ROMA, 11 MAGGIO 2026 – La sorveglianza sanitaria attivata in Italia sui quattro connazionali rientrati dalla nave MV Hondius, collegata al focolaio internazionale di Hantavirus Andes, riporta l’attenzione sul ruolo centrale dei professionisti sanitari nella gestione delle nuove minacce biologiche.
Nursing Up invita a evitare qualsiasi allarmismo: allo stato attuale non esiste alcun quadro pandemico. Tuttavia, il sindacato richiama un dato riconosciuto dalla letteratura scientifica internazionale: il ceppo Andes è considerato l’unico hantavirus con documentata capacità di trasmissione interumana e, nei casi più gravi, può raggiungere una letalità fino al 40%.
Dal triage ospedaliero alla gestione dei protocolli di isolamento, il primo impatto operativo ricade su infermieri, ostetriche, pronto soccorso e servizi territoriali, in un Servizio Sanitario Nazionale che continua a convivere con una carenza strutturale di circa 175mila infermieri rispetto agli standard europei.
«Ai professionisti sanitari viene chiesto di garantire sicurezza e controllo epidemiologico anche nei contesti più delicati, ma il sistema continua a non riconoscere adeguatamente il livello di responsabilità e di esposizione al rischio biologico», afferma Antonio De Palma, Presidente Nazionale Nursing Up.
«Un infermiere o un’ostetrica italiani percepiscono mediamente circa 1.000 euro in meno al mese rispetto ai colleghi di Germania, Belgio o Olanda, pur operando negli stessi scenari di rischio infettivo», aggiunge De Palma.
«L’Hantavirus Andes dimostra ancora una volta che infermieri e professionisti dell’assistenza rappresentano il primo argine operativo contro le nuove minacce biologiche globali. Servono investimenti concreti su organici, sicurezza, formazione e riconoscimento economico del rischio professionale», conclude De Palma.











