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EVENTI | 17 marzo 2026, 10:46

A Ghemme inaugurata “Essere Donna”: a Spazio E tre fotografi e tre scultori raccontano l’universo femminile

A Ghemme inaugurata “Essere Donna”: a Spazio E tre fotografi e tre scultori raccontano l’universo femminile

A Ghemme inaugurata “Essere Donna”: a Spazio E tre fotografi e tre scultori raccontano l’universo femminile

A Ghemme, nel Novarese, si è aperta la tredicesima edizione di “Essere Donna”, mostra d’arte ospitata negli spazi espositivi di Spazio E e dedicata all’universo femminile attraverso linguaggi diversi, dalla fotografia alla scultura. L’inaugurazione si è svolta venerdì 13 marzo, confermando un appuntamento che negli anni è diventato riconoscibile nel panorama culturale locale.

Per Ghemme e per il territorio tra Novarese e area vicina, la mostra rappresenta un’occasione importante di incontro con l’arte contemporanea. Il progetto mette infatti in dialogo tre fotografi e tre scultori, chiamati a costruire un percorso che attraversa sensibilità, materiali e visioni differenti, ma uniti da un unico filo conduttore: il racconto del femminile.

Cosa succede a Ghemme con la mostra “Essere Donna”

L’allestimento prende forma nei suggestivi locali di Spazio E, nel cuore del ricetto di Ghemme, dove la struttura architettonica degli ambienti permette di costruire un percorso visivo molto forte. La titolare dello spazio, l’artista Enrica Pedretti, ha ideato anche per questa edizione un allestimento capace di mettere in relazione le opere e di farle dialogare tra loro.

Il progetto espositivo si muove tra la scrittura con la luce della fotografia e il lavoro plastico della scultura, accompagnando il visitatore dentro un itinerario che cambia atmosfere, materiali e registri espressivi, ma mantiene al centro una riflessione ampia e sfaccettata sull’essere donna.

Le fotografie di Douglas Roberto Andreetti e le sculture di Mariagrazia Degrandi

Nella grande sala con volte a botte in mattoni a vista emergono con forza le fotografie in bianco e nero del fotografo milanese Douglas Roberto Andreetti, raccolte sotto il titolo “Tracce”. Il suo lavoro si concentra su un femminile sfuggente, non imprigionabile in una definizione univoca, fatto di presenze, passaggi e segni che restano.

Accanto a queste immagini trovano spazio le opere di Mariagrazia Degrandi, scultrice di Doccio, che lavora con materiali profondamente legati alla terra, come il raro marmo rosa di Locarno. Le sue sculture, prive di titolo, si muovono tra forza e armonia, evocando corpi femminili essenziali, liberati dal realismo e lasciati all’interpretazione del visitatore.

I ritratti di Carlo Olivero e le sculture di Massimo Fergnani

Salendo pochi gradini l’atmosfera cambia radicalmente. Qui dominano la luce e il colore, con una serie di ritratti del fotografo ghemmese Carlo Olivero dedicati a donne artiste che conosce e stima: Silvia Cibaldi, Maria Grazia Pavesi, Gabriella Maldifassi, Silvana Marra, Cate Maggia, Marina Chiocchetta e Chiò.

Il risultato è un polittico di volti e personalità che richiama con forza il tema dell’arte femminile, indicata come interessante e coinvolgente, ma ancora troppo poco considerata. In dialogo con queste immagini ci sono le sculture di Massimo Fergnani di Varese, realizzate in marmo, bronzo, gesso patinato e terra creta. Le sue figure femminili, sospese tra artigianalità antica e tensione contemporanea, restituiscono corpi fuori dal tempo, eleganti e intensi.

L’acqua nelle immagini di Ivano Peruch e le Veneri di Daniela Barzaghi

Nel terzo ambiente, dominato dal calore del camino e da una tonalità visiva più raccolta, sono esposti gli scatti del fotografo novarese Ivano Peruch, dedicati al tema dell’acqua. Otto immagini che partono da questo elemento naturale nei suoi tre stati e ne fanno un simbolo del femminile, della vita e dell’autoconsapevolezza.

Il progetto richiama anche il tema del “soffitto di cristallo”, la barriera invisibile che ancora ostacola il pieno accesso delle donne ai vertici professionali e sociali. L’acqua e il ghiaccio diventano così immagini di un percorso di liberazione e consapevolezza.

Nella parte centrale della sala si inseriscono le opere di Daniela Barzaghi, scultrice milanese che lavora con carta, corde e gesso modellato. Le sue piccole Veneri, leggere ma potenti, sembrano reperti di un’archeologia immaginaria: torsi femminili che si liberano da lacci e costrizioni, mostrando con orgoglio forma, identità e presenza.

Una mostra che mette in dialogo arte e riflessione sul femminile

Uno degli aspetti più interessanti di questa edizione di “Essere Donna” sta proprio nella capacità di accostare artisti e artiste con linguaggi diversi, senza ridurre il tema del femminile a una lettura unica. La mostra passa infatti dal mistero della presenza alla materia, dal ritratto alla simbologia dell’acqua, fino alla scultura come forma di rinascita e liberazione.

Per Ghemme, questo significa ospitare una proposta culturale capace non solo di offrire qualità artistica, ma anche di suscitare pensiero e confronto. In questo senso Spazio E continua a confermarsi come uno dei luoghi più vivaci della scena espositiva locale.

Perché interessa il territorio

Per Ghemme e per il territorio novarese, una mostra come “Essere Donna” ha valore perché tiene insieme arte contemporanea, riflessione culturale e qualità dell’allestimento. Non è soltanto un evento espositivo, ma un’occasione per avvicinare il pubblico a opere che parlano di identità, memoria, corpo, libertà e sguardo sul mondo.

Il fatto che il percorso si sviluppi dentro gli spazi del ricetto aggiunge inoltre un ulteriore livello di suggestione, rafforzando il legame tra contenitore storico e ricerca artistica contemporanea.

Info utili

La mostra “Essere Donna” è visitabile a Spazio E, a Ghemme, fino al 10 maggio 2026.

Gli orari di apertura sono da giovedì a domenica, dalle 12 alle 22.

c.s. Piera Mazzone - J.B.

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