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COSTUME E SOCIETÀ | 09 febbraio 2024, 17:23

“La Gin”: storie e curiosità della maschera femminile del carnevale di Borgosesia, FOTO

Storie e tradizioni del Carnevale di Borgosesia: dagli albori fino ai giorni nostri.

“La Gin”: storie e curiosità della maschera femminile del carnevale di Borgosesia.

“La Gin”: storie e curiosità della maschera femminile del carnevale di Borgosesia.

Martedì 6 febbraio al ridotto del Teatro Pro Loco, reso scintillante da un soffitto d’argento dal quale scendevano lampadari di cristallo che rifrangevano la luce, il Comune di Borgosesia, la Consulta “Agorà del Borgo” e il Comitato Carnevale di Borgosesia, hanno organizzato un interessante incontro dedicato a “la Gin”, la maschera femminile del Carnevale di Borgosesia. Il pubblico era accolto da una ricca mostra di fotografie storiche, che si alternavano con manichini che indossavano gli abiti delle varie Gin, ed alcuni costumi di componenti del Comitato Carnevale. Sullo schermo scorrevano i nomi delle storiche Gin ed alcune foto dei Carnevali di Borgosesia. In prima fila sedevano il Peru e la Gin, i membri del Comitato Carnevale, la Ginpiù grande”: Angela Ottobrini, in compagnia di molte altre Gin degli anni passati.

Tei la meia gioia” scriveva nel 1892 Battista Mongini, il primo Peru, in un sonetto dedicato alla Gin, letto dall’attuale Peru, Carlo Minoli, in onore della sua Gin: Virginia Trivelli, omaggiata ad inizio serata con un mazzo di fiori, così come l’Assessore Gianna Poletti.

A condurre la serata lo storico Alessandro Orsi, che si è presentato con il frac dei Magun, ma in testa il berrettino rosso dei Garibaldini, perché la Gin è nata proprio dal Risorgimento. La bella Gigogin fu scritta nel 1858 dal compositore milanese Paolo Giorza, il quale si ispirò ad alcuni canti popolari lombardo-piemontesi. Gigogin è il diminutivo piemontese di Teresina ed era usato dai carbonari per indicare l'Italia. Il testo della canzone è composto da un miscuglio di strofe popolari adattate alla musica dal contenuto fortemente anti-austriaco. Si diceva che Gigogin fosse stata una ragazza piemontese, fuggita dal Collegio per unirsi al corpo speciale dei bersaglieri, al comando del generale La Marmora, durante la prima guerra d’Indipendenza. Ancora oggi questa è la canzone ufficiale dei Bersaglieri. Orsi ha sottolineato che Peru veste i colori della bandiera italiana, mentre la Gin indossava un abito rosso, a indicare vivacità, ma anche licenziosità, perché era una donna libera e molto moderna per i tempi, animata da quell’irrequietezza tipica del Carnevale.

Gianna Poletti e Monica Bergamasco, maestre di Borgosesia, hanno declamato due belle poesie carnevalesche di Gianni Rodari, “come se avessero di fronte le loro classi” in cui il Carnevale entra e porta gioia, ma crea anche l’attaccamento alle tradizioni.

Andrea Petrarca, uno storico Peru, ha rievocato la tradizione storica del Carnevale borgosesiano. Nel 1856 fu inventato il Peru Magunella, un fantoccio che veniva bruciato il Mercu Scurot. L’arrivo del treno a Borgosesia nel 1885 suscitò molta euforia e voglia di festa: l’anno successivo, accanto al Peru comparve la Gin e nel 1888, in un grande padiglione allestito davanti al Comune, si celebrò lo storico matrimonio del Peru e della Gin, che erano interpretati da due uomini: sarebbe stato disdicevole allora per una signora vestire i panni della maschera. Il primo Peru era interpretato da Battista “Tita” Mongini, mentre il Cavalier Francesco Ottone vestiva i panni della Gin, infondendole un carattere forte e indipendente. Nel 1933 Pina Mattioli fu la prima donna a impersonare la Gin, accanto a Virginio Bussi. Patrarca ha fatto notare che: “Il Peru brilla quando ha al suo fianco una Gin di carattere, ma dobbiamo dire che mai nessuna delle Gin si è limitata a fare da soprammobile”.

Mauro Campora, anche lui storico Peru, ha declamato tre sue poesie in dialetto: due dedicate alla Gin, una delle quali ispirata dalla famosissima filastrocca di Luigi Sailer dal titolo: “La Farfalletta”, e una al Peru.

Federica Martelli, storica Gin, ha presentato l’abito della maschera femminile, un “costume” che nel tempo ha subito poche variazioni, mantenendosi fedele alla tradizione, nata in un preciso momento storico. La Gin era una sposa contadina vestita con abiti eleganti: un abito lungo, intero, di seta azzurra, senza sottogonna, con il busto steccato, le maniche a pagoda, impreziosite da pizzi robusti, con un grembiulino in seta cangiante, color ciliegia, scarpette rivestite di stoffa rossa e sulle spalle uno scialle a fiori. I capelli erano raccolti e portava un cappellino di feltro marrone, con una fascia multicolore, ingentilito da fiori. Per proteggersi dal freddo un mantello di panno verde.

Mauro Cavinato altro Peru, che parla fluentemente l’autentico dialetto di Borgosesia, ha ricordato come avesse indossato per la prima volta il costume da Peru a Varallo, in occasione della Carnevalàa ‘nt’la Stràa, e solo dopo a Borgosesia. Mauro ha declamato di Aldo Garbaccia, “Alga”, la splendida poesia: “Curianduli” definiti:“Fargaji ‘d puesia”, che si conclude con versi di malinconica nostalgia: “L’illusiun / da strengi ‘ntu na man / cun na grampà / ‘d curianduli / al Carlavé / dla Vita”.

Giacomo Gagliardini, Presidente del Comitato Carnevale, ha osservato che ci sono più poesie dedicate al Peru che alla Gin, e, intervistando alcune Gin, ha colto un concetto molto importante: “Non si interpreta la Gin, la si vive, nasce da un autentico impulso del cuore”: Mario Casagrande aveva fatto della Gin l’impersonificazione della Città di Borgosesia, colei che ne incarnava e custodiva la storia. Il Peru Giorgio Corradini portò un tocco sentimentale affettivo al Carnevale e alla sua Gin. Gagliardini ha concluso il suo intervento citando una breve poesia sul Carnevale del poeta Giorgio Caproni: “Il mare brucia le maschere, / le incendia il fuoco del sale. / Uomini pieni di maschere / avvampano sul litorale / Tu sola potrai resistere / nel rogo del Carnevale. / Tu sola che senza maschere / nascondi l’arte d’esistere”, offrendo a Sandro Orsi lo spunto per osservare che non viene mai bruciata la maschera femminile, che rappresenta la continuità: “La normalità caratterizza l’esistenza delle donne, mentre l’uomo è vanesio, ama il bel gesto e poi scompare, si perde”.

Per ultima è intervenuta Virginia Trivelli, l’attuale Gin: “E’ bello conoscere l’origine delle nostre tradizioni, perché solo vivendo in prima persona la Gin ho capito quale ruolo importante e di responsabilità mi era stato affidato: tante cose sui libri non ci sono, ma restano custodite nei cuori delle persone che fanno Carnevale, lo amano. Quest’anno ho voluto anch’io portare un’innovazione: la partecipazione alla messa domenicale, assaporando emozioni nuove, di Comunità”.

Per la foto finale l’Assessore Gianna Poletti ha voluto accanto a sé tutto il Comitato, i membri della Consulta, i Peru e le Gin presenti in sala, a sancire una continuità nel lavorare insieme per la città, apprezzata dal numerosissimo pubblico presente.

C.S. Piera Mazzone

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