona Rosso - e tutto questo per noi vuol dire riprogrammare. Bene al Governo chiediamo proprio questo: programmazione, certezze, protocolli». E, dal palco, è lo stesso Garavana a dire che «Noi del mondo dello spettacolo non possiamo ridurci a mettere in vendita l'attrezzatura perché non ci sono soldi per campare».

Altro settore in forte sofferenza è quello legato al mondo sportivo: lo testimoniano Marzio Dan, raccontando l'angoscia di chi si trova a vivere alla giornata e Alberto Cosso, titolare di una palestra. «Restare chiusi - spiega - vuol dire rinunciare ai progetti e ai sogni per i quali abbiamo lavorato. Eppure ci siamo messi in regola con tutti i protocolli, gli utenti sono monitorati, le attrezzature sanificate e la nostra attività è fondamentale anche come strumento di prevenzione per tante patologie».

E poi ancora: Lucia Crosa, titolare di un'agenzia di viaggi di Gattinara chiede programmazione per la prossima stagione: «Da un anno il settore è fermo. Non possiamo più viaggiare nemmeno in Italia e questo è incredibile. A Pasqua ci hanno permesso di vendere pacchetti per l'estero e poi hanno fermato i clienti con la prescrizione dei tamponi Abbiamo investito per adeguare le agenzie e poi ce le hanno fatte chiudere: ma purtroppo, da noi assembramenti non ci sono».

A raccontare l'amarezza del settore benessere è Michela D'Aniello: «Saloni e centri estetici sono controllati e sicuri. Eppure lo Stato ci chiude, aprendo le porte al lavoro nero e al mondo degli abusivi. Che, tradotto, significa: zero controlli, zero sicurezza e tanta evasione».

Erika Barbonaglia e il presidente Ascom, Tony Bisceglia, raccontano le difficoltà del settore abbigliamento che per la terza stagione si vede alle prese con magazzini pieni e serrande alzate a singhiozzo. «Fateci lavorare - dice Barbonaglia - perché noi siamo capaci di guadagnare quel che ci serve per vivere e per far crescere le nostre aziende».

Slogan, magliette, striscioni e tricolori raccontano l'orgoglio di chi ha creato e visto crescere la propria attività e oggi la vede a rischio: «Nessuno qui nega che ci sia una situazione di pandemia. Ma dopo un anno non è pensabile continuare a gestire tutto questo in un clima di emergenza e precarietà», dicono dal palco.

A portare la propria solidarietà è anche il sindaco Andrea Corsaro, presente alla manifestazione così come gli assessori Mimmo Sabatino ed Emanuele Pozzolo e il consigliere comunale Gianni Marino. A far giungere la propria solidarietà anche il presidente del Consiglio comunale, Gian Carlo Locarni. «Finché le partite Iva superstiti non potranno svolgere la propria attività - dice - non vi è nulla di cui rallegrarsi. Non ci sarà mai una ripartenza economica finché tutte le attività non saranno aperte».

«Capisco l'esasperazione - dice il sindaco -. In un anno abbiamo avuto 34 Dpcm e 24 decreti con norme che talvolta si o si contraddicono. Questo territorio ha fronteggiato l'emergenza sanitaria con responsabilità e senso del dovere, ma abbiamo dovuto subito decisioni dell'ultimo momento, che ritengo indegne e scontrarci con incongruenze su aperture e divieti. Il lavoro è vita per noi e per le nostre famiglie. Tutti siamo consci della situazione di emergenza che ci troviamo ad affrontare, siamo consci dell'importanza di rispettare le norme ma queste norme devono essere giuste. Chi si è messo in regola e rispetta i protocolli di sicurezza deve poter lavorare e noi ci batteremo per ottenere il rispetto che meritate». 

redazione Vercelli

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