A Coggiola, in Valsessera, l’8 marzo si traduce da alcuni anni in un appuntamento culturale che accende di luce e memoria gli spazi pubblici. Anche nel 2026 il Comune ha scelto di celebrare la Festa della donna con una mostra “al femminile” allestita al pianoterra dell’edificio comunale, illuminato di giallo e sede della Biblioteca.
Quest’anno, grazie alla collaborazione di Enrico Covolo, sono state riscoperte e portate all’attenzione del pubblico le opere di tre sorelle coggiolesi, Amelia, Bianca e Germana Bo, artiste descritte come “talentuose e raffinate”. L’esposizione è stata ideata e realizzata dal vice sindaco Laura Speranza ed è stata inaugurata venerdì 6 marzo con la presenza del sindaco Paolo Setti.
Le opere in mostra: tele, seta, conchiglie e supporti d’epoca
Le tre sorelle erano figlie di Costantino Bo, dirigente presso il lanificio Bozzalla & Lesna, e di Tranquilla Barchietto. Come molte giovani di buona famiglia, erano state mandate in collegio a Novara, dove avevano appreso tecniche artistiche coltivate poi con passione.
In mostra sono stati esposti:
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disegni preparatori
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dipinti su tela
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lavori su supporti metallici “a cartouche”, prodotti da una manifattura tedesca attiva tra fine Ottocento e 1930
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opere su seta e su conchiglie
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decori per oggetti d’arredamento, per lo più a tema floreale o paesaggistico
Un’atmosfera “d’antan” e il richiamo al mondo di Nonna Speranza
Visitare la mostra – viene raccontato – è stato come entrare in un’atmosfera d’altri tempi, evocata anche attraverso il riferimento a Guido Gozzano e al suo mondo di “buone cose di pessimo gusto”. Un’immersione in un’epoca e in un immaginario che a Coggiola avevano un luogo simbolo: l’Hotel Royal, primo hotel del paese, aperto nel 1880 nel periodo di sviluppo dell’industria tessile, dove le tre sorelle nacquero e vissero.
Tre destini diversi: Amelia e Bianca scomparse giovanissime, Germana fino al 1976
Le vicende personali delle tre artiste hanno avuto traiettorie molto diverse. Amelia e Bianca morirono poco più che ventenni, rispettivamente di peritonite e broncopolmonite, senza attraversare i cambiamenti profondi seguiti alla Prima guerra mondiale. Germana, la più giovane, sopravvisse fino al 1976, dedicandosi anche a tecniche come il carboncino e il pirografo e diventando custode delle memorie familiari, quasi rifugiata in un “piccolo mondo antico”.
Oggi, grazie a Enrico Covolo, che vive nell’ex Hotel Royal restaurato e trasformato in abitazione, queste opere tornano a farsi vedere nella loro leggerezza: con l’idea che, in particolare nel caso di Amelia, la più dotata, potessero essere l’inizio di una carriera artistica promettente.
Perché interessa il territorio
Per Coggiola e la Valsessera, la mostra non è solo una celebrazione dell’8 marzo: è un’operazione di recupero di memoria locale e di valorizzazione culturale, capace di riportare alla luce un pezzo di storia del paese legato a famiglia, industria, educazione e sensibilità artistiche femminili. Un modo elegante e concreto per legare la Festa della donna a un racconto del territorio, fatto di persone e opere che rischiavano di restare invisibili.




















