Una raccolta fondi per consentire a Franca Fassio, 60 anni, di raggiungere gli Stati Uniti e accedere a una nuova terapia contro il tumore al pancreas. È l’iniziativa promossa dalle nipoti Alessia e Nicole Avezzano per aiutare la donna, residente ad Asti e attualmente ricoverata all’ospedale Cardinal Massaia, ad affrontare le spese delle cure oltreoceano.
Accanto a lei ci sono il marito Giuseppe Lo Monaco, i figli e i nipotini. Dopo mesi di chemioterapia, complicazioni e ricoveri, i familiari continuano a cercare un’opportunità terapeutica. La loro speranza è legata al daraxonrasib, un medicinale autorizzato negli Stati Uniti per determinate forme di tumore pancreatico metastatico, ma non ancora in commercio in Italia.
La possibilità di accedere al trattamento comporta però costi che superano le disponibilità economiche della famiglia. Per questo Alessia e Nicole hanno aperto una campagna su GoFundMe, chiedendo un contributo per sostenere l’acquisto del farmaco, le visite mediche, il viaggio e la permanenza negli Usa.
La diagnosi risale all’inizio del 2024. Franca e i suoi cari si affidano prima a un centro specializzato di Verona e successivamente a Pisa, seguendo le indicazioni dei medici e affrontando un percorso di cura impegnativo.
Inizialmente viene prospettata la possibilità di procedere, dopo alcuni cicli di chemioterapia, con un intervento chirurgico per rimuovere il pancreas. Franca affronta le terapie con la speranza di arrivare all’operazione. Durante un controllo, tuttavia, gli esami evidenziano una metastasi al fegato, che rende impossibile l’intervento.
Da quel momento, secondo il racconto dei familiari, le sue condizioni peggiorano rapidamente. Sopraggiungono complicazioni, un progressivo indebolimento e diversi ricoveri ospedalieri.
Il marito Beppe si confronta con numerosi medici, richiede altri pareri e cerca un percorso terapeutico che possa offrire alla moglie un’ulteriore possibilità. È disposto a spostarsi in tutta Italia per trovare una risposta.
La famiglia riferisce di essersi sentita dire: «Noi non possiamo più fare niente». Una comunicazione dolorosa, che non interrompe la ricerca di altre opzioni. I parenti vengono così a conoscenza del daraxonrasib e cominciano a informarsi sull’accesso alla terapia negli Stati Uniti.
Il medicinale viene somministrato in compresse e agisce sulle proteine RAS, coinvolte nella crescita di diversi tumori. Il 26 agosto 2026 la Food and Drug Administration americana ne ha autorizzato l’impiego per pazienti adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico che abbiano già ricevuto almeno una terapia sistemica oppure non siano candidabili a trattamenti sistemici combinati. L’approvazione si basa, tra gli altri dati, sui risultati dello studio clinico RASolute 302, che ha coinvolto 500 pazienti.
«Il nostro obiettivo», spiegano i familiari, «è cercare di ridurre l’avanzare della malattia, come sta avvenendo in altri pazienti certificati, e permettere così a Franca di rimettersi in forze per poter affrontare l’intervento».
La possibilità di tornare all’operazione è dunque un auspicio espresso dai parenti. Nel loro racconto, il trattamento rappresenta la strada da tentare dopo che la comparsa della metastasi ha impedito di proseguire con il programma chirurgico iniziale.
In Italia il daraxonrasib non è ancora autorizzato alla commercializzazione. Al momento può essere utilizzato nell’ambito delle sperimentazioni cliniche autorizzate, dai pazienti che rispettano i criteri previsti dai protocolli. L’Agenzia europea per i medicinali sta valutando i dati e, secondo quanto riferito dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, è stata avviata un’interlocuzione con l’azienda produttrice per verificare la possibilità di attivare un programma nazionale di uso compassionevole.
La questione è stata affrontata anche da RaiNews e dalla trasmissione Le Iene, che ha raccontato le difficoltà economiche legate all’acquisto del medicinale negli Stati Uniti.
Per Franca e i suoi cari, l’ostacolo principale resta la spesa da sostenere. Secondo le informazioni riportate nella raccolta fondi, il solo farmaco costa quasi 40mila dollari al mese. A questa cifra si aggiungono gli accertamenti medici, gli spostamenti e il soggiorno oltreoceano.
L’obiettivo della campagna è coprire il maggior numero possibile di mesi di trattamento, nella speranza che nel frattempo il medicinale possa diventare accessibile anche in Italia. Un impegno prolungato che i familiari non sono in grado di affrontare con le proprie risorse.
Alessia e Nicole gestiscono l’iniziativa e ne coordinano gli aspetti organizzativi. Secondo quanto dichiarato nella campagna, il denaro raccolto viene destinato direttamente alla famiglia e utilizzato esclusivamente per le spese necessarie alle cure di Franca.
L’appello è rivolto alla comunità astigiana e a chiunque desideri contribuire. Anche una piccola donazione, sommata a quelle di altre persone, può aiutare a sostenere il costo della terapia e della trasferta.
È possibile partecipare attraverso la raccolta “L’ultima speranza per Franca: una cura oltreoceano” su GoFundMe. Chi non può donare può condividere il collegamento, facendo conoscere la storia e l’iniziativa promossa dalle nipoti.
La richiesta dei familiari è poter tentare un ulteriore percorso di cura, senza certezze sull’esito, con la speranza di guadagnare altro tempo insieme. Il marito, i figli e i nipotini continuano a essere accanto a Franca, mentre Alessia e Nicole si occupano di raccogliere il sostegno necessario per rendere economicamente possibile il trattamento negli Stati Uniti.











