A Gattinara il Rotary Club ha dedicato la serata del 26 marzo a un tema che intreccia storia, agricoltura e trasformazione del territorio: “Cavour e le risaie della Grangia”. Ospite dell’incontro è stato Quirino Barone, nato a Gattinara, laureato in Scienze Agrarie all’Università di Torino, imprenditore agricolo residente a Ronsecco alla Tenuta Malfatta, con importanti incarichi ricoperti nell’Associazione Nazionale Giovani Agricoltori a livello locale e nazionale.
La serata, aperta dal saluto della Presidente Silvia Domenicone, ha proposto un approfondimento su un aspetto meno noto della figura di Camillo Benso Conte di Cavour: non soltanto lo statista del Risorgimento, ma anche il protagonista di scelte e visioni che contribuirono a cambiare la fisionomia agricola del Vercellese.
A Gattinara presentato anche il progetto “Cuochi d’artificio”
Prima dell’intervento del relatore, Anna Zana ha presentato il volume di ricette in CAA, Comunicazione Alternativa Aumentata, intitolato “Cuochi d’artificio”, pubblicato in collaborazione con l’Istituto Alberghiero Pastore, sede di Gattinara, come esito del progetto realizzato durante il suo anno di Presidenza del Club.
Alla serata hanno partecipato anche il Presidente del Rotary Club Vallemosso Enrico Salina e Alessandro Tattara, socio del Rotary Club Torino Next.
Quirino Barone racconta il Cavour agricoltore
Nel corso della conferenza, Quirino Barone ha sottolineato come del Cavour statista si sappia molto, mentre risultano meno conosciute le sue iniziative in campo agricolo. Dopo un profilo biografico del Conte, nato nel 1810, il relatore ha ricordato come la sua vita abbia preso una svolta importante quando, allontanato dalla carriera militare e dalla vita mondana, fu mandato dal padre a occuparsi dell’agricoltura a Leri.
Proprio lì, ha spiegato Barone, Cavour ebbe modo di mettere in pratica quanto aveva appreso nei suoi viaggi in Europa, soprattutto in Francia e in Inghilterra, introducendo migliorie e innovazioni che contribuirono a modernizzare la conduzione agricola. Leri viene presentata così come il luogo in cui Cavour trovò anche una dimensione personale più serena.
Dalla politica all’Associazione d’Irrigazione Ovest Sesia
A metà degli anni Quaranta dell’Ottocento, Cavour entrò in politica, fondando il giornale Il Risorgimento e arrivando poi in Parlamento. In tempi rapidi divenne Ministro della Marina Mercantile e successivamente Ministro dell’Agricoltura.
Uno dei passaggi centrali ricordati durante la serata riguarda il 7 maggio 1853, quando Cavour, da Presidente del Consiglio, presentò e ottenne alla Camera l’approvazione del progetto di legge per la costituzione dell’Associazione tra tutti i proprietari dei beni rurali all’Ovest del Sesia. Nel suo discorso finale, letto e richiamato durante l’incontro, Cavour sottolineava il valore innovativo di un’associazione che riuniva 3.500 agricoltori, considerandola un grande fatto non solo per il Paese, ma per l’Europa intera.
La legge fu poi emanata il 3 luglio 1853 con il numero 1575.
Il ruolo dell’acqua e il piano di allagamento del 1859
Nel suo intervento, Barone ha ricordato anche come, durante la seconda Guerra d’Indipendenza, nel 1859, con l’esercito austriaco in avanzata verso il Piemonte, il governo piemontese presieduto da Cavour affidò all’ingegner Carlo Noè il compito di predisporre un piano di allagamento del territorio, sfruttando il sistema idrico già gestito dall’Associazione d’Irrigazione dell’Agro all’Ovest del Sesia.
Un passaggio che mette in evidenza quanto il controllo e la gestione delle acque fossero già allora elementi decisivi non solo per l’agricoltura, ma anche per la strategia e la difesa del territorio.
Il Canale Cavour e la figura di Francesco Rossi
Ampio spazio è stato dedicato anche alla storia del Canale Cavour, spesso associato nell’immaginario collettivo alla volontà diretta del Conte. Il relatore ha però sottolineato come la vicenda sia in realtà più complessa e intrecci il ruolo di Cavour, dell’agrimensore Francesco Rossi e dell’ingegner Carlo Noè.
Francesco Rossi, agente generale del Marchese Michele Benso, padre di Camillo, per la Tenuta di Leri, maturò infatti l’idea di derivare un canale dal Po per irrigare il basso Novarese e la Lomellina. Convinto dell’esistenza di un dislivello sfruttabile tra Po e Sesia, lavorò per cinque anni per dimostrarlo con misurazioni precise.
Secondo quanto raccontato da Barone, Cavour, allora Ministro delle Finanze, espresse però alla Camera un giudizio di inattuabilità sul progetto di Rossi e dispose che un nuovo canale fosse studiato da Carlo Noè. Le ragioni di questa scelta restano aperte all’interpretazione: tra le ipotesi citate, anche il fatto che il tracciato potesse tagliare in due la Tenuta di Leri.
Il progetto venne poi accantonato per alcuni anni, mentre Rossi morì nel 1858 in condizioni di miseria e solitudine. Cavour si sarebbe spento il 6 giugno 1861.
Un’opera decisiva per la risicoltura vercellese
Alla fine del 1861 nacque una società anonima con capitali inglesi, la Compagnia dei Canali d’Irrigazione Italiani, Canale Cavour, con l’obiettivo di costruire la nuova via d’acqua dal Po, ottenere la concessione dei canali dal governo e goderne i proventi per cinquant’anni, prima della restituzione allo Stato.
Il Canale Cavour, opera idraulica monumentale, venne realizzato in soli tre anni, tra il 1863 e il 1866, impiegando quattordicimila operai. Fu dedicato a Cavour e rappresentò, come sottolineato nella conferenza, la svolta decisiva per la produzione risicola vercellese, soprattutto tra il 1869 e il 1875, con un aumento sensibile degli investimenti.
Un racconto che parla anche al presente del territorio
In chiusura è stato ricordato anche come Ovest Sesia, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, abbia prodotto lo spettacolo teatrale “Tutto e solo di braccia e di badile”, monologo interpretato da Lucilla Giagnoni e scritto da Francesco Brugnetta, dedicato proprio all’impresa della costruzione del Canale Cavour.
Perché interessa il territorio
Anche se il cuore storico del racconto riguarda soprattutto il Vercellese risicolo, una serata di questo tipo interessa da vicino anche il territorio più ampio in cui si colloca Gattinara, perché mostra come le grandi trasformazioni agricole, infrastrutturali e idriche dell’Ottocento abbiano inciso profondamente sull’identità piemontese.
L’incontro del Rotary ha così offerto ai presenti non solo una lezione di storia, ma anche una riflessione sul rapporto tra visione politica, innovazione agricola e sviluppo del territorio. Un tema che, ancora oggi, mantiene intatta la propria attualità.















