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Alagna-Riva Valdobbia | 05 agosto 2026, 09:47

Riva Valdobbia e Val Vogna, presentato il volume di Ferraris e Pensotti sulla montagna vissuta

Riva Valdobbia e Val Vogna, presentato il volume di Ferraris e Pensotti sulla montagna vissuta

Riva Valdobbia e Val Vogna, presentato il volume di Ferraris e Pensotti sulla montagna vissuta

Sabato 1 agosto, nello storico teatro di Riva Valdobbia, è stato presentato il volume “Riva Valdobbia e la Val Vogna”, curato da Pietro Ferraris e Vincenzo Pensotti. Un lavoro corposo, nato da anni di ricerche, esplorazioni, sopralluoghi, interviste e verifiche documentarie, dedicato alle “Architetture e memorie agro-pastorali di una montagna vissuta”.

Il libro, pubblicato dall’editrice Alpigiana di Miriam Giubertoni, raccoglie e organizza una grande quantità di materiali sul patrimonio alpino di Riva Valdobbia e della Val Vogna, con l’obiettivo di restituire memoria, identità e profondità a luoghi, alpeggi, edifici e tradizioni.

Un volume di 450 pagine

Il libro conta 450 pagine, in grande formato, con fotografie a colori e in bianco e nero.

La copertina riporta una fotografia storica di Riva Valdobbia scattata dal bisnonno di Pietro Ferraris, fotografo della Real Casa, morto nel 1898. L’opera è strutturata in nove sezioni e si apre con il saluto del sindaco Roberto Veggi, le prefazioni dei due autori, i ritratti a matita dell’artista varallese Jacopo De Dominici e la presentazione di Attilio Ferla, assessore alla Cultura dell’Unione Montana dei Comuni della Valsesia.

Un teatro gremito per la presentazione

Alla presentazione ha partecipato un pubblico numeroso, che ha riempito il teatro e la galleria.

Sul palco erano presenti Attilio Ferla, consigliere del Comune di Alagna in rappresentanza del sindaco Roberto Veggi, l’editrice Miriam Giubertoni, gli autori Pietro Ferraris e Vincenzo Pensotti e lo storico Enrico Rizzi. A moderare l’incontro è stata Piera Mazzone.

Ferla ha sottolineato la valenza umana e culturale del volume, definendolo non un semplice censimento, ma uno strumento per conoscere il territorio attraverso il lavoro delle persone che lo hanno abitato e coltivato.

Il censimento degli alpeggi

Uno dei nuclei centrali del lavoro riguarda il censimento degli alpeggi.

Pietro Ferraris aveva già curato nel 2012 un censimento degli alpeggi di Alagna, che comprendeva una cinquantina di siti. Il lavoro su Riva Valdobbia e Val Vogna ha invece portato a individuare 107 alpeggi, un numero che racconta la grande mole di lavoro necessaria per cercarli, visitarli e documentarli.

Molti di questi luoghi oggi sono abbandonati e difficili da localizzare. Per questo è stata fondamentale la collaborazione degli abitanti della Val Vogna, in particolare delle donne, che hanno fornito informazioni preziose poi confrontate con la documentazione d’archivio conservata nel Comune di Alagna.

Una memoria materiale e immateriale

Miriam Giubertoni ha spiegato come il volume censisca il patrimonio della civiltà alpina, sia materiale sia immateriale.

L’editrice si è trovata davanti a una grande quantità di appunti manoscritti e dattiloscritti da organizzare e rendere organici. Ha inoltre ricordato il proprio legame personale con Riva Valdobbia, trasmesso dalla nonna Olga, e il forte senso di comunità che caratterizza questi luoghi.

Particolare attenzione è stata data anche alla sezione dedicata a luoghi, episodi e memorie del territorio, dove sono state raccolte informazioni che altrimenti avrebbero rischiato di andare perdute.

Il lavoro di Ferraris e Pensotti

Il rapporto tra Vincenzo Pensotti e Pietro Ferraris è stato centrale nella costruzione dell’opera.

Pensotti, che si definisce “uomo della pianura prestato alla montagna”, da cinquant’anni possiede una casa a Riva, nel villaggio Le Betulle, e ha dedicato la propria tesi di laurea alla civiltà walser. Ferraris discende invece da un’antica famiglia walser e da sempre studia il territorio in tutti i suoi aspetti.

Insieme hanno percorso sentieri, osservato baite, raccolto testimonianze e ricostruito la storia di una montagna vissuta attraverso l’architettura, il lavoro e la memoria quotidiana.

Il contributo di Enrico Rizzi

Lo storico Enrico Rizzi, legato da un’antica amicizia agli autori, ha definito la presentazione una giornata di festa.

Secondo Rizzi sarebbe riduttivo parlare di “storici locali”: il libro, nato come inventario degli alpeggi, è cresciuto fino ad abbracciare un contesto molto più ampio, dalla cultura materiale della montagna alla lingua, dalla toponomastica agli attrezzi, dal clima alla flora.

Come omaggio alle ricerche svolte, Rizzi ha portato in visione una pergamena del 1223, appartenente all’archivio dello storico Enrico Bianchetti, nella quale viene citato per la prima volta Pietre Zumelle.

Una ricerca fatta camminando

Durante l’incontro è emersa con forza l’idea di una ricerca costruita non solo sui documenti, ma anche sui passi, sui luoghi e sull’ascolto.

Come ricordato da Enrico Rizzi, “i libri prima che con la testa si fanno con i piedi”: percorrendo il territorio, incontrando le persone, raccogliendo voci e tracce prima che scompaiano.

Tra i risultati più significativi c’è anche il ritrovamento e la pubblicazione di un rarissimo inventario di alpeggi del 1630, nel quale compaiono luoghi oggi totalmente scomparsi.

Un punto di partenza per nuove ricerche

“Riva Valdobbia e la Val Vogna” si propone come un punto di partenza importante per studiare e conoscere il territorio.

Il volume apre anche nuove prospettive di ricerca, in particolare sulle proto-industrie che ebbero sede in quest’area. Un filone che, secondo quanto emerso durante la presentazione, potrebbe già essere al centro di nuovi approfondimenti da parte degli autori.

La giornata si è conclusa con grandi applausi per Ferraris e Pensotti e con il firmacopie, occasione per molti presenti di ricevere una dedica autografa su un’opera che restituisce voce a una parte preziosa della memoria alpina valsesiana.

c.s. Piera Mazzone - J.B.

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