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Copertina | 02 settembre 2026, 00:00

Incendi in Valsesia: "Il successo delle operazioni è dovuto al grande lavoro di Vigili del Fuoco, Comuni, volontari AIB e Protezione Civile"

Il Comandante dei Vigili del Fuoco di Vercelli, Leonardo Giuseppe Giannace, e l'Ispettore provinciale AIB, Laura Guala, riflettono sugli ultimi eventi che hanno impegnato molte forze in campo per diversi giorni negli incendi valsesiani

Incendi in Valsesia: "Il successo delle operazioni è dovuto al grande lavoro di Vigili del Fuoco, Comuni, volontari AIB e Protezione Civile"

Comandante Giannace, per la Valsesia l'emergenza incendi è iniziata già alla fine di giugno ed è proseguita per settimane su più fronti. Quanto è stata complessa, dal punto di vista operativo e umano, la gestione di un'emergenza così lunga e frammentata sul territorio?
E’ stata un’emergenza eccezionale e non prevedibile sia per la durata (quasi due mesi) che per l’estensione (in alcuni periodi sono state coinvolte contemporaneamente dagli incendi le province di Vercelli, Biella, Verbania, Alessandria, Torino e Cuneo).
La frammentazione territoriale dei fronti di fiamma contemporaneamente attivi ha rappresentato la maggiore difficoltà operativa. Un tanto ha richiesto un prolungato sforzo sia in termini di risorse umane che strumentali. Ovviamente ciò non doveva e non ha pregiudicato il “soccorso ordinario”.

In alcuni momenti le squadre hanno dovuto affrontare contemporaneamente incendi in zone molto diverse della valle. Qual’ è stata la difficoltà principale nel distribuire uomini e mezzi senza lasciare scoperti i fronti più delicati?
Certo, quando gli incendi hanno minacciato alpeggi o rifugi (La Res di Varallo, Alpe Campo, Postua ecc.) è stato necessario elitrasportare le squadre VF con le relative attrezzature per poter fronteggiare l’avanzare dei fronti di fiamma.

Tra Res, Cravagliana, Valbella, Sabbia, Fobello-Cervatto, Rima San Giuseppe, Mollia e il versante di Postua del Monte Barone, quale incendio o quale fase dell'emergenza vi ha preoccupato maggiormente?
C'è stato un momento in cui avete temuto conseguenze più gravi per abitazioni, alpeggi, rifugi o persone? Probabilmente la situazione più critica è stata quella che si è verificata nei pressi del rifugio della Res: le fiamme in più occasioni hanno quasi raggiunto il rifugio che è stato “salvato” solo grazie alle attività poste in essere dalle squadre VF preventivamente ivi dislocate (elitrasportate).

Molti degli incendi si sono sviluppati in aree impervie, difficili o impossibili da raggiungere con i mezzi terrestri. Quanto ha inciso la conformazione della Valsesia sulle strategie di spegnimento e sui tempi necessari per arrivare alla bonifica? 
La conformazione orografica delle aree interessate dagli incendi ha sicuramente incrementato le difficoltà di spegnimento che in molti casi sono state possibili soltanto con l’impiego di mezzi aerei.

Qual è stato il ruolo dei mezzi aerei - elicotteri regionali, Canadair e altri velivoli impiegati – e quanto è stato determinante il coordinamento tra chi operava dall'alto e le squadre a terra?
Vista la conformazione delle aree interessate, l’impiego dei mezzi aerei è stato determinante in quanto ha consentito di contenere e circoscrivere gli incendi evitando che le fiamme passassero in chioma, le cui conseguenze sarebbero state oltremodo devastanti in termini di diffusività. Inoltre, l’impiego degli elicotteri, unitamente alle attività svolte a terra dalle squadre, è stato fondamentale per impedire che, nelle zone di interfaccia, le fiamme potessero propagarsi alle abitazioni ovvero ad altre infrastrutture.

Infine, in tali contesti è stata essenziale l'attività svolta dai DOS (Direttori delle Operazioni di Spegnimento) che, in contatto diretto con i piloti dei velivoli antincendio, hanno guidato le operazioni di lancio indicando obiettivi e ostacoli presenti sul terreno, assicurando al contempo la sicurezza delle squadre impegnate a terra.

E' possibile fare un bilancio complessivo delle risorse impiegate in Valsesia: quanti Vigili del Fuoco sono stati coinvolti, quanti turni o avvicendamenti si sono resi necessari e, se disponibile, quanta acqua è stata utilizzata nelle operazioni aeree e terrestri?
Va premesso che l'incendio boschivo ha rappresentato un evento eccezionale per estensione e durata, tale da richiedere un impiego altrettanto eccezionale di risorse: non solo uomini e mezzi, ma anche risorse naturali.
Sono state impiegate in modo specifico per l'AIB quotidianamente in media circa 20-25 persone. Ciò è stato possibile ricorrendo a turni di lavoro straordinario. Negli ultimi dieci giorni dell'emergenza si è reso necessario procedere al raddoppio dei turni di servizio del personale VF passando da 12 a 24 ore di lavoro.

Vigili del Fuoco, AIB, Protezione Civile, Unione Montana, Comuni e volontari hanno lavorato fianco a fianco per settimane. Quanto e' stato importante il coordinamento tra tutte queste realta' e cosa ha funzionato meglio nella macchina dei soccorsi?
Il successo delle operazioni è nato dal grande lavoro di squadra coordinato dalla SOUP (Sala Operativa Unificata Permanente) dei Vigili del Fuoco del Piemonte. Grazie a questa regia, i soccorsi hanno funzionato in modo rapido e ordinato. La forte intesa tra la Regione Piemonte e i Vigili del Fuoco ha eliminato ogni perdita di tempo, permettendo ai vigili del fuoco, ai Comuni e ai volontari AIB e Protezione Civile di lavorare insieme al massimo delle loro capacità. Questa emergenza dimostra che un'unica regia è fondamentale per proteggere il territorio in occasione di emergenze di tale intensità e diffusione.

I volontari sono arrivati anche da altre zone e, in alcuni casi, hanno rinunciato a ferie e giornate di festa per presidiare il territorio. Quanto e' fondamentale il loro contributo in emergenze di questa portata?
I volontari AIB forniscono un contributo essenziale, il cui spirito di sacrificio è encomiabile.

Caldo, siccità, fumo, turni prolungati e terreni difficili hanno messo alla prova chi era in campo. Come si gestisce la sicurezza e la tenuta psicofisica degli operatori durante settimane di interventi continuativi?
È necessario fare in modo che tali attività siano svolte senza trascurare gli aspetti di sicurezza. Conseguentemente occorre evitare colpi di calore, assicurare il reintegro salino e soprattutto fare in modo che tra due turni consecutivi ci sia un idoneo periodo di riposo per il recupero psicofisico.

Le segnalazioni dei cittadini, degli amministratori e di chi vive o lavora negli alpeggi hanno avuto un ruolo nel rilevare nuovi focolai o riprese? Quanto conta una comunicazione tempestiva con chi conosce bene il territorio?
Certo, un’informazione precoce di un pericolo consente ai soccorritori di poter intervenire prontamente evitando che l’evento abbia conseguenze ulteriori.

Una volta spento il fuoco, resta il lavoro di bonifica e controllo dei punti caldi. Quali sono le criticità maggiori nella fase successiva allo spegnimento e per quanto tempo un'area apparentemente spenta può continuare a rappresentare un rischio?
Dopo lo spegnimento occorre monitorare l'area, perché il fuoco può restare attivo nel sottosuolo senza dare segni visibili, per poi riattivarsi con il vento o con il rialzo delle temperature. Il controllo si effettua con ricognizioni alla ricerca di punti di fumo e, dove necessario, con strumenti che consentono di individuare i punti caldi non ancora evidenti (droni dotati di termocamera). I tempi non sono standard, ma dipendono dalle condizioni del sottosuolo.

Questa estate ha mostrato quanto rapidamente possano aprirsi più fronti contemporaneamente. Cosa si potrebbe fare, concretamente, per ridurre il rischio in futuro?
Piste tagliafuoco, piccoli invasi o punti d'acqua, manutenzione dei boschi, accessi per i mezzi: quali interventi ritiene prioritari per la Valsesia?
Sono sicuramente tutti elementi da tenere in debito conto. Aggiungo una considerazione: la miglior prevenzione resta il presidio del territorio, cioè la presenza di persone che lo conoscono, lo frequentano e segnalano tempestivamente.

Dopo incendi così estesi, quali effetti bisognerà monitorare sul territorio nei prossimi mesi, anche in relazione a versanti, sentieri, pascoli, erosione del suolo e possibili eventi meteorologici intensi?
La prima cosa da monitorare è la stabilità dei versanti percorsi dal fuoco. Un suolo privato della copertura vegetale trattiene molta meno acqua, e un evento meteorologico intenso su un versante bruciato può produrre ruscellamento, erosione e trasporto di materiale a valle, con effetti sproporzionati rispetto all'intensità della pioggia. È un rischio che può manifestarsi a distanza di mesi e che non riguarda più l'incendio in sé.

Vanno inoltre verificate le piante rimaste instabili, che possono cadere lungo sentieri e viabilità anche molto tempo dopo, e le condizioni dei percorsi e degli accessi utilizzati durante le operazioni. La valutazione complessiva spetta agli enti competenti in materia forestale e di difesa del suolo, con i quali il raccordo è avviato. Un'area percorsa dal fuoco va trattata con prudenza anche quando sembra tornata normale.

Dal punto di vista ambientale, che tempi possiamo aspettarci per il recupero delle aree percorse dal fuoco? E quali aspetti relativi a flora e fauna richiederanno maggiore attenzione?
Sui tempi di recupero e sugli aspetti relativi a flora e fauna la parola spetta agli specialisti del settore forestale e ambientale, e non voglio invadere un campo che non è il mio.

Guardando a queste settimane, qual’è l'immagine che le rimarrà più impressa dell'emergenza incendi in Valsesia? E quale messaggio vuole rivolgere a tutte le persone che hanno lavorato, spesso senza sosta, per difendere il territorio?
L’immagine più impressa resta quella delle piogge del 19 e 20 agosto: non tanto per l’acqua in sé, quanto per il senso di liberazione dopo un’attesa infinita. In quei momenti abbiamo capito che l'incubo stava finendo.

Colgo l'occasione per ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a questa lotta estenuante. Il mio pensiero va in particolare al personale dei Vigili del fuoco, che per quasi due mesi ha lavorato in condizioni difficili, tra fumo, caldo, in ambiente impervio e turni prolungati, senza che il soccorso ordinario alla popolazione ne risentisse mai.

Laura Guala, in AIB da diversi anni e dal 2024 eletta Ispettore Provinciale di Vercelli, ha seguito attivamente sul campo gli eventi insieme ai volontari, coordinando le squadre sul posto:

Ispettore Guala, Una volta spento il fuoco, resta il lavoro di bonifica e controllo dei punti caldi. Quali sono le criticità maggiori nella fase successiva allo spegnimento e per quanto tempo un'area apparentemente spenta può continuare a rappresentare un rischio?
La fase di bonifica e controllo dopo lo spegnimento di un incendio (particolarmente in ambito boschivo o vegetazionale) è uno dei momenti più delicati delle operazioni antincendio. Anche quando le fiamme a vista sono estinte, il pericolo di ripartenza resta elevato. Nel post-spegnimento le maggiori criticità sono la possibile presenza di:

·     Fuoco sotterraneo e radici incandescenti: la combustione continua spesso in profondità nell'humus, nella torba o negli apparati radicali degli alberi. Questi focolai sotterranei bruciano lentamente senza produrre fiamme visibili.

·         Punti caldi nascosti: ceppi, tronchi, rocce e cumuli di cenere che mantengono temperature elevatissime, accumulano calore e possono mantenere temperature elevatissime a lungo.

  • Fattori meteo: un improvviso aumento del vento o un calo dell'umidità relativa può fornire l'ossigeno necessario per rialimentare le braci sottostanti e generare ripartenze improvvise (riaccensioni).
  • Rischi del terreno: caduta di alberi indeboliti dal fuoco o franamento di rocce e terreno instabile.

L'arco di tempo in cui un'area apparentemente spenta rimane a rischio varia in base al tipo di terreno e alle condizioni meteo: in condizioni standard (erba, arbusti bassi) il controllo deve prolungarsi per almeno 24-48 ore dopo l'estinzione dell'ultimo focolaio a vista. Invece in boschi densi, torbiere o vegetazione ad alto fusto, il rischio può persistere per diversi giorni o persino settimane. La torba e i ceppi di grandi dimensioni infatti possono continuare a covare braci per un periodo prolungato finché non vengono completamente bagnati, smossi a mano.

Questa estate ha mostrato quanto rapidamente possano aprirsi più fronti contemporaneamente. Cosa si potrebbe fare, concretamente, per ridurre il rischio in futuro? Quali interventi ritiene prioritari per la Valsesia?
Premessa che la presenza di più fronti contemporaneamente è stata generata principalmente da eventi naturali quali i fulmini. La morfologia della Valsesia, caratterizzata da pendenze scoscese, valli strette e una forte ricolonizzazione forestale dei coltivi abbandonati, richiede una strategia di prevenzione mirata, dove la "gestione del combustibile" conta più delle semplici infrastrutture rigide. Per ridurre il rischio alcuni gli interventi da poter mettere in atto sono: una maggiore manutenzione dei boschi e silvicoltura preventiva (l’avanzamento incontrollato del bosco su ex pascoli ha creato una continuità di combustibile enorme. Serve diradare la vegetazione attorno ai centri abitati e lungo le direttrici di fondovalle per rompere la continuità del fuoco), maggiori punti acqua e piccoli invasi (l'approvvigionamento idrico per gli elicotteri richiede rotazioni veloci. Creare vasche antincendio stabili e piccoli invasi strategici in quota riduce drasticamente i tempi di pescaggio e garantisce anche la possibilità di poter utilizzare, magari previo elitrasporto, anche moduli antincendio motopompe, linee ecc.), mantenimento e nuove realizzazioni di piste tagliafuoco e ancora più efficaci in area alpina le fasce perimetrali di protezione (fasce pulite a ridosso delle frazioni).

Dopo incendi così estesi, quali effetti bisognerà monitorare sul territorio nei prossimi mesi, anche in relazione a versanti, sentieri, pascoli, erosione del suolo e possibili eventi meteorologici intensi?
Sicuramente questo espone il territorio a gravi rischi idrogeologici, specialmente in presenza di temporali o piogge intense. Alcuni effetti potranno essere dissesto idrogeologico, instabilità dei versanti (caduta massi, frane), degrado dei pascoli, ecc.

Guardando a queste settimane, qual è l'immagine che le rimarrà più impressa dell'emergenza incendi in Valsesia? E quale messaggio vuole rivolgere a tutte le persone che hanno lavorato, spesso senza sosta. per difendere il territorio?
La sensazione più devastante che un incendio in montagna si lasci dietro: quello sguardo di impotenza di chi guarda il fuoco salire lungo i versanti e capisce che la forza della natura, quando si scatena, supera ogni barriera umana. Impotenza davanti alla quota e alla pendenza: guardare il fumo alzarsi da creste inaccessibili a piedi, costringendo ad aspettare che un mezzo aereo riesca a bucare il fumo. Impotenza di fronte al vento che cambia: L'amarezza di vedere ore di lavoro duro, scavi di tagliafuoco e bonifiche manuali annullate in pochi secondi da un'improvvisa raffica che gira il fronte e riaccende le fiamme alle spalle. Impotenza dagli occhi dei residenti: la gente del posto che osserva i boschi d'infanzia bruciare.

L'immagine che resta scolpita non è solo quella del fuoco che avanza sui versanti o del fumo che riempie le valli, ma il contrasto tra la vulnerabilità della montagna e la forza della risposta collettiva. È l'immagine dei punti di accumulo idrico improvvisati nei piazzali, delle pale dei rotori degli elicotteri che fendono il fumo per pescare nei torrenti, dal rumore piacevole dei canadair e soprattutto dei volti segnati, del personale addetto allo spegnimento, dalla fatica e dal fumo a fine turno. Vedere la determinazione con cui squadre diverse, dai Vigili del Fuoco, ai volontari AIB, ai Sindaci, ai Carabinieri Forestali e ai singoli cittadini, si sono create barriere fisiche e umane a difesa delle frazioni isolate definisce esattamente cosa sia lo spirito di comunità in montagna.

Di immagini da condividere che ne sarebbero tante come l’immagine di un quadro ex voto nella piccola chiesetta di Valbella Superiore a Cravagliana per un incendio proprio nella frazione nel 1700 che ha riportato alla luce antichi ricordi ai pochi residenti. Oppure l’immagine di un panino con la salamella condiviso dagli abitanti di Sabbia il giorno di Ferragosto. Ma anche le immagini di domenica 5 luglio in cui il fronte si è spostato velocemente e in poche ore ha coperto chilometri dalla Frazione Nosuggio, poi Molino fino ad arrivare a Cravagliana, con i Vigili del Fuoco e Volontari AIB che operavano senza sosta per contrastare il fuoco. La viabilità interrotta a causa della vicinanza del fuoco alla strada.

Questo è il mio messaggio: c’è un momento, nel cuore di un’emergenza, in cui il confine tra il semplice "dovere" e la scelta d'amore per la propria terra si annulla del tutto. Quello che avete fatto in queste settimane di lotta contro il fuoco appartiene a questa seconda dimensione. Di fronte a un evento di eccezionale gravità, la risposta del sistema di soccorso e di tutela del territorio è stata impeccabile per tempestività, coordinamento e spirito di servizio. A tutti voi — ai Vigili del Fuoco, ai volontari AIB, agli equipaggi dei mezzi aerei, alla Protezione Civile, alle Forze dell’Ordine, agli Amministratori e ai singoli cittadini — va il grazie più solenne, vero e viscerale non solo mio ma di una comunità intera.

 

redazione

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