Un nuovo tassello si aggiunge al percorso di valorizzazione del Museo Calderini di Varallo. Venerdì 26 giugno, nel Salone di Palazzo dei Musei, è stato presentato il restauro della Collezione Classica, un nucleo di reperti archeologici che torna ora a essere raccontato al pubblico attraverso una piccola mostra allestita nella Saletta dell’Incoraggiamento.
L’esposizione resterà visitabile fino al 30 agosto e rappresenta una tappa importante per il museo, che negli ultimi anni ha lavorato con continuità alla riscoperta e alla cura delle proprie collezioni.
Il restauro della Collezione Classica del Museo Calderini
L’intervento di restauro è stato finanziato e coordinato nel 2025 dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Biella, Novara, Verbano Cusio Ossola e Vercelli ed è stato condotto dalla ditta Carmela Sirello - Restauro Archeologico e Conservazione Opere d’Arte di Torino.
Il progetto espositivo è stato realizzato anche grazie al contributo della Fondazione CRV.
Durante la presentazione è intervenuto l’archeologo Federico Barello, Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio, che ha ricordato anche i due cantieri varallesi finanziati dal Ministero: quello in Santa Maria delle Grazie e quello nella Cappella 28 del Sacro Monte.
Barello ha sottolineato come il Museo Calderini, attraverso le sue collezioni eterogenee, rispondesse fin dall’origine all’obiettivo di creare un museo di vocazione naturalistica ed educativa. Lo stesso fondatore, don Pietro Calderini, aveva auspicato sin dai primi anni la nascita di una sezione dedicata agli “oggetti d’antichità”.
Un lavoro di valorizzazione iniziato nel 2017
A ripercorrere le tappe del rilancio del museo è stata Paola Angeleri, direttore conservatore presso Palazzo dei Musei, Pinacoteca di Varallo e Museo Calderini.
Dal 2017, anno dell’inaugurazione, il percorso è proseguito con la creazione, nel 2023, del nuovo spazio destinato ai reperti egizi, fino all’attuale completamento del restauro della Collezione Classica.
«È stato un lavoro di cordata che ha dato i suoi frutti», ha osservato Angeleri, richiamando il valore della collaborazione tra istituzioni, conservatori, restauratori e realtà del territorio.
I reperti archeologici e la storia del territorio
Marta Coloberti, conservatore del Museo Calderini, ha ricordato il ruolo della funzionaria Francesca Garanzini, che ha permesso di recuperare l’intero nucleo di oggetti di una delle collezioni più preziose del museo.
Una collezione che già nel 2009 era stata oggetto di studio attraverso una tesi di specializzazione condotta da Chiara Rossi, lavoro che aveva posto le basi per una nuova valorizzazione dei reperti.
Coloberti ha inoltre evidenziato come il Museo Calderini rifletta la personalità del suo fondatore: un intellettuale eclettico, dalla mentalità enciclopedica, capace di creare una rete di contatti attraverso cui acquisì molti reperti.
Dall’anello ad anatrella all’ampolla di Santa Mena
Nel corso dell’incontro, Francesca Garanzini, archeologa della Soprintendenza, ha illustrato alcuni dei reperti restaurati, soffermandosi in particolare su oggetti bronzei di sicura provenienza locale.
Tra questi figurano l’anello ad anatrella, la fibula a sanguisuga e la fibula a sanguisuga con anelli a globetti, ritrovati negli scavi al Monte di Santa Maria di Vanzone, a Borgosesia. Il loro restauro è stato particolarmente complesso, poiché i metalli conservati nel terreno tendono a deteriorarsi in modo significativo.
Tra i reperti di età romana sono stati segnalati un frammento di pavimento a mosaico proveniente da Ercolano, un compasso e un cucchiaio con apice a zoccolo. Tra i materiali ceramici, invece, spicca l’ampolla di Santa Mena.
La mostra nella Saletta dell’Incoraggiamento
Oggi le collezioni archeologiche del Museo Calderini si presentano suddivise in nuclei più definiti. A quello egizio si aggiunge ora il nucleo classico, al quale è dedicata la mostra allestita in due bacheche nella Saletta dell’Incoraggiamento.
L’esposizione sarà visitabile fino al 30 agosto. Dall’autunno, la Collezione Classica troverà collocazione all’interno del Museo Calderini, con una rotazione dei diversi pezzi.
Una scelta pensata per permettere ai visitatori di scoprire nel tempo nuovi oggetti e, insieme, per valorizzare l’intero patrimonio archeologico del museo. Il restauro presentato a Varallo non restituisce soltanto materia e leggibilità ai reperti, ma riporta alla luce una parte importante della storia culturale raccolta da don Pietro Calderini e oggi nuovamente accessibile al pubblico.















